La decisione è stata presa dopo l’analisi su partite di scorfani neri destinati al consumo

Diverse analisi effettuate su una partita di pesce pescato a 4 miglia a sud di Fukushima, in Giappone, hanno dimostrato un livello di radioattività degli animali 14 volte oltre la norma.

Si tratta dell’ennesimo colpo per i pescatori di Fukushima dopo la decisione del governo di vietare la vendita di quel tipo di pesce pescato nei dintorni della centrale nucleare che nel marzo del 2011 fu danneggiata dal terremoto e dal maremoto che colpirono il Paese nipponico.

Il valore di radioattività registrato è di 1.400 becquerel (Bq) per chilo di pescato. Quindi molto al di sopra della soglia massima di 100 Bq/kg stabilita dalla legge giapponese per il consumo umano.

“Non è chiaro come questi pesci siano stati contaminati”, ha dichiarato alla stampa Hideyuki Ban, direttore del Citizens’ Nuclear Information Centre, un osservatorio indipendente sul nucleare.

“Dalle discussioni con i pescatori locali – ha continuato Ban –  crediamo che gli stock siano contaminati quando nuotano vicino all’impianto e poi viaggiano altrove, o la sabbia e la ghiaia che è sul fondale marino al largo dell’impianto viene spostata dal movimento dell’oceano, diffondendo la radiazione”. 

Un nuovo colpo per l’industria ittica nipponica

Si tratta di un nuovo colpo per tutta l’industria ittica nipponica e in particolare per i pescatori della zona di Fukushima già da tempo preoccupati per la decisione del governo giapponese di sversare in mare – dopo una lunga diluizione – le acque contaminate nel 2011 durante il disastro nucleare.

Il piano di rilascio di 1,37 milioni di tonnellate di acqua contaminata nell’oceano che dovrebbe cominciare dal 2023, prevede un forte coinvolgimento dell’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che dovrà compilare una valutazione provvisoria e preventiva sulla sicurezza dell’intera operazione che preoccupa l’opinione pubblica giapponese ma anche i Paesi vicini.

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