Il programma prevede una bonifica dell’acqua e il coinvolgimento dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica

Aveva causato forti polemiche la notizia della volontà del governo di Tokyo di sversare nel Pacifico l’acqua utilizzata per raffreddare l’impianto nucleare di Fukushima dopo il disastro del 2011. Ma l’esecutivo guidato da Fumio Kishida ha deciso di andare avanti con il progetto.

Ieri sono state pubblicate le caratteristiche del piano di rilascio di 1,37 milioni di tonnellate di acqua contaminata nell’oceano che dovrebbe cominciare dal 2023. Il piano della Tepco, l’azienda che gestisce l’impianto, prevede un forte coinvolgimento dell’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che dovrà compilare una valutazione provvisoria e preventiva sulla sicurezza dell’intera operazione che preoccupa l’opinione pubblica giapponese ma anche i Paesi vicini.

L’esame di Aiea si baserà su diversi fattori tra cui l’analisi dell’acqua decontaminata, l’efficienza e l’affidabilità dei laboratori di analisi, e le regole con cui viene gestito tutto il processo. Inoltre, l’azienda che gestisce l’impianto di Fukushima ha chiesto all’agenzia internazionale un prontuario di raccomandazioni per migliorare la gestione del rilascio nel Pacifico dell’acqua contaminata.

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Una delle caratteristiche del piano pubblicato ieri riguarda le compensazioni alle aziende ittiche, agricole e turistiche del territorio per i danni di reputazione dovuti allo sversamento dell’acqua in mare. Le compensazioni saranno economiche (si parla di un fondo da 30 miliardi di yen, circa 230 milioni di euro) ma il governo sta pensando anche di acquistare una parte del pescato delle coste vicine a Fukushima.

Il punto focale della strategia di Tokyo è far arrivare l’idea che l’acqua di Fukushima che sarà sversata nel Pacifico sarà sicura perché trattata con uno speciale sistema di bonifica nucleare. Per questo tra qualche settimana il Ministero dell’Industria e l’Agenzia per la Ricostruzione faranno partire una campagna informativa al riguardo.

L’Advanced Liquid Processing System, il sistema con cui si pulirà l’acqua contaminata prima della sua immissione nella costa, in realtà permette di eliminare solo 63 dei 64 radionuclidi che contaminano l’acqua attualmente stipata nei container della centrale giapponese (a sfuggire al sistema è il trizio, un isotopo dell’idrogeno).

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