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Covid-19, dopo Cina e Italia calano del 50% le emissioni a New York

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Covid-19. Le misure governative messe in atto dall’Amministrazione Trump per contrastare il contagio da Coronavirus sta portando alcune buone notizie per la qualità dell’aria degli Stati Uniti.

I livelli di inquinanti atmosferici e di gas serra, come per altre città e regioni del mondo, stanno mostrando un calo significativo per l’impatto provocato dalla pandemia da Covid-19 sul lavoro e sui viaggi.

A New York, i livelli di traffico hanno registrato un calo del 35% rispetto ad un anno fa e le emissioni di monossido di carbonio (causate principalmente dalle automobili) – spiegano i ricercatori della Columbia University – sono diminuite del 50% circa per un paio di giorni questa settimana.

Diminuisce anche del 5-10% il livello di CO2 nella grande mela. Forte calo registrato anche per il metano.

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In base a proiezioni, il gruppo di ricerca della Columbia University aspetta per le prossime settimane il livello piu’ basso di CO2 dal 2009, dopo la crisi finanziaria.

Dipenderà dalla durata della pandemia e di quanto sarà diffuso lo stop delle attività economiche, in particolare negli Usa. Se durerà altri 3 o 4 mesi sicuramente registreremo riduzioni delle emissioni globali per il 2020″ – ha spiegato Corinne Le Que’re’ dell’università britannica dell’Anglia orientale, anche se il telelavoro e il confinamento delle popolazioni fanno aumentare il consumo individuale di elettricità e riscaldamento.

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Significativi anche i dati del resto del mondo:

Le immagini satellitari della Nasa e dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, mostrano una drastica riduzione delle emissioni biossido di azoto – quelle rilasciate da veicoli, centrali elettriche e impianti industriali – nelle principali città cinesi tra gennaio e febbraio.

Secondo i dati di un’analisi effettuata per il sito Carbon Brief, si è verificato un calo del 25% del consumo di energia e delle emissioni in Cina per un periodo di due settimane.

Questo porterà con molta probabilità ad un calo complessivo di circa l’1% delle emissioni di carbonio della Cina quest’anno, ritengono gli esperti.

La nuvola visibile di gas tossico che era piazzata sopra le centrali elettriche industriali è quasi scomparsa.

I livelli di smog si sono ridotti quando le fabbriche hanno chiuso (la media dei giorni con ‘aria pulita’ e’ crescita del 21% a febbraio).

Le immagini satellitari dell’Agenzia spaziale europea mostrano un calo significativo dell’inquinamento atmosferico anche in Italia, soprattutto sopra i focolai dell’epidemia in Lombardia e Veneto.

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Ricercatori e scienziati però ci avvertono che il successivo rilancio delle attività economiche rischia di far tornare tutto come prima in termini di inquinamento, se non ci si renderà conto che è necessario mettere in campo metodi innovativi e più rispettosi dell’ambiente.

Non è la prima volta che le emissioni inquinanti sono diminuite durante le fasi di recessioni ma poi sono riprese insieme all’economia.

Questo effetto rimbalzo – spiegano i ricercatori – che a volte può fare piazza pulita di qualsiasi calo complessivo delle emissioni  è qualcosa che già si è visto in Cina.

Ad esempio nel 2009, all’indomani della crisi finanziaria globale, il governo cinese lanciò un gigantesco pacchetto di incentivi da $ 586 miliardi, la maggior parte dei quali destinati a progetti infrastrutturali su larga scala.

La conseguente esplosione dell’inquinamento negli anni seguenti – in particolare durante l‘inverno del 2012-2013, che venne battezzato ‘airapocalypse’- spinse il governo di Pechino a varare il primo piano d’azione nazionale contro l’inquinamento atmosferico nel settembre 2013.

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