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Coronavirus, ecco perchè Trump e Johnson hanno cambiato idea

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Secondo uno studio dell’Imperial College, se si fosse continuato a ignorare la minaccia, negli Stati Uniti ci sarebbero stati 2,2 milioni di morti e fino a 510 mila in Regno Unito. Questo ha convinto Trump e Johnson a cambiare immediatamente il modo di gestire il Covid-19.

Non è sfuggito a molto il repentino cambio di modo di affrontare il coronavirus da parte di Stati Uniti e Inghilterra, da “semplice” epidemia di influenza a situazione di grave emergenza da contenere a tutti i modi. Il motivo di questo cambio è lo studio effettuato dall’ Imperial College di Londra, una delle massime istituzioni di ricerca e medicina pubblica al mondo.

Lo studio si chiama “Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID- 19 mortality and healthcare demand” ed è stato portato avanti da un team di medici coordinati dal professor Neil Ferguson.

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Lo studio guidato dal professor Ferguson è stato decisivo perché ha dimostrato ai leader di Stati Uniti, Regno Unito e Francia quali sarebbero stati i catastrofici rischi di un approccio troppo morbido nei confronti della minaccia del Covid-19. Sin dall’introduzione dello studio, Ferguson è chiarissimo: “Questo è il virus respiratorio più pericoloso dall’influenza H1N1 del 1918. In assenza di un vaccino“, che non si prevede prima di 18 mesi, “queste sono secondo noi le misure di salute pubblica, le cosiddette non-pharmaceutical interventions (NPIs), per ridurre la diffusione della malattia”.

Secondo Ferguson e gli altri ricercatori se si fosse continuato a ignorare la minaccia, ossia frapponendo una risposta quasi assente anti-coronavirus, negli Stati Uniti ci sarebbero stati 2,2 milioni di morti e fino a 510 mila in Regno Unito.  Ma anche una risposta blanda avrebbe generato perdite estremamente gravi e un enorme numero di vittime, secondo Ferguson: il cosiddetto “scenario 1”, ossia un approccio che prevede misure limitate alla mitigazione del coronavirus, avrebbe causato in ogni caso almeno 260mila morti in Regno Unito e circa un milione in America.

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Ecco perché negli ultimi giorni Johnson e Trump hanno cambiato strategia. Seppur, nel caso inglese, non implementando l’isolamento di un paese intero o chiusure forzate di locali pubblici come hanno fatto l’Italia e altri Paesi.

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Perché nel report, Ferguson e l’Imperial College sono chiari anche su un altro punto: “Ci sono due strategie per combattere il coronavirus: mitigazione o soppressione. La prima punta semplicemente a rallentarne la diffusione, riducendo la pressione sul sistema pubblico e proteggendo i più deboli. La seconda, soppressione, mira invece a invertire la tendenza del contagio, a ridurre i casi e lasciare queste misure a livello indefinito”. Secondo l’Imperial College questo secondo scenario è quello da adottare adesso, perché ridurrebbe le morti al numero comunque tragico di “migliaia” o “decine di migliaia di persone”.

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Oltre alla svolta arrivata da Johnson, come scrive il New York Times anche Trump e i suoi esperti si sono lasciati convincere da Ferguson nei giorni scorsi: lo studio pubblicato oggi dall’Imperial College è infatti arrivato in anteprima alla Casa Bianca durante il weekend scorso e subito dopo è arrivata la svolta del presidente statunitense. Le Monde, invece, racconta che la ricerca di Ferguson ha avuto l’effetto di un “elettroshock” per Macron: il giorno stesso della sua presentazione all’Eliseo, il presidente francese ha annunciato difatti la chiusura di scuole, caffè e ristoranti.

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