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Coronavirus, con le misure di quarantena in Cina evitate 77mila morti per inquinamento

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Secondo uno studio il blocco delle attività economiche in Cina dovuto alle misure per contenere il coronavirus ha evitato circa 77mila morti per inquinamento.

Secondo uno scienziato della Stanford University il blocco delle attività in Cina dovuto al coronavirus ha salvato decine di migliaia di persone che sarebbero morte a causa dell’inquinamento dell’aria prodotto da fabbriche e veicoli.

Coronavirus e il calo dell’inquinamento dovuto alla quarantena

Il Professor Marshall Burke ha utilizzato dati dei sensori del governo americano per misurare i livelli di PM2.5 in quattro città cinesi. Grazie a questi dati ha calcolato gli effetti della mortalità in tutta la nazione. Due mesi di riduzione dell’inquinamento “hanno salvato la vita di 4,000 bambini sotto i 5 anni e 73,000 adulti over 70 in Cina”. Burkes ha pubblicato la ricerca su G-Feed, un blog di sette scienziati del Global Food, Environment and Economic Dynamics.

Per tenere i suoi calcoli al ribasso, Burke ha deciso di non prendere in considerazione le morti di persone tra i 5 e i 70 anni. Anche facendo delle stime sulla mortalità più conservative è emerso che il calo dell’inquinamento ha salvato dalla morte 1,400 bambini e 51,700 anziani. “Anche secondo queste misure ancora più conservative, le vite salvate per via della riduzione dell’inquinamento sono 20 volte le vite perse a causa del virus”. Burke sostiene che il suo calcolo sia una predizione sull’impatto della mortalità e non una misurazione e che i suoi numeri non includano le conseguenze negative della quarantena.

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Ma il calcolo è forse un utile promemoria delle conseguenze sulla salute spesso nascoste dello status quo, vale a dire i costi sostanziali che il nostro modo di fare ha a che fare con la nostra salute e mezzi di sostentamento. Più in generale, il fatto che un’ interruzione di questa portata possa effettivamente portare ad alcuni grandi benefici parziali suggerisce che sia necessario rivedere il nostro modo normale di fare le cose”. Gli effetti sono maggiormente visibili nelle città di Shangai e Wuhan, dove gran parte dell’inquinamento proviene da veicoli e fabbriche. Questi effetti positivi si ripeteranno in tutti i paesi in cui saranno instaurate le misure di quarantena; l’Agenza Spaziale Europea ha già rilevato un calo dell’inquinamento nel Nord Italia a pochi giorni dall’inizio della quarantena.

 

Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air, le morti per inquinamento diminuiranno in tutto il mondo per via del blocco delle attività industriali: “Questo calo dell’inquinamento in un solo mese ha potenzialmente salvato decine di migliaia di vite. Questo non vuole dire assolutamente che la pandemia sia una sorta di benedizione vista la sofferenza che sta causando. Al massimo serve a mostrare quanto sia facile ignorare le minacce croniche a lungo termine per la salute come l’inquinamento atmosferico e, quindi, è più difficile trovare una risposta adeguata”.

 

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Lauri Myllyvirta, capo analista del centro, ha spiegato che la chiusura in Cina ha portato ad un calo del 25% delle emissioni in un mese, l’equivalente di 200 tonnellate metriche di CO2, grazie alla riduzione del consumo di combustibili e la chiusura di raffinerie, traffico aereo e altre fonti di inquinamento. Tuttavia i satelliti hanno rilevato un aumento delle emissioni da quando le attività economiche sono ripartite.

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