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Coronavirus, come è cambiato il lavoro dei farmacisti: “Le fake news ci hanno massacrato”

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I farmacisti con il loro lavoro sono giornalmente esposti al rischio di contagio da coronavirus. “Non tutti i clienti rispettano le regole. Bisogna capire che ognuno di noi può contagiare qualcun’altro. E in tutto ciò le fake news ci hanno massacrato”.  La testimonianza della dottoressa Mengarelli, dipendente presso una farmacia di Roma.

Spesa, lavoro e salute sono i tre motivi che autorizzano la popolazione a uscire di casa in base alle misure adottate per limitare la diffusione del coronavirusOperatori del settore sanitario e farmacisti combattono giornalmente contro eventuali contagi nello svolgimento del proprio lavoro al banco. Abbiamo ascoltato la testimonianza della dottoressa Sveva Mengarelli, 39 anni, dipendente presso la farmacia Arrighi Luigi, Via Avicenna, Roma, in zona Marconi.

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Quali provvedimenti sono stati presi all’interno della farmacia in cui lavora?

Il mio titolare si è mosso anche in anticipo rispetto ai decreti per mettere in sicurezza utenti e dipendenti ma nonostante le precauzioni tra di noi la paura del contagio c’è. La maggior parte delle persone rispetta le regole, per chi ancora non lo fa siamo tenuti a spiegare che devono attenersi alla distanza di sicurezza non perché noi abbiamo paura di loro ma perché abbiamo paura per loro. Lavoro in una farmacia di quartiere, la maggior parte dei clienti sono persone anziane e sono tra le più indisciplinate. Solitamente siamo i primi a dare loro supporto perché molti sono soli ma ora non possiamo e non c’è chi può fare commissioni al loro posto. Abbiamo sospeso solo il servizio pomeridiano del sabato ma siamo aperti ad orario continuato dalle 08:30 alle 19:30. In seguito all’emergenza Covid19 c’è stata un’accelerazione della ricetta dematerializzata che adottiamo anche nella nostra farmacia. In questo modo si evita di andare dal medico per la ricetta e si rende il nostro servizio più veloce ma ci sono categorie che non hanno dimestichezza con la tecnologia e serve qualcuno che li aiuti anche in questo. 

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Come avete affrontato e gestito l’ingente richiesta di mascherine e gel per le mani? 

Le fake news ci hanno massacrato. Capisco la paura e l’esigenza di proteggersi ma la ressa per le mascherine, i guanti e l’alcool ha portato molte persone che ne hanno davvero bisogno, dagli immunodepressi ai malati oncologici, a non avere queste protezioni.  Si era anche diffusa la notizia che la vitamina C rendesse immuni dal coronavirus e a causa di questa informazione non corretta una mamma con una figlia immunodepressa non ha potuto acquistarla perché era finita. La vitamina C fa bene ma non immunizza dal Covid19, ribadiamolo. La diffusione di notizie non corrette è anche alla base della richiesta di mascherine. Noi dipendenti ne abbiamo tre a testa che portiamo a casa la sera per sanificare. La gente pensa che non riusciamo a trovarle ma siamo i primi a non averne a sufficienza. Io porto quella chirurgica che serve a proteggere gli altri da me ma non protegge me dagli altri. Ecco perché è fondamentale che tutti rispettino la distanza di sicurezza. E soprattutto con i guanti non si può fare tutto. Se indossati possono ricordarmi di fare attenzione ma si contaminano anche loro. Noi stessi ci laviamo le mani ogni 3 persone con i guanti indosso.

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Cosa le preoccupa di più?

Noi farmacisti andiamo a lavoro perché ritenuto socialmente utile e nonostante tutte le preoccupazioni e paure mi sento quasi privilegiata se si pensa a quelli che lo perderanno invece a causa della crisi economica scatenata da  questa emergenza. Perciò non mi lamento. Nel mio lavoro può capitare che ci si senta semplici commercianti ma ora, soprattutto dal punto di vista professionale, è anche stimolante e gratificante nel momento in cui riesci a tranquillizzare qualcuno o se dai informazioni utili su come sanificare le mascherine o su quali farmaci occorre evitare in questo momento. Sono preoccupata non tanto per me ma per chi mi è vicino. A casa con mia madre uso due bagni diversi, stanze separate e manteniamo la distanza di sicurezza. La responsabilità io la sento. Non rientro nella categoria a rischio, nemmeno lei, ma solo il fatto che il sistema sanitario sia in seria difficoltà e l’idea di non poter magari accedere alle cure per mia madre mi spaventa.

I farmacisti stanno facendo un grande lavoro di informazione e rassicurazione. Cosa vi chiedono soprattutto?

Dopo il boom del gel per le mani, c’è anche chi ha applicato dei rincari, la mascherina è diventata ormai un tormentone. Noi abbiamo sul bancone l’igienizzatore (se lasciato all’entrata potrebbero rubarlo) ma nonostante questo ancora in molti non lo usano prima di entrare. Quello che possiamo fare noi è informare correttamente o gestire l’ansia, raccomandiamo i nostri clienti di non uscire tutti i giorni, mantenere la distanza di un metro e tutto ciò a cui non pensano. Io non condanno nessuno ma il virus ci impone di cambiare abitudini in fretta e ci sono cose semplici che si possono fare. Nonostante la preoccupazione sorridiamo a tutti anche dietro la nostra mascherina perché l’accesso al farmaco è importante sempre e in questo momento lo è ancora di più.

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Quali consigli possiamo dare per affrontare in maniera più responsabile questa emergenza?

Maggior serietà, attenzione ai gesti quotidiani e al falso senso di sicurezza che danno guanti e mascherina.  Ricordiamoci che guanti e mascherine non sono utilizzabili all’infinito. I guanti non rendono immuni, non possiamo toccarci occhi e bocca. Le mascherine chirurgiche possono essere sanizzate con il vapore del ferro, oppure si può usare una soluzione con tre parti di alcool e una parte di acqua (acqua del rubinetto da bollire), pulizia valida anche per cellulare e chiavi di casa. Per pulire le superfici a casa va bene la varichina. Informatevi inoltre solo da fonti certificate, l’OMS o sul sito web del Ministero della Salute. Ci sono classi di farmaci che al momento possono peggiorare alcuni sintomi legati a questa infezione, chiedere sempre prima al medico o al farmacista. Altro consiglio è quello di ottimizzare gli spostamenti e riscoprire il buon vicinato. E soprattutto dobbiamo incominciare a pensare che anche noi possiamo contagiare qualcun altro e che non siamo solo noi a rischio contagio. 

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