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Batistoni (Enea) a TeleAmbiente: “Il nucleare da fusione produrrà energia pulita e totalmente sicura”

L’esperta di fusione nucleare dell’Enea ha raccontato gli esperimenti in corso con il progetto ITER sull’energia nucleare: “Con la fusione non si potrà riproporre l’effetto Chernobyl. Sarà la tecnologia definitiva per la produzione di energia elettrica”.

Martedì scorso il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, intervenendo in una trasmissione radiofonica, aveva detto che “è difficile pensare che il nucleare sia una soluzione (ai cambiamenti climatici, ndr) con le tecnologie attuali”. Ma che “bisogna continuare a studiare e a sviluppare il nucleare” perché probabilmente sarà la risposta in futuro.

Il nostro Paese, in realtà, non ha mai smesso di studiare la tecnologia nucleare, pur avendo ormai da anni abbandonato la produzione in house di energia elettrica da nucleare.

Uno dei progetti su cui il nostro Paese si sta maggiormente concentrando è il Progetto ITER. “Si tratta primo reattore a fusione, ancora sperimentale, in cui si avrà una produzione netta di potenza di fusione pari a 500 Megawatt”, spiega a Teleambiente la dottoressa Paola Batistoni, responsabile della sezione “Sviluppo della fusione” all’Enea, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.   

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Il reattore ITER (che sta per International Thermonuclear Experimental Reactor), è ancora in fase di costruzione, seppure sia quasi terminato, presso il sito di Cadarache, nel sud della Francia.

“Questo reattore – continua la dottoressa Batistoni – è realizzato nell’ambito di una vasta collaborazione internazionale che vede impegnati tutti i maggiori Paesi al mondo. L’Europa, in primo luogo, che ne sostiene circa la metà dei costi”. E poi ancora Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti d’America, India, Corea del Sud. 

Perché tanto interesse per questo tipo di tecnologia nucleare – la fusione – che è diversa dalla fissione, comunemente usata nelle centrali nucleari?

“Intanto – risponde la dottoressa Batistoni – il combustibile per la fusione sono l’idrogeno e il litio, entrambi molto comuni”. Dunque il loro utilizzo non dovrebbe dare origine a tensioni di tipo politico perché entrambi facilmente reperibili ovunque nel mondo. 

“Ma quello che è più importante – spiega l’esperta di fusione nucleare dell’Enea – è che la reazione di fusione non produce gas serra e non produce scorie radioattive”.

Dunque, “nella reazione di fusione si producono neutroni che, interagendo con i materiali del reattore, possono renderli radioattivi”. 

“Noi stiamo studiando opportuni materiali la cui radioattività indotta dall’interazione con i neutroni della fusione, possa decadere nell’arco di un secolo, un secolo e mezzo. Quindi questi materiali non dovrebbero avere bisogno di depositi permanenti”.   

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Al di là degli aspetti più tecnicamente legati alla questione delle scorie, ciò che ha sempre spaventato gli italiani tanto da spingerli per due volte (nei referendum del 1987 e del 2011) a dire no all’utilizzo della tecnologia nucleare per la produzione di elettricità, è sempre stata la questione della sicurezza. 

La dottoressa Batistoni, però, su questo è chiara: “La fusione è una tecnologia sicura. In ogni momento all’interno del reattore si troveranno solo pochi grammi di combustibile. Questo combustibile deve essere immesso continuamente dentro la camera e questo flusso può essere interrotto in ogni momento. Interrompendo il flusso, naturalmente si interrompe la reazione di fusione”. 

Tecnicismi a parte, Batistoni spiega che “in maniera assoluta non è possibile avere incidenti tipo Chernobyl in un reattore a fusione perché non ci sono i prodotti radioattivi della fissione”.  

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Batistoni (Enea) a TeleAmbiente: “La fusione nucleare, tecnologia definitiva per produrre energia pulita e sicura”

“La fusione – continua la dottoressa Paola Batistoni a TeleAmbientesi propone come una delle migliori tecnologie possibili, insomma, la tecnologia definitiva, per la produzione di energia elettrica”. 

Il nucleare da fusione, però, secondo l’esperta dell’Enea, non sostituirà tutte le altre tecnologie. In particolare essa integrerà le energie rinnovabili. “L’energia da fusione – spiega – ha la caratteristica di essere continua e quindi potrà fornire quel carico di base che serve per gestire le reti elettriche, integrando e sostenendo le altre energie che sono per loro natura intermittenti”. 

Il mondo ha bisogno di risposte veloci per risolvere la crisi climatica. Ma per poter utilizzare questo tipo di tecnologia per produrre energia elettrica ci vorrà ancora del tempo.

ITER, infatti, non produce energia elettrica. La produrranno invece i reattori DEMO, una serie di reattori che andranno ad utilizzare le tecnologie sviluppate e sperimentate con ITER. Ma cosa serve per arrivare a DEMO?

“Intanto – spiega Batistoni –occorre concludere con successo la costruzione di ITER, poi bisogna renderlo operativo, e ancora bisogna condurre un programma parallelo per tutte quelle tecnologie che sono complementari e non sono studiate in ITER”. 

Si arriverebbe così al 2040-2050 per la costruzione dei primi reattori da fusione. Poi bisognerà costruire una filiera di centrali che possano generare abbastanza energia per coprire il fabbisogno. 

“I tempi possono sembrare lunghi – ammette Batistoni – però i vantaggi e le caratteristiche dell’energia da fusione sono così importanti e così positivi da rendere assolutamente necessario che si continui ad andare avanti su questa strada in maniera più spedita possibile per arrivare presto al target di energia elettrica da fusione”.

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