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Ecobubble, la startup italiana che ha progettato l’orto della FAO per produrre cibo con poca acqua e poco spazio

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I fondatori Nicola Nescatelli e Federico di Vincenzo a TeleAmbiente: “Vorremmo portare la nostra tecnologia ovunque nel mondo ci siano problemi di produzione di cibo”.

Integrare natura e tecnologia per trovare soluzioni di contrasto ai cambiamenti climatici e per adattare processi naturali ad habitat inospitali. È ciò che fa Ecobubble, la startup italiana fondata da Nicola Nescatelli e Federico Di Vincenzo che è stata scelta per co-progettare, insieme all’Università La Sapienza di Roma, il bio-orto installato la scorsa settimana sul tetto della Fao e che, come un vero e proprio laboratorio, servirà a studiare i migliori metodi per produrre cibo in ambienti tendenzialmente inospitali.

 

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“Il nostro contributo al progetto della Fao – spiega a TeleAmbiente Federico De Vincenzo – è stato quello di sperimentare un sistema di controllo della somministrazione dell’acqua di irrigazione, legato a un sistema di domotica per esterni. Quindi in pratica noi cerchiamo di anticipare le richieste di acqua da parte delle colture”. 

In questo modo si potranno mantenere le piante ad uno stato di rigogliosità ottimale anche in ambienti estremi e risparmiando, così, tantissima acqua.

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Il giardino posizionato sul tetto della Fao di Roma ha una composizione modulare. Ogni modulo, di forma triangolare, può essere spostato e posizionato in diversi luoghi. Questo per permettere la sua istallazione ovunque esso serva.

“La capacità di interpretare i messaggi delle piante per poi creare delle azioni in automatico che possano gestire le piante stesse – spiega a TeleAmbiente Nicola Nescatelliaiuta a migliorare l’efficienza del mantenimento degli orti e dal punto di vista del monitoraggio ambientale rende gli orti stessi dei punti di raccolta dati che sono importanti per migliorare i modelli di mantenimento delle piante”. 

Il progetto dell’orto del tetto della Fao è solo uno dei progetti a cui la Ecobubble sta lavorando. “Il nostro obiettivo – spiega ancora Nescatelli – è quello di utilizzare le nostre conoscenze in ambito della Green Technology per cercare delle soluzioni che possono essere adattate a differenti tipologie di problematiche che vanno dalla gestione del verde urbano all’integrazione con le Smart City oppure alla produzione di cibo o di energia da fotovoltaico”.

Il prossimo obiettivo della startup, ora, è portare i propri progetti fuori dall’Italia. “Noi siamo partiti dal nostro Paese – ci dice Di Vincenzo – ma abbiamo già attivato dei contatti a livello europeo per portare altrove la nostra tecnologia. Ci piacerebbe portarla in tutto il mondo, soprattutto in Paesi che hanno problemi di spazio per le colture, problemi legati al risparmio d’acqua. Insomma, il nostro obiettivo è usare le nostre tecnologie per aiutare più persone possibili ovunque ce ne sia bisogno”. 

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