Territorio

Sostenibilità, quali sono le soluzioni che mancano?

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Sostenibilità. Ieri dalle piazze di quasi tutte le città del mondo, giovani e giovanissimi hanno lanciato il loro appello: “Agire subito” contro i cambiamenti climatici. Ma la politica risponde?

Quali sono i traguardi da raggiungere e quali sono le soluzioni che mancano?

  • Termosifoni

Le nuove case devono avere consumi “quasi zero”: talmente bassi da essere coperti con un pannello solare. La Lombardia lo impone già. Il resto d’Italia seguirà entro due anni. «Occorre isolare pareti, tetto e finestre», spiega Gianluca Ruggieri dell’università dell’Insubria.

«Per la ventilazione si usa il recupero del calore. Prima di essere buttata fuori, l’aria calda interna

viene messa a contatto con quella esterna. Lo stesso vale per il condizionamento in estate». Quel po’ di riscaldamento necessario sfrutta le pompe di calore anziché le caldaie. Le valvole per misurare il riscaldamento di ogni casa, obbligatorie da fine 2016, già hanno permesso di risparmiare il 5-10% di energia.

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  • Pannelli condominiali

Da metà 2021 una direttiva europea apre le porte alle “comunità energetiche”. Condomini o gruppi di case potranno unirsi, costruire un impianto fotovoltaico e dividersi l’elettricità. Oggi un eventuale pannello di condominio può essere sfruttato solo per alimentare gli spazi comuni: ascensore o luci delle scale. Un primo esempio di comunità solare è in via di realizzazione al Pilastro di Bologna, con la partecipazione di 7mila cittadini, Enea e università della città. «In Italia tutti i tetti degli edifici possono portarci al 30% di elettricità dal sole», spiega Ruggieri. Il triplo rispetto a oggi.

 

  • Rinnovabili

Quasi metà degli investimenti degli ultimi 10 anni (82 miliardi in tutto) è concentrata fra 2010 e 2011, gli anni degli incentivi. Poi, più nulla o quasi, a parte le detrazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia. «Le norme sulle comunità energetiche permetteranno ai privati di costruire centrali che vendano elettricità alle fabbriche», spiega Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club. «Il crollo del prezzo delle tecnologie che servono per produrre queste energie rende l’installazione conveniente anche per i singoli».

 

  • Combustibili fossili

Sembra incredibile, ma vengono incentivati. La fine di questi aiuti è una delle richieste più veementi degli ambientalisti. Il ministero dell’Ambiente ha pubblicato il catalogo degli aiuti: quelli “favorevoli” (per comportamenti virtuosi), ammontavano nel 2017 a 15,2 miliardi. Quelli dannosi per l’ambiente a 19,3 miliardi. Lo Stato spende più per aiutare compagnie aeree, di navigazione, autotrasportatori e mezzi agricoli di quanto non faccia per l’economia verde.

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  • Auto elettrica

Ci sono incentivi statali, degli enti locali, più quelli per la rottamazione. Chi compra un’auto elettrica ha sconti fino a 8mila euro, con esenzione dal bollo per i primi 5 anni e riduzioni per i successivi. «Bisogna fare bene i conti. Ma ci sono casi in cui l’elettrica conviene molto. Io stimo di aver risparmiato più di 20mila euro in 5 anni senza acquistare carburante» spiega Mario Grosso, professore al Politecnico di Milano.

Trovare una colonnina può non essere facile. Enel ne ha installate 7.500 in Italia e deve arrivare a 28mila nel 2022. «In Europa sono già più attrezzati. Tesla offre ai clienti le proprie postazioni di ricarica, indica quando e dove fare rifornimento». Una ricarica rapida completa può costare 30 euro, ma si può fare il “pieno” gratis, con i propri pannelli fotovoltaici o nei centri commerciali che non fanno pagare l’energia.

 

  • Car sharing

Gli italiani registrati sono 1,8 milioni, l’80% a Roma e Milano. Spesso i promotori sono gli enti locali e alle auto affiancano bici pubbliche. Si calcola che un’auto condivisa inquini come 8 di proprietà, ma i veicoli in comune in Italia hanno un numero di incidenti fino a 7 volte più alto. Questo aiuta a spiegare perché a Milano ci siano 57 auto per 100 abitanti e a Berlino 35.

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  • Autobus elettrici

Milano, la città più virtuosa d’Italia, ha 25 bus elettrici. Promette di arrivare a 200 alla fine del 2020 e di abbandonare i motori a combustione nel 2030, risparmiando 15mila tonnellate di CO2 all’anno. Gli Usa arrivano e 300. La Cina, una potenza, ne ha 421mila. Il problema del trasporto pubblico è il costo. I nuovi mezzi vanno ricaricati in fretta, senza rimanere troppo nelle rimesse. La Atm di Milano, che investirà 1,5 miliardi, calcola che il risparmio del carburante renderà il passaggio all’elettrico redditizio già dal 2022.

 

  • Tasse per chi inquina

Chi sporca paga. È un principio che ha spinto la politica a varare provvedimenti come le carbon tax o il mercato dei crediti delle emissioni. In Gran Bretagna o Norvegia i provvedimenti hanno ridotto i gas serra. «In Europa no. L’obiettivo è disincentivare chi inquina e spingerlo verso soluzioni più e verdi» spiega Valeria Termini, economista a Roma Tre. «Ma il prezzo è troppo basso per risultare incisivo». In Francia o Australia la carbon tax ha contribuito alla rivolta dei gilet gialli o alla caduta del governo di Canberra (con conseguente cancellazione dell’imposta). «Una tassa del genere va calibrata molto bene, affinché riesca a favorire le energie rinnovabili senza colpire i più poveri » spiega Stefano Caserini, docente di mitigazione ambientale al Politecnico di Milano.

 

  • Cibo

Mangiare poca carne, comprare a chilometro zero, ridurre il packaging. Sono le soluzioni verdi che ciascuno  di noi può adottare (dalla produzione di cibo deriva il 10-15% delle emissioni). La politica ha provato a ridurre gli sprechi alimentari, con una legge del 2016.

«A Bologna abbiamo istituito un mercato last minute per i cibi vicini alla scadenza. I volontari ci aiutano per la distribuzione», spiega Alessandra Bonoli, che insegna Ingegneria ambientale all’università della città. Nonostante questo, lo spreco resta a 5,6 milioni di tonnellate all’anno: 12 miliardi di euro.

 

  • Informatica

I 5 milioni di persone che hanno ascoltato Despacito su Youtube hanno consumato l’elettricità di 100mila taxi in un anno, ha calcolato il progetto europeo Eureca. La canzone è infatti conservata in un server, un’enorme “fabbrica” che non fa fumo, ma divora energia.

Tutta l’informatica del mondo succhia il 2% dell’elettricità mondiale, che arriverà all’8% nel 2030.

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