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Pfas nei contenitori usa e getta dei fast food, il nuovo studio europeo

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Pfas nei contenitori usa e getta di tipo alimentare utilizzati soprattutto nei fast food. Un nuovo studio, presentato dalla Ong ceca Arnika in collaborazione con la Health and Environment Alliance (Heal), Chem e altre 6 organizzazioni senza scopo di lucro in Europa

In un nuovo studio si evidenzia che su 42 campioni inviati per l’analisi, ben 32 ( inclusi gli imballaggi delle principali catene mondiali di fast-food come McDonalds, KFC, Subway o Dunkin Donuts) sono stati trattati intenzionalmente con sostanze perfluoro alchiliche, ritenute interferenti endocrini pericolosi per lo sviluppo e, secondo diversi studi, dannose anche a livello cardiocircolatorio e collegate ad alcune forme di tumore. La notizia è stata riportata dal Salvagente

“Si sospetta che 38 dei 99 campioni (38%) raccolti da asporto, supermercati ed e-shop in 6 paesi europei (Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito) siano stati trattati con prodotti chimici Pfas in per ottenere l’oleorepellenza – scrivono i ricercatori – 32 dei 42 campioni selezionati per l’analisi chimica (76%) mostrano un trattamento intenzionale con Pfas”.

Tracce di Pfas sono state rilevate anche in tutti i campioni selezionati per le analisi di laboratorio, anche non trattati intenzionalmente.

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Il 99% del fluoro organico presente in campioni selezionati, non viene catturato dall’analisi specifica del composto del laboratorio di 55 Pfas.

Questo significa che è impossibile identificare con certezza gli attuali composti perfluro alchilici.

Secondo i ricercatori, uno degli aspetti più problematici è che “per definizione e design, gli imballaggi monouso vengono gettati via immediatamente dopo essere stati utilizzati. Poiché vengono utilizzati in volumi molto elevati, crea una grande quantità di rifiuti contenenti sostanze chimiche Pfas tossicheQueste sostanze chimiche ‘per sempre’ inquinano soprattutto l’acqua potabile, rimanendo e accumulandosi nell’ambiente e nella catena alimentare”. 

Altri studi hanno invece dimostrato che i Pfas possono migrare dall’imballaggio all’alimento, aggiungendosi all’esposizione complessiva ai Pfas della popolazione generale

“È giunto il momento che l’Unione Europea agisca e bandisca immediatamente e definitivamente l’intera classe di PFAS negli imballaggi alimentari, per proteggere i consumatori in primo luogo – afferma Jitka Strakova, l’autore principale dello studio e Arnika / Consulente scientifico dell’International Pollutants Elimination Network (Ipen) – chiaramente, non è essenziale utilizzare sostanze chimiche altamente tossiche e persistenti, che presentano un rischio così grave per la salute e l’ambiente, negli imballaggi alimentari usa e getta, soprattutto quando ci sono alternative più sicure”.

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Bisognerebbe seguire l’esempio dei Paesi come la Danimarca che ha vietato dal luglio 2020 l’utilizzo di sostanze chimiche permanenti negli imballaggi alimentari di carta e cartone.

Le analisi condotte dallo studio infatti hanno dimostrato che nessuno dei sacchetti di patatine fritte McDonald’s campionati acquistati in Danimarca mostrava il trattamento Pfas.

“Ciò dimostra – si legge nello studio – che la legislazione può proteggere e protegge le persone dall’esposizione a sostanze chimiche nocive. Sottolinea inoltre che la mancanza di normative armonizzate a livello dell’Ue per i materiali a contatto con gli alimenti si traduce in diversi livelli di protezione nei paesi”.

“La grande restrizione europea dei Pfas in fase di sviluppoafferma Natacha Cingotti, Health and Chemicals Dirigere presso la Health and Environment Alliance – è un’opportunità unica per affrontare tali usi e lavorare verso l’eliminazione graduale della produzione e degli usi dei Pfas, ovunque siano inutili e possibili”.

Come dimostra la Danimarca, nel mercato degli imballaggi esistono delle alternative durevoli e riutilizzabili come le stoviglie in fibra modellata (ampiamente disponibili per consumatori, ristoranti e rivenditori).

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