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Mahsa Amini, un anno fa la morte: arrestato il padre della 23enne

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Amjad Amini aveva sfidato il regime, dichiarando di voler partecipare ad una commemorazione sulla tomba della figlia nonostante le minacce delle autorità.

Un anno fa la morte di Mahsa Amini. Era il 16 settembre 2022 quando la 23enne iraniana morì mentre era in stato d’arresto per non aver indossato correttamente il velo, e mentre nel Paese esplodono nuovamente le proteste e vengono spontaneamente organizzate commemorazioni, le ong denunciano che le Guardie della Rivoluzione hanno arrestato il padre della ragazza.

Mahsa Amini, il padre arrestato dopo le minacce

Amjad Amini è stato bloccato all’uscita di casa, a Saqqez, nel Kurdistan iraniano e portato in una località sconosciuta. L’ong Hengaw ha spiegato che nelle scorse settimane il regime aveva intimato all’uomo di non organizzare né partecipare a commemorazioni nel giorno dell’anniversario della morte della figlia.

La città di Saqqez militarizzata

La stessa ong parla di almeno quattro convocazioni da parte delle autorità e di altri due arresti precedenti nella famiglia di Mahsa Amini: si tratterebbe di due zii della ragazza, entrambi poco più che trentenni. Nella città di Saqqez, dove viveva la 23enne, da giorni sono presenti postazioni di esercito e altre forze di sicurezza. Un ingente spiegamento di forze, concentrato soprattutto nelle strade che portano al cimitero dove è sepolta Mahsa.

La sfida della famiglia al regime

Nonostante il monito delle autorità, la famiglia di Mahsa Amini aveva annunciato di voler partecipare ad una commemorazione. “Come ogni famiglia in lutto, ci riuniremo sulla tomba della nostra amata figlia, nell’anniversario della sua morte, e condurremo cerimonie commemorative tradizionali e religiose“, aveva spiegato la famiglia della 23enne.

Nuove proteste in Iran

Nonostante la repressione preventiva del regime iraniano, in molte città del Kurdistan iraniano sono in corso scioperi e manifestazioni nell’anniversario della morte di Mahsa Amini. Un episodio che fece esplodere proteste e ribellioni in tutto l’Iran, con violenti scontri con le forze del regime, 551 manifestanti morti (di cui almeno 68 minorenni), 20mila arresti e sette persone condannate a morte.