Alberto Giuliani ha fotografato i medici e gli infermieri del Presidio ospedaliero San Salvatore di Pesaro, uno degli ospedali in cui si affronta l’emergenza del coronavirus.

Ad inizio marzo, con i casi di coronavirus che si moltiplicavano nel paese, il Governo italiano ha introdotto le restrizioni sull’attività quotidiana per cercare di contenere la diffusione del virus. Tuttavia le persone almeno all’inizio non hanno preso seriamente le misure.

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La scorsa settimana Alberto Giuliani, un fotografo di Pesaro, ha visitato il Presidio ospedaliero San Salvatore a Pesaro per catturare le immagini di dottori e infermieri che affrontano quotidianamente l’emergenza sanitaria. Due piani dell’ospedale sono stati trasformati in reparti di terapia intensiva. Al secondo piano ci sono i pazienti in coma. Giuliani ha deciso di focalizzarsi su questo piano, nella speranza che i ventilatori per far respirare i pazienti possano “pulire” l’aria per la telecamera.

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Fanno quello che possono fare ma sanno che non aiuta. Ma continuano a farlo perché è l’unica cosa da fare. E’ un fardello molto pesante da portare”. Durante i loro turni, che possono arrivare fino a 12 ore, dottori e infermieri sono completamente coperti dalle protezioni, che non possono rimuovere neanche per un bicchiere d’acqua o per andare in bagno. Quando finiscono il turno e finalmente si levano la maschera, si vedono i segni, fisici ed emotivi, dei loro sforzi. Una delle dottoresse fotografate, la dottoressa Annalisa Silvestri, ha raccontato di non essersi presa un giorno di riposo da settimane. Piange ogni notte quando torna a casa e fatica a dormire. Un paio di giorni prima dell’intervista è stata costretta ad intubare il padre di un amico.

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Siamo esausti fisicamente ed emotivamente ma dobbiamo andare avanti. Le persone ci chiamano ‘eroi’ ma non ci sentiamo eroi, siamo dottori che cercano di fare il proprio meglio per i pazienti. Siamo qui per salvare più persone possibili ma più il tempo passa e più capiamo che non possiamo farlo a causa del numero dei casi e dell’assenza di materiale. Questo ci fa sentire deboli”. 

Foto copertina Alberto Giuliani

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