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L’appello di Papa Francesco: “Signore,  ci vogliamo fidare di Te”

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“Questa sera vorrei affidarvi tutti al Signore, per intercessione della Madonna. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo, scenda su di voi come un abbraccio consolante la benedizione di Dio.” (Papa Francesco)

Ieri sera, alle ore 18.00 (ora italiana), eravamo tutti in quel corpo eucaristico a Piazza San Pietro. E in quel tutti, Papa Francesco ha inglobato l’intera umanità, senza distinzione di razze, religioni, genere. Davanti agli occhi di Dio siamo tutti uguali, siamo tutti figli, bisognosi del Padre. Credenti e non credenti. Tutto il mondo, circa 7 miliardi di abitanti, consacrato per la prima volta nella storia dell’umanità a Dio, per mezzo dell’indulgenza plenaria.

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Ieri, abbiamo riscoperto l’universalità della preghiera, la coralità spirituale, che abbraccia i cuori di ogni persona disposta ad accogliere l’amore.  In un tempo in cui tutte le realtà, su cui avevamo costruito le nostre certezze, rapidamente si sgretolano,  lasciando l’uomo in balia del dubbio e della disperazione, il Papa viene a ricordarci l’essenzialità del nostro essere: siamo umani, limitati, ma figli di un Dio onnipotente che vince anche la morte.

Ci siamo trovati impauriti e smarriti, come i discepoli del Vangelo, siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca. Tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari. Tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di consolarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. Tutti. Così anche noi ci siamo resi conto che non possiamo andare avanti ognuno per conto suo, ma solo insieme.

Il Papa sceglie di leggere il noto episodio del Vangelo di Marco, in cui Gesù è svegliato dai discepoli, preoccupati della tempesta, e con serenità serafica, calma le acque. Un richiamo alla collaborazione, all’unione dei popoli, a riscoprire la nostra umanità, fatta di carne, di fratellanza, che stiamo dimenticando e sostituendo con l’idolatria del potere.

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Con la tempesta è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri ego, sempre preoccupati della nostra immagine ed è rimasta scoperta quella benedetta appartenenza comune a cui non possiamo sottrarci. L’appartenenza come fratelli. Siamo andati avanti a tutta velocità, avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta, non ci siamo fermati di fronte alle guerre e alle ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta, gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani, in un mondo malato.

Non è una semplice preghiera contro la pandemia, quella del Papa, ma un profondo invito a quel “tutti” con cui ha iniziato l’omelia a ridestarsi dal torpore in cui vive. Un invito ad una profonda conversione sul proprio agire. Cosa abbiamo fatto in questi anni? Su cosa abbiamo concentrato le nostre attenzioni, le nostre forze, l’intera nostra vita? Come abbiamo ridotto il mondo? A cosa abbiamo ridotti noi stessi, vittime dell’immagine? E in questi interrogatori, ricorrono soventi le domande che Gesù poneva ai suoi discepoli, durante la tempesta, più volte ripetute ieri dal Papa: Perché avete paura? Non avete ancora fede?

E’ su queste parole che dovremmo soffermarci tutti, cercando di capire l’atteggiamento di Gesù, che dorme sereno, fiducioso del Padre. Anche di fronte alla tempesta, anche di fronte alla pandemia. E’ l’atteggiamento di chi conosce l’amore del Padre e non c’è morte che può turbarlo.

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Ora mentre stiamo nel mare agitato ti imploriamo, svegliati Signore! Perché avete paura? Non avete ancora fede? Signore, ci rivolgi un appello alla fede, che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a te e fidarsi di Te.

E se l’uomo fatica ad affidarsi a Dio, perché non lo conosce, perché è carente nella fiducia, perché – appunto – è umano e limitato nella sua razionalità che non potrà mai contenere l’universalità di Dio, è ancora il Papa a pensarci ieri sera, offrendoci tutti nella benedizione eucaristica, data al mondo intero.

I simboli del  Crocifisso dei Miracoli, appositamente portato in Piazza San Pietro dalla Chiesa di San Marcello al Corso, invocato oggi come nel 1500 per sconfiggere la peste,  l’icona originale della Salus Populi Romani, la nota venerata effigie mariana della Basilica di Santa Maria Maggiore, la piazza intera di San Pietro, vuota, ma piena della grazia di Dio, le sirene che si accavallano alle campane, il volto preoccupato del Papa… tutto ieri si è fermato in quella benedizione finale, in quell’Eucarestia, dove anche oggi e ogni giorno ci vogliamo fermare. In silenzio, cercando di capire con il cuore, facendo entrare la pace e la fiducia. Come figli che si lasciano abbracciare dal Padre.

Di Sabrina Lembo

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