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Deposito rifiuti nucleari, come si procederà dopo la pubblicazione del CNAPI? Facciamo chiarezza

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E’ stata resa pubblica dopo anni di attesa la mappa dei 67 siti idonei al deposito dei rifiuti radioattivi italiani. Il deposito scelto alla fine sarà ma il ministro Costa ci ha tenuto a fare chiarezza: “Non è iniziata nessuna costruzione e si darà vita alla più grande consultazione pubblica degli ultimi anni, un processo che durerà almeno 44 mesi”.

Pochi giorni fa è stata pubblicata la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) con l’elenco dei potenziali 67 luoghi tra i quali verrà scelto dove sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività. Il deposito sarà uno solo andando mano mano a chiudere i siti provvisori sparsi per il nostro territorio.

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La pubblicazione ha suscitato una forte discussione. Con il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Sogin ha pubblicato sul sito la mappa con i siti scelti. Ma la pubblicazione ha suscitato una forte discussione e a riguardo, con un post sulla pagina Facebook, è intervenuto il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Il tema del deposito nazionale di rifiuti radioattivi ha suscitato una forte discussione. Come è giusto che sia, visto che è una questione importantissima e tocca ciascuno di noi. Chiariamo subito che non è iniziata nessuna costruzione, proprio perché prima verranno ascoltati i territori: il 5 gennaio infatti è stato tolto il segreto alla Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi ed è iniziata la più grande consultazione pubblica degli ultimi anni: un processo che durerà almeno 44 mesi, circa tre anni e mezzo e che con estrema trasparenza coinvolgerà amministratori, università, associazioni di categoria e tutti i cittadini“.
L’abbiamo pubblicata scegliendo di mettere la faccia su una scelta impopolare per un unico motivo: andava fatto. Da troppi anni i rifiuti radioattivi sono stoccati in luoghi provvisori e pertanto poco sicuri. È un’opera necessaria e bisogna realizzarla con la massima partecipazione e trasparenza. Nel resto d’Europa esistono altri dieci depositi simili, in esercizio. Anche l’Italia deve averne uno per stoccare i propri rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Cosa sono? Si tratta soprattutto di rifiuti provenienti da attività mediche (terapie antitumorali, radioterapie, ricerca scientifica e medica) o da quelle industriali (come, per esempio, quelle legate alla verifica dello spessore della struttura dei manufatti, come gli aerei)“.
Pubblicare questa carta tecnica è stato un gesto di responsabilità nei confronti del Paese. Chi ci ha preceduto se n’è guardato bene perché elettoralmente non paga. Ma governare significa anche questo: assumersi la responsabilità delle scelte. La Carta è frutto di anni di lavoro da parte di enti di ricerca, Ispra, Isin, l’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare, e la Sogin, che hanno utilizzato mappe sismiche e geologiche, mappe idriche, criteri di esclusione e di approfondimento e hanno individuato la lista di 67 possibili aree. Tra i criteri di esclusione vi erano siti Unesco e zone particolarmente protette come i Parchi Nazionali: nessun sito si trova in queste aree. Si tratta di criteri tecnici: nessuna scelta politica. Io stesso, come ministro, ho conosciuto la mappa insieme a tutti voi, nel momento in cui è stata pubblicata e quindi non era più segreta. Ora è il momento del dibattito: invito tutti voi, amministratori, comitati, associazioni di categoria, ad andare sul sito depositonazionale.it e a partecipare. Presentate le osservazioni, rilievi e tutto quanto possa contribuire”.
Il ministro Costa ha deciso di sfatare alcune “fake news”
“1) Ho letto che il governo vorrebbe costruire 67 depositi in giro per l’Italia: FALSO. Il deposito è nazionale e unico.
2) “Conterrà le scorie delle centrali nucleari estere o addirittura armi nucleari”: FALSO. Siamo noi italiani che abbiamo mandato le nostre scorie delle ex centrali all’estero per riprocessarle.
3) “Gli enti locali non sono stati consultati”: FALSO. L’ho già detto e voglio ribadirlo: la consultazione è appena iniziata.
4) Decisione presa “nel cuore della notte”: FALSO. Nessuna decisione, come ho spiegato. Abbiamo solo pubblicato la carta il primo giorno utile dopo il nulla osta che la “liberava”. Appena il giorno è iniziato, cioè a mezzanotte, l’abbiamo resa accessibile.
5) Leggo che alcuni sindaci di città non presenti nella lista si stanno candidando: se non si è nella lista, il proprio territorio non possiede le caratteristiche tecniche per ospitare il deposito.
Capisco le proteste e le preoccupazioni, ma non accetto la diffusione delle fake news, soprattutto da chi riveste ruoli istituzionali. Bisogna lavorare sempre in trasparenza, per il bene e l’interesse dei cittadini: questa è la politica, anche se alle volte ciò comporta metterci la faccia nell’affrontare le questioni più impopolari e complesse”.
Occorre evitare scontri territoriali e tra livelli istituzionali“. È quanto afferma in una nota l’Uncem, Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani, in merito al dibattito sulla mappa dei siti potenzialmente idonei per ospitare il deposito delle scorie nucleari.
Dialogo prima di tutto, tra Enti locali, Regioni, Stato e associazioni ambientaliste e datoriali – afferma -. La pubblicazione dei 67 siti dà attuazione al decreto legislativo 31 del 15 marzo 2010. il dispositivo ha previsto per un decennio la secretazione della carta e, quindi, nessun formale coinvolgimento delle Regioni o degli Enti Locali preliminare alla pubblicazione della carta stessa stessa dei siti potenzialmente idonei, mentre dispone esplicitamente il coinvolgimento a valle della pubblicazione“.
La pubblicazione della Carta dei siti – spiega Uncem – è l’atto che desecreta e apre il coinvolgimento di Regioni ed Enti Locali che sono stati esclusi, dal 2010 a oggi, da ogni consultazione precedente la pubblicazione della mappa“. Pubblicazione che “non è la scelta del sito di depositoSi avvia un’operazione trasparente che consentirà di arrivare a una scelta informata – sostiene Uncem – e, il più possibile, tollerata dalle comunità presenti nell’area del sito che verrà prescelto, definendo compensazioni, meccanismi di sviluppo locale, incentivi, in piena trasparenza e dialogo
Condivido quanto scrive Legambiente: ‘L’individuazione delle aree potenzialmente idonee per il deposito dei rifiuti radioattivi è una notizia attesa da tempo. Dobbiamo garantire una sistemazione definitiva alle scorie di bassa e media attività presenti sul territorio italiano e che continuiamo a produrre, per esempio dall’attività medica. Attualmente questa tipologia di scarti viene stoccata in una ventina di siti provvisori che non sono idonei ai fini dello smaltimento definitivo. Non è semplice, ma è urgente trovare una soluzione. E va trovata attraverso un percorso partecipato che coinvolga i territori’“.
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