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Nucleare, le aree candidate per deposito rifiuti radioattivi. Pecoraro: “Molti siti proposti sono in aree Unesco”

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67 luoghi definiti “potenzialmente idonei” per sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività. La Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) pubblicata da Sogin è ora  visibile online. Ecco la mappa con le aree interessate. Pecoraro Scanio: “Molti siti proposti sono in aree Unesco”.

Con il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Sogin ha pubblicato sul sito www.depositonazionale.it la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, che permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.

La pubblicazione della Cnapi, con l’elenco dei 67 luoghi definiti “potenzialmente idonei” (che non sono tutti equivalenti tra di essi ma presentano differenti gradi di priorità a seconda delle caratteristiche), di fatto dà l’avvio alla fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei 4 mesi successivi, il seminario nazionale. Sarà questo l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere.

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Tolto il segreto di Stato, la Cnapi è ora visibile on line, dopo che per anni, dal 2015, era stata tenuta sotto riservatezza assoluta con minaccia di sanzioni penali per chi ne rivelasse i particolari.

In base alle osservazioni e alla discussione nel Seminario Nazionale, Sogin aggiornerà la Cnapi, che verrà nuovamente sottoposta ai pareri del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’ente di controllo Isin, del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In base a questi pareri, il Ministero dello Sviluppo Economico convaliderà la versione definitiva della Carta, ovvero la Cnai, la Carta Nazionale delle Aree Idonee. La Cnai sarà il risultato dell’aggiornamento della Cnapi sulla base dei contributi emersi durante la consultazione pubblica. Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente, condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini tutti,  e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei comuni.

Mappa aree interessate dalla Cnapi 

Le aree “potenzialmente idonee” indicate nella Cnapi, sono così ripartite: 8 in Piemonte, 2 in Toscana, 22 nel Lazio, 12 in Basilicata, 4 in Basilicata/Puglia, 1 in Puglia, 14 in Sardegna e 4 in Sicilia.

Nel Lazio sono tutte collocate nel Viterbese: Ischia di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Tessennano, Tuscania, Arlena di Castro, Piansano, Tarquinia, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello, Gallese, Corchiano.

La Regione Basilicatasi opporrà con tutte le sue forze ad ogni ipotesi di ubicazione nel proprio territorio del deposito nazionale di rifiuti radioattivi“, come ha dichiarato il presidente della Regione, Vito Bardi, in una nota firmata anche dall’assessore all’ambiente, Gianni Rosa. “Non eravamo stati informati – hanno aggiunto Bardi e Rosa – e ribadiamo la nostra contrarietà a questa scelta, certi di interpretare il comune sentire del popolo lucano che come è noto a tutti ha già manifestato questo orientamento, in maniera composta ma decisa, 17 anni fa quando fu indicato il sito di Scanzano Jonico“. Bardi sottolinea come il territorio lucano, che contribuisce in maniera rilevante al bilancio energetico del Paese con le proprie risorse naturali, “non può essere ulteriormente gravato da una attività che rischierebbe di mettere in discussione e di pregiudicare la prospettiva di sviluppo sostenibile che con tanta fatica, in questa difficile congiuntura dovuta all’emergenza sanitaria in atto, le istituzioni e le forze economiche e sociali stanno cercando di concretizzare“.

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Tutta la lista dei comuni potenzialmente candidati:

  1. Piemonte: Caluso (To), Mazzè (To), Rondissone (To), Carmagnola (To), Alessandria, Castelle (Al) o Monferrato (Al), Quargnento (Al), Fubine (Al), Quargnento (Al), Oviglio (Al), Bosco Marengo (Al), Frugarolo (Al), Novi Ligure (Al), Castelnuovo Bormida (Al), Sezzadio (Al)
  2. Toscana: Pienza (Si), Trequanda (Si), Campagna (Gr)
  3. Lazio: Ischia di Castro (Vt), Canino (Vt), Cellere (Vt), Ischia di Castro (Vt), Montalto di Castro (Vt), Canino (Vt), Tessennano (Vt), Tuscania (Vt), Arlena di Castro (Vt), Piansano (Vt), Tuscania (Vt), Piansano (Vt), Tessennano (Vt), Tarquinia (Vt), Soriano nel Cimino (Vt), Vasanello (Vt), Vignanello (Vt), Gallese (Vt), Corchiano (Vt),
  4. Basilicata: Genzano di Lucania (Pz), Matera, Irsina (Pz), Acerenza (Pz), Oppido Lucano (Pz), Bernalda (Mt), Montescaglioso (Mt), Montalbano Jonico (Mt)
  5. Puglia: Gravina in Puglia (Ba), Altamura (Ba), Laterza (Ta)
  6. Sardegna: Siapiccia (Or), Albagiara (Or), Assolo (Or), Mogorella (Or), Usellus (Or), Villa Sant’Antonio (Or), Nuragus (Su), Nurri (Su), Genuri (Su), Setzu (Su), Turri (Su), Pauli Arbarei (Su), Tuili (Su), Gergei (Su), Las Plassas (Su), Pauli Arbarei (Su), Villamar (Su), Mandas (Su), Siurgus Donigala (Su), Segariu (Su), Guasila (Su), Ortacesus (Su)
  7. Sicilia: Trapani, Calatafimi-Segesta (Tp), Castellana Sicula (Pa), Petralia (Pa), Butera (Cl)

Il deposito nazionale e il parco tecnologico saranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al deposito e 40 al Parco. Il deposito avrà una struttura a matrioska: Nel dettaglio, all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle, verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati.

In totale circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività: si tratta dei rifiuti provenienti dal mondo civile e in special modo da quello medico e ospedaliero, dalle sostanze radioattive usate per la diagnosi clinica, per le terapie anti tumorali, ad esempio, da tutte quelle attività di medicina nucleare che costituiscono ormai il nostro quotidiano.

Le aree interessate dalla Cnapi sono il risultato di un processo di selezione su scala nazionale svolto da Sogin in conformità ai criteri di localizzazione stabiliti dall’Isin, che ha permesso di scartare le aree che non soddisfacevano determinati requisiti di sicurezza per la tutela dell’uomo e dell’ambiente. Ai criteri di esclusione sono seguiti quelli di approfondimento, attraverso indagini e valutazioni specifiche sulle aree risultate non escluse.

Pecoraro Scanio: “Molti siti proposti sono semplicemente assurdi, in aree Unesco o sismiche fino al paradosso delle decine di siti nel viterbese”:

La pubblicazione dell’elenco dei siti potenziali per il deposito nazionale delle scorie nucleari e la ovvia protesta in tutta Italia dovrebbe confermare anche ai più miopi che la produzione di scorie rende le centrali nucleari palesemente antieconomiche e pericolose . Inoltre l’idea di un deposito unico rischia di non permettere di distinguere tra rifiuti medicali e di ricerca scientifica con radioattività bassa e con pochi anni di vita e le quelli delle centrali nucleari pericolosi per secoli o perfino millenni.” Lo afferma Alfonso Pecoraro Scanio , già ministro dell’ambiente e tra i promotori di entrambi i referendum antinucleari nel 1987 e nel 2011.

Va dato atto al governo di aver aperto il dibattito in modo pubblico con la pubblicazione dei siti ma è evidente che individuare possibili siti in aree patrimonio Unesco, in zone sismiche e addirittura decine di possibilità in una sola provincia genera sconcerto. E anche l’idea del deposito unico ricorda la scelta fatta nel 2010 quando si era varato un nuovo piano nucleare bocciato poi dal referendum del 2011 di rivedere una strategia ormai datata, costosa e difficilmente attuabile con il doveroso coinvolgimento delle comunità e delle istituzioni territoriali.” Continua Pecoraro Scanio, presidente Fondazione Univerde: “L’insostenibilità dell’intero ciclo della produzione di energia da fonte nucleare è avvalorata dalla necessità di realizzare e gestire per tempi ultra generazionali i depositi dei relativi rifiuti radioattivi. Costi enormi e fardelli ambientali che vengono lasciati alle generazioni future”.

Le reazioni delle associazioni ambientaliste

In attesa di “studiare l’applicazione dei criteri che ha portato alla stesura della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a conservare i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività”, Greenpeace ribadisce di “non condividere la strategia scelta dall’Italia, basata sull’unica ipotesi di dotarsi di un solo Deposito Nazionale che ospiti a lungo termine i rifiuti di bassa attività e, ‘temporaneamente’, i rifiuti di media ed alta attività“. Per l’organizzazione ambientalista, “oltre a essere l’unico caso al mondo di gestione combinata dei rifiuti, tutto ciò ha implicazioni non secondarie: come la possibile decisione di ‘nuclearizzare’ un nuovo sito vincolandolo a lungo termine alla presenza di rifiuti pericolosi. E l’ipotesi, tutta da verificare, che vi sia un consenso dei cittadini, e degli enti che li rappresentano territorialmente, a ospitare il deposito unico“.

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“Lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi è fondamentale per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano e per gestire i rifiuti di origine medica, industriale e della ricerca che produciamo ancora oggi. La partita è aperta da tempo, non è semplice ma è urgente trovare una soluzione visto che questi rifiuti sono da decenni in tanti depositi temporanei disseminati in tutta Italia. Per questo dal 2015 abbiamo più volte denunciato il ritardo da parte dei ministeri competenti nella pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Ora è necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensità, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attività, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell’Unione, su cui è urgente trovare un accordo“, commenta Stefano Ciafani, presidente di Legambiente

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Già nel 1999 con il dossier “L’eredità radioattiva” Legambiente evidenziò come la stagione del nucleare italiano non fosse finita, alla luce della pesante eredità delle scorie nucleari collocate in depositi temporanei situati in aree assolutamente inidonee e delle operazioni di smantellamento e bonifica delle vecchie centrali ancora da completare. Per questo nel passato l’associazione ambientalista ha più volte ricordato come il problema degli attuali siti nucleari a rischio non può essere risolto costruendo nuovi depositi in questi stessi siti ma individuando, con trasparenza e oggettività, il sito per una diversa e sicura collocazione di tutti i materiali radioattivi presenti in quelle aree.

Tutti ricordiamo quello che successe nel 2003 quando l’allora commissario della Sogin e il governo Berlusconi scelsero, con un colpo di mano e senza fare indagini puntuali, il sito di Scanzano Jonico in Basilicata che, dopo le sollevazioni popolari a cui partecipammo anche noi, fu ritiratoAndrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente -. Si tratta di un’esperienza davvero terribile da non ripetere. La pubblicazione della CNAPI è solo il primo passo. Siamo infatti convinti che i troppi ritardi e la poca chiarezza che hanno caratterizzato fino ad ora questo lungo e complesso percorso, rischiano di far partire il tutto con il piede sbagliato”. 

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