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La lista dei 343 candidati è segreta, ma ci sarebbero dei favoriti. Tutto dipenderà dal tema da privilegiare: la fine del conflitto alle porte dell’Europa o la lotta alla crisi climatica?

Il Premio Nobel per la Pace sarà assegnato venerdì, a Oslo, ma impazza il totonomi. Quest’anno i candidati sono addirittura 343, ma la lista è segreta e tutto dipenderà dai criteri con cui il Comitato sceglierà di valutarli. Due sono quelli principali: la crisi climatica e la guerra in Ucraina. Anche se ce ne sono altri, che potrebbero essere considerati a sorpresa.

Premio Nobel, i favoriti per il clima

Alcuni esperti sostengono che la mobilitazione per il clima, specialmente in un anno che ha segnato eventi estremi in tutto il mondo, debba essere il criterio principale per l’assegnazione del Nobel per la Pace. Oda Andersen Nyborg, direttore del Norwegian Peace Council, ha spiegato: “Il Comitato ha un’opportunità unica per dire che tutte le crisi che il mondo deve affrontare, a cominciare da quella climatica, devono essere risolte a livello globale“.
Se il Comitato dovesse privilegiare la questione climatica, ci sono alcuni nomi che appaiono favoriti su tutti. Ci potrebbe essere probabilmente Greta Thunberg e il suo movimento Fridays for Future,  ma anche il divulgatore scientifico britannico David Attenborough il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) o il ministro degli Esteri di Tuvalu Simon Kofe, il cui Paese è minacciato dall’innalzamento del livello del mare. Kofe era diventato famoso in tutto il mondo durante la Cop26, quando per denunciare la gravità della situazione aveva lanciato un messaggio immerso in acqua.

Premio Nobel, i favoriti per la guerra in Ucraina

Se invece il criterio scelto dal Comitato per il Nobel dovesse essere la guerra in Ucraina, ci sarebbero due favoriti, almeno secondo Henrik Urdal, direttore dell’Oslo Peace Research Institute (Prio): Alexeï Navalny e Svetlana Tikhanovskaïa. Il primo è l’oppositore russo, incarcerato dopo essere stato vittima di un tentativo di avvelenamento, la seconda è la leader dell’opposizione bielorussa, in esilio. “Sono due sostenitori delle attività non violente a favore della democrazia nei rispettivi paesi ed entrambi hanno condannato fermamente la guerra in Ucraina“, spiega Urdal.
Tra gli altri possibili candidati, ci sono vari enti che denunciano e documentano i crimini di guerra in Ucraina, come la Corte penale internazionale dell’Aia o il sito investigativo Bellingcat. Più difficile pensare a Volodymyr Zelensky: il presidente ucraino è comunque il leader di un Paese in guerra, anche se attaccato.

Gli altri favoriti

Non ci sono però la crisi climatica e la guerra in Ucraina tra i temi privilegiati per l’assegnazione del Nobel per la Pace. Per gli esperti, tra i favoriti potrebbero esserci gruppi di attivisti per i diritti e la libertà in Cina, Afghanistan o Iran. Ma anche l’ong anti-corruzione Transparency International.

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