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Inquinamento, il Kenya vieta la plastica monouso nelle riserve protette

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Il Kenya ha vietato l’utilizzo della plastica monouso nelle riserve protette. Per i trasgressori è prevista una multa da 30,000 dollari e fino a 10 anni di reclusione.

Le autorità keniote hanno vietato l’utilizzo della plastica monouso nelle riserve naturali del paese, con lo scopo di proteggere la biodiversità dall’inquinamento. Chi viola queste norme rischia una multa di 30,000 dollari e tra i 3 e i 10 anni di reclusione.

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Il divieto riguarda tutte le riserve nazionali protette, per un totale di 2.59 milioni di ettari, e verrà adottato anche per gli 1.7 milioni di ettari di foreste gestite dalle contee. Il divieto verrà accompagnato da una serie di programmi per educare i turisti, diffusi anche nelle comunità che vivono vicino le foreste. Con questa decisione le autorità hanno voluto rinforzare una legge del 2016, che proibiva di abbandonare i propri rifiuti nelle foreste. Il Kenya Forest Service (KFS) ora ha deciso di vietare completamente gli oggetti realizzati con plastica monouso.

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Il divieto, entrato in vigore il 5 giugno 2020, copre tutti i prodotti che non vengono utilizzati nelle riserve forestali tra cui bottiglie di plastica, posate, cotton fioc, imballaggi degli snack ed altri materiali. “L’obiettivo generale è quello di evitare l’inquinamento della plastica in tutte le riserve educando i turisti, promuovendo alternative alla plastica monouso, aumentando la consapevolezza del pubblico sulle legge esistenti e rafforzando queste leggi“. L’agenzia governativa sostiene che la decisione verrà applicata principalmente negli alloggi, nei tracciati delle foreste, nelle aree picnic e in tutti i siti delle riserve nei quali è possibile svolgere attività.

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Il divieto è entrato in vigore mentre il governo lavora ad una nuova legge sui rifiuti nel paese. L’obiettivo è quello di imporre una separazione dei rifiuti alla fonte, per facilitarne le operazioni di raccolta; se la legge dovesse essere approvata diverrebbe responsabilità delle contee.

Foto di Julian Hacker da Pixabay

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