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Giocattoli di plastica per bambini, presenti sostanze chimiche dannose

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Circa il 30% delle sostanze chimiche presenti nei materiali plastici duri, morbidi e schiumosi con cui si realizzano giocattoli per bambini potrebbero essere potenzialmente dannose per la loro salute.

“Sappiamo da tempo che alcuni prodotti chimici possono essere potenzialmente pericolosi per la salute umana – ha dichiarato in un’intervista Peter Fantke della Technical University of Denmark – ma è difficile capire quali giocattoli possano contenere sostanze sicure e quali invece potrebbero essere dannosi. I regolamenti e gli schemi di etichettatura sono diversi a seconda delle regioni e dei paesi e non esiste un accordo internazionale sulla normazione di questi aspetti”.

È quanto emerge dallo studio condotto dai ricercatori della Technical University of Denmark, dell’Università del Michigan e del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, pubblicato sulla rivista Environment International.

Il team di ricercatori, analizzando più di 400 sostanze chimiche utilizzate nella realizzazione dei giocattoli per bambini, ha valutato i dati sulle funzioni chimiche e le quantità delle materie plastiche presenti nei giocattoli per bambini, quantificando l’esposizione e i potenziali rischi per la salute in base alla tipologia di materiale.

Successivamente, hanno classificato le sostanze chimiche in base al loro rischio per la salute e hanno confrontato questi risultati con gli elenchi di sostanze utilizzate nel mercato dei giocattoli in tutto il mondo.

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“Abbiamo considerato un totale di 419 sostanze chimiche presenti nei materiali plastici duri, morbidi e schiumosi utilizzati nei giocattoli per bambini – ha riportato l’esperto – e identificato 126 sostanze che possono potenzialmente danneggiare la salute dei bambini, provocando effetti cancerogeni e non cancerogeni“.

Gli autori dello studio hanno raccolto ed esaminato le informazioni ottenute dai test effettuati nell’ambito di 25 diversi studi sottoposti a revisione paritaria e hanno definito il potenziale danno alla salute come l’esposizione a livelli più elevati rispetto agli standard di riferimento.

“Queste sostanze dovrebbero essere sostituite con alternative più sicure e sostenibili – ha dichiarato Nicolò Aurisano, dottorando presso il laboratorio di Fantke – i produttori di giocattoli di solito non forniscono alcuna informazione sul contenuto chimico degli articoli”.

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Secondo gli scienziati inoltre, i bambini nei paesi occidentali sono esposti in media a circa 18 chilogrammi di giocattoli di plastica, un valore decisamente elevato.

Tra i materiali potenzialmente rischiosi sono stati identificati i ftalati e i ritardanti di fiamma bromurati, ma anche il butirrato TXIB e il citrato ATBC, nati come sostituti di altri composti potenzialmente dannosi.

Nello studio, il team ha inoltre ribadito l’importanza di una regolamentazione e di una serie di strumenti atti a confrontare i contenuti chimici nei materiali dei giocattoli in base all’esposizione e al rischio corso dai più piccoli.

“Abbiamo stimato un ‘contenuto chimico massimo accettabile (MACC)’ delle varie sostanze segnalate – ha proseguito Aurisano – queste informazioni consentiranno l’attuazione di misure per la sicurezza dei bambini e aiuteranno le aziende di giocattoli a valutare la quantità di sostanze chimiche utilizzate per una funzione specifica”.

“Come genitore – ha concluso Fantke – risulta sempre difficile districarsi tra le varie opzioni disponibili al divertimento dei figli, ma, in attesa di una guida internazionale, sarà opportuno ridurre il consumo di materie plastiche a contatto con i nostri bambini, evitando l’uso di giocattoli di plastica morbida e soprattutto consentire la ventilazione e l’areazione delle camere dei bimbi“.

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