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Roma, Bio-Orto sul tetto della Fao: laboratorio per studiare la produzione di cibo in ambienti inospitali

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L’orto pensile è stato prodotto con tecnologia italiana ed è realizzato da NaturaSì e Università La Sapienza – Orto botanico di Roma.

Tentare di replicare giardini pensili biologici dove il suolo è scarso con l’obiettivo di alleviare la carenza di cibo nelle montagne o nelle zone urbane. E’ l’ambizioso obiettivo del Bio-Orto che è stato inaugurato ieri sul tetto della sede della FAO a Roma.

La Food and Agricolture Organization delle Nazioni Unite ha voluto utilizzare un proprio spazio per la sperimentazione di un laboratorio agro-ecologico che se porterà risultati positivi, potrebbe contribuire ad aiutare tutte quelle zone in cui il suolo è scaro o poco produttivo.

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Il Bio-Orto è stato inaugurato alla presenza del direttore generale della FAO Qu Dongyu e del vicedirettore Maurizio Martina. Come un vero orto, sul terrazzo della FAO di Roma saranno ospitate diverse varietà biologiche. I primi a essere piantati sono stati il peperoncino Papecchia, il cavolfiore violetto catanese, la cicoria catalogna di Brindisi, il sedano nostrale di Francavilla Fontana e il peperone Sweet Julie.

Si tratta di un orto modulare, realizzato da NaturaSì e Università La Sapienza – Orto botanico di Roma, in collaborazione con Ecobubble (una startup che sviluppato la tecnologia per realizzare un giardino pensile ottimizzato per ridurre gli inquinanti atmosferici, gli sprechi idrici e creare una rete di monitoraggio ambientale) e Slow Food in qualità di membri della Mountain Partnership, alleanza delle Nazioni Unite che si prefigge di migliorare la vita delle popolazioni di montagna e proteggere gli ambienti montani, salvaguardando la biodiversità e l’agricoltura di alta quota.

All’evento di inaugurazione c’erano anche Giorgio Grussu, coordinatore del progetto Mountain Partnership Products, l’ambasciatrice Vincenza Lo Monaco, rappresentante dell’Italia presso la FAO, Fausto Jori, amministratore delegato di NaturaSì, Fabio Attorre, direttore dell’Orto Botanico di Roma – Università La Sapienza, Federico Di Vincenzo di Ecobubble e Paolo di Croce, segretario generale di Slow Food.

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“Abbiamo unito la volontà, la determinazione e la competenza di soggetti che da anni si adoperano per garantire il diritto di tutte le popolazioni di vivere in un ambiente sano, grazie anche a sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili”, ha dichiarato Fausto Jori, Amministratore Delegato di NaturaSì.

“Il Bio-Orto – ha poi aggiunto – vuole essere un esempio, un’esperienza replicabile in altre realtà per promuovere un’agricoltura capace di dare ossigeno e cibo sano anche in contesti urbani dove il suolo è scarso, contesti a cui l’agroecologia può contribuire anche donando bellezza”.

“Preservare la biodiversità agricola è vitale per la sicurezza alimentare, poiché aumenta le nostre possibilità di coltivare specie in grado di far fronte ai cambiamenti climatici e ad altri fattori di stress”, ha affermato Giorgio Grussu, funzionario FAO e coordinatore del progetto Mountain Partnership Products finanziata dall’Italia.

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