Si è concluso oggi il seminario sul Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, iniziato lo scorso 7 settembre. Si chiude così il primo momento di confronto pubblico dopo la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), avvenuta il 5 gennaio scorso.

Si è concluso oggi il seminario sul Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, iniziato lo scorso 7 settembre dopo che il 5 gennaio era stata pubblicata la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi). Alla sessione plenaria di chiusura del Seminario Nazionale alla quale sono intervenuti, fra gli altri, il Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto Fratin, il Sottosegretario al Ministero della Transizione Ecologica, Vannia Gava e il Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Ivan Scalfarotto. Gli atti del seminario saranno pubblicati il prossimo 15 dicembre.

Oltre alle sedute plenarie di apertura e chiusura si sono svolte sette sessioni di lavoro, una nazionale e sei territoriali, che hanno interessato le regioni coinvolte dalla Cnapi: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna. Oltre 160 i partecipanti al Seminario Nazionale, che ha visto gli interventi dei rappresentanti di Enti locali, associazioni, comitati, organizzazioni datoriali e sindacali dei territori, di singoli cittadini, e di relatori tecnico-istituzionali.

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I lavori si sono svolti nella massima trasparenza e hanno permesso di spiegare le ragioni per cui l’Italia, come avviene nel resto d’Europa, debba farsi carico di una gestione in sicurezza dei propri rifiuti radioattivi” – ha spiegato Vannia Gava – “L’esperienza che arriva dall’estero dimostra che infrastrutture analoghe a quella che dobbiamo realizzare nel nostro paese rappresentano un’occasione unica per lo sviluppo sociale ed economico del territorio che deciderà di ospitarla“.

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Emanuele Fontani, ad di Sogin, ha invece spiegato: “L’ampia partecipazione di cittadini e stakeholder ci ha consentito di rispondere a vari interrogativi e di sottolineare ancora una volta la necessità di un Deposito per il Paese, in modo da chiudere il ciclo del nucleare italiano e gestire in maniera più sostenibile e sicura i rifiuti radioattivi“.

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