Economia

Criptovalute, nuova frontiera della finanza?

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Di Sara Falconieri
A dieci anni della crisi finanziaria che rischiò di travolgere l’economia mondiale, avanza l’idea di una nuova valuta, parallela e alternativa a quella ufficiale.
Questa volta però gli asset viaggiano sul web, quindi sono (pericolosamente)
alla portata di tutti.
Ecco la valuta digitale, in gergo cripto. Ha spiegato il New York Times “Se i nostri nonni si affidavano alla pensione, le nuove generazioni puntano tutto sulle valute digitali”. Le fortissime oscillazioni infatti stanno attirando soprattutto il mondo dei Millennias, incuranti di rischi e pericoli.
Siamo quindi ad una forma di investimento, alternativo ed originale, o c’è qualcosa di altro nell’aria?
E cosa sono le criptovalute?
Parliamo semplicemente di una moneta virtuale. Cripto,
in quanto sfrutta i principi della crittografia per tutelare la sicurezza delle transazioni.
La prima e più conosciuta è Bitcoin che ha superato quota 60 miliardi di dollari con ben 16,5 milioni di pezzi emessi sul mercato. Ma, a valanga, sono nate Dash, Monero, Ripple, Litecoin, Ethereum, Nem, Zcash. Oltre un centinaio di cryptos, come in gergo vengono chiamate che, tutte insieme non arrivano a competere con Bitcoin che da sola arriva al 70 per cento del valore totale.
La prima a varcare la soglia del mercato internazionale nel 2009 fu proprio Bitcoin, da un programmatore conosciuto soltanto con lo pseudonimo di SatoshiNakamoto.
Dalla classifica stilata dal portale Coinmarketcup.com troviamo al secondo posto Ethereum con un market cup di 30 miliardi di dollari, meno della metà rispetto a Bitcoin; Ripple si inserisce con un valore di 10 miliardi di dollari seguita da Litecoin e Dash che di poco superano quota 2 miliardi e Monero, con una capitalizzazione pari a 1,2 miliardi di dollari.
Il punto fondamentale della questione è che la Cryptos non ha riferimenti bancari, è totalmente indipendente, sfugge, almeno fino ad ora, a regole e controlli delle banche e delle autorità centrali.
D’altro canto si presenta semplicemente come bene rifugio. Quasi fosse una transazione azionaria.
Oppure no?
I tetti massimi sono preimpostati in un sistema informatico che si muove su algoritmi sul concetto di Blockchain, un database basato su una struttura peer-to-peer. Blockchain traccia i dati, archiviandoli, facilitando il riconoscimento degli operatori e tramite la struttura a blocchi analizza le transazioni a ritroso nel tempo verificandone l’autenticità.
Sul proprio dispositivo si scarica un Wallet, portafoglio digitale, con la moneta virtuale, cui è associato un indirizzo identificativo. Per inviare denaro si inoltrerà un messaggio alla rete indicando i codici dei wallet e l’importo da trasferire.
Il tutto, in totale anonimato e senza controlli né regole.
È evidente che chi investe, senza garanzie né tutele, mette in secondo piano sicurezza. Quanto può durare una situazione del genere?
I Bitcoin possono essere acquistati da privati in cambio di valuta. Ma chi decide quanto vale un Bitcoin? Il punto è che non esistono quotazioni ufficiali. L’oscillazione dei valori è determinata dal mercato, tra domanda e offerta.
Sul tema della quotazione è scattato l’allarme degli economisti. Bitcoin si è fortemente apprezzato dal 2013 a oggi, con un record di crescita del 300% nel 2017. Ha superato il prezzo di 4 mila dollari e si prevede possa continuare a crescere. Ethereum ha tentato la scalata ma resta distante con un valore di circa 300 dollari.
Insomma, si staglia uno scenario con investitori lanciati in una speculazione senza freni, eppure fragile come un vaso di cristallo. E si continua con oscillazioni violente e imprevedibili.
Bitcoin Cash, sorella neonata della prima valuta, in una sola giornata ha fatto un balzo da un valore base di 400 dollari, arrivando fino a 800 dollari, per poi ripiegare in serata.
Gli economisti appaiono divisi. C’è chi ne minimizza la portata e chi ne teme gli effetti dirompenti. Per molti però le cripto valgono il clamoroso successo di Google e Amazon e quindi possono aiutare il mercato.
Insomma supererà la prova tempo? E soprattutto, la cripto può diventare il cavallo di Troia di una nuova e devastante bolla speculativa?
Quasi fosse una maledizione, siamo a distanza di dieci anni esatti, dalla crisi lievitata e esplosa intorno ai mutui subprime e alla Lehman Brothers.
Era l’agosto del 2007 e la bolla immobiliare plasmata da banche e intermediari statunitensi, deflagrò travolgendo istituti di credito, investitori, enti e aziende che si erano affidate a investimenti tossici e decine di migliaia di famiglie insolventi sfrattate e sul lastrico.
Si sfiorò l’Apocalisse, i cui effetti ancora paghiamo.
Wall Street quindi si ritrova divisa su due fronti: mettere un guinzaglio ai nuovi strumenti o mantenere l’anarchia
Intanto, si è mossa la SEC, l’ente preposto alla vigilanza della borsa valori, che ha iniziato a correre ai ripari, imponendo alla valuta digitale le stesse regole stringenti che valgono per le offerte dei titoli azionari. Dite di essere beni rifugio? E allora dovete accettare le regole di Borsa.
Ovviamente, l’Europa non poteva restare soltanto a guardare. Il primo vagito arriva dall’Estonia, che sta pensando a una nuova criptovaluta denominata Estcoin, suggerita dal Ministro dell’economia e al vaglio del Governo.
Obiettivo ufficiale: aprire nuove frontiere di autofinanziamento.
E quindi, teoricamente, anche piccoli comuni, enti e istituti di credito ben presto potrebbero lanciarsi nell’ardita avventura.
Cosa dirà Mario Draghi che in questi giorni si sta spendendo contro le scelte protezionistiche dell’amministrazione americana? Di un Trump che intende azzerare i vincoli che dopo la crisi del 2007 erano stati pensati da Bush e imposti da Obama.
In attesa di Draghi e delle cryptos estone, per ora il resto l’Europa sta a guardare. Ma al contempo, specula.

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