Stime solo preliminari ma una certezza: la plastica si diffonde ovunque nell’atmosfera e con le precipitazioni.

Uno scenario inquietante sul fronte dell’inquinamento da plastica, quello che emerge da uno studio, pubblicato su Environmental Pollution e svolto da alcuni ricercatori svizzeri, olandesi e austriaci. La plastica, in ogni forma, non solo ha invaso a livelli allarmanti gli oceani, ma addirittura finisce sulle cime delle montagne a causa delle precipitazioni. Lo dimostra il caso delle Alpi, studiato da ricercatori dell’Università di Utrecht, del laboratorio federale svizzero per la scienza e la tecnologia dei materiali (Empa) e dell’istituto meteorologico e geofisico austriaco.

 

I rifiuti di plastica vengono erosi dagli effetti degli agenti atmosferici e dall’abrasione meccanica, trasformandosi da macro a micro e nanoparticelle. La stessa sorte tocca a prodotti in plastica di uso quotidiano, come imballaggi e abbigliamento, capaci di rilasciare nanoplastiche leggerissime nell’aria. Il problema della loro diffusione è molto più grave e diffuso di quanto si possa immaginare. I ricercatori hanno infatti scoperto che alcune nanoplastiche possono viaggiare nell’aria per oltre 2000 chilometri e, nel solo versante svizzero delle Alpi, con le precipitazioni ogni anno cadono circa 43 trilioni di mini-particelle. Sul numero esatto c’è ancora incertezza, ma una stima preliminare parla di almeno 3.000 tonnellate di nanoplastiche che ricoprono la Svizzera ogni anno, nelle Alpi come nelle pianure urbane.

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La diffusione delle nanoplastiche nell’aria è ancora in gran parte sconosciuta e lo studio è avvenuto grazie a un metodo chimico che determina la contaminazione dei campioni con uno spettrometro di massa. Gli scienziati, sulle Alpi svizzere e in Austria, hanno rimosso ogni giorno una parte dello strato superiore di neve, conservandola con cura e analizzandola. Ogni campione risultava contaminato da nanoplastiche e l’origine delle minuscole particelle è stata tracciata grazie ai dati meteorologici europei. È stato così possibile dimostrare che la maggior emissione di nanoplastiche nell’atmosfera avviene in aree urbane densamente popolate.

 

Circa il 30% delle nanoplastiche misurate sulla cima provengono da un raggio di 200 chilometri, principalmente dalle città. Tuttavia, anche la plastica degli oceani entra nell’aria attraverso gli spruzzi delle onde. Circa il 10% delle particelle misurate sono state trasportate sulla montagna dal vento e dalle intemperie da oltre 2000 chilometri, persino dall’Atlantico“, spiegano i ricercatori. Tra le mini-particelle presenti nell’aria non c’è però solo la plastica: l’inquinamento atmosferico è causato, ad esempio, anche dalla sabbia del Sahara o dai materiali delle pastiglie dei freni.

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I danni per la salute sono ancora poco noti. Una delle poche certezze è che le nanoparticelle, a differenza delle microparticelle, non finiscono nello stomaco. Vengono risucchiate in profondità nei polmoni con la respirazione, e con le loro dimensioni possono attraversare la barriera del sangue cellulare ed entrare nel flusso sanguigno umano. Gli effetti sull’organismo sono ancora tutti da valutare.

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