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USA, quali effetti sull’ambiente potrebbe avere il secondo mandato di Trump?

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Il primo mandato di Trump ha mostrato gli effetti di una politica che favorisce la crescita economica a discapito dell’ambiente. Quali potrebbero essere gli effetti di un secondo mandato?

L’inquinamento negli Stati Uniti d’America è aumentato durante il mandato di Donald Trump e gli sforzi internazionali per ridurre le emissioni rischiano di essere vanificati qualora l’attuale presidente degli Stati Uniti dovesse vincere le elezioni a novembre e assicurarsi un secondo mandato alla Casa Bianca. Mentre le emissioni negli Stati Uniti sono diminuite del 2.1% nel 2019 queste sono aumentate esponenzialmente nel 2018 secondo le stime di Rhodium Group. Al netto, le emissioni sono leggermente più elevate dell’inizio del 2017, quando l’amministrazione Trump ha iniziato a promulgare decine di emendamenti a favore delle industrie di gas e petrolio.

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Trump sta continuando a indebolire gli standard sulla protezione ambientale. La scorsa settimana ha proposto di modificare il NEPA, l’atto che richiede una revisione ambientale sui progetti di costruzione delle nuove infrastrutture. La revisione non diventerà definitiva prima delle elezioni di novembre e questo consente alle industrie che danneggiano l’ambiente di rinviare le azioni più coraggiose. “Quello che hanno fatto è creare confusione tra il mondo dell’imprenditorialità e l’ambiente su quelli che devono essere considerati gli standard sulla protezione ambientale” ha spiegato Christine Todd Whitman, a capo dell’EPA, l’Environmental Protection Agency, durante l’amministrazione Bush Essenzialmente ogni regolamento che viene promulgato dall’agenzia finisce in tribunale…è l’unico merito che gli va dato”. Whitman ha definito l’approccio “irragionevole” e spera che “chiunque abbia un po’ di buon senso possa spiegargli cosa sia una politica sulla protezione ambientale”.

In assenza di qualunque azione federale sul clima, gli Stati, le città e le imprese si stanno impegnando per rispettare gli standard sulle emissioni, sostituendosi al governo federale nel cercare di incoraggiare i grandi emittenti come la Cina e l’India a ridurre le proprie emissioni. Andrew Light, negoziatore sul clima durante la presidenza Obama, ha spiegato che il mondo non sta prendendo nota di questi sforzi e che se Trump dovesse essere rieletto ci sarebbero “molte persone preoccupate di cosa possano fare gli Stati Uniti”. Secondo Light, scegliendo di nuovo Trump gli americani invierebbero un forte segnale di disinteresse sul clima. America’s Pledge, un progetto che quantifica la riduzione delle emissioni negli USA, sostiene che gli attori non federali come città e stati possano ridurre l’inquinamento del 37% entro il 2030 rispetto ai dati del 2005. L’elezione di un democratico alla Casa Bianca potrebbe portare quest’aumento al 49% anche con una semplice politica modesta e sostenibile. Secondo gli esperti gli Stati Uniti dovrebbero dimezzare le proprie emissioni entro il 2030 e neutralizzarle entro il 2050.

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In caso di un secondo mandato di Trump, dovremmo raddoppiare gli sforzi per far comprendere quanto siano seri gli attori non federali degli USA. Quello che vogliamo provare a fare è assicurarci che le persone degli altri paesi che non riescano a fare gli sforzi necessari per ridurre l’inquinamento dei propri paesi non possano dare la colpa agli Stati Uniti” ha spiegato un portavoce di America’s Pledge. L’impatto più grande di un secondo mandato di Trump sarebbe l’ulteriore tempo perso” ha spiegato Trevor Houser, un partner di Rhodium Gruupo “sarebbe solamente maggiore il tempo in cui le emissioni non diminuiscono quando in realtà sarebbe necessario avvenisse”. La concentrazione di gas ad effetto serra che contribuiscono al riscaldamento globale ha raggiunto livelli record secondo il report del World Meteorological Organization dell’ONU. Il pianeta è già di 1°C più caldo rispetto alle temperature pre-industriali.

Tre quarti degli impegni presi dai paesi durante gli accordi di Parigi sono considerati totalmente inadeguati secondo gli esperti. Le temperature continuano ad aumentare e il mondo è completamente impreparato per i disastri climatici. Sotto Trump, le industrie di gas e petrolio che stanno contribuendo alla crisi climatica sono aumentate. Sono previsti 157 nuovi progetti tra la costruzione e l’espansione di impianti insieme a ulteriori 50 impianti a carbone secondo il report dell’Environmental Integrity Project. Mentre la tecnologia per la rilevazione di gas e petrolio è andata avanti, i costi di produzione sono crollati, cosa che ha reso gli Stati Uniti d’America un esportatore netto di prodotti derivanti dal petrolio.

Molta dell’espansione attesa sarebbe per la produzione di sostanza chimiche e plastica secondo Courtney Bernhardt, direttrice del gruppo, che sostiene che l’espansione del settore dei carbon fossili abbatterà il 75% dei progressi fatti nel settore dell’energia dal 2012: “Gli Stati Uniti stanno già avendo difficolta nel raggiungere gli obiettivi sulle emissioni e nella transizione verso un futuro a basso carbonio. Queste analisi mostrano che stiamo andando nella direzione sbagliata e dobbiamo assolutamente ridurre le emissioni derivanti da petrolio, gas e dall’industria petrolchimica” .

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Non sono solo i cambiamenti climatici a peggiorare; la qualità dell’aria sta peggiorando ed è collegata alla morte di 10,000 persone negli USA negli ultimi due anni. I democratici intanto stanno offrendo varie opzioni per il futuro dell’ambiente. Nella corsa alla Casa Bianca tutti i candidati democratici hanno promesso di cercare di raggiungere le zero emissioni entro il 2050. Il Sottocomitato della Camera per l’energia e il commercio la scorsa settimana ha introdotto un progetto di legge per “un’economia pulita al 100%” entro il 2050.  La League of Conservation Voters ha definito incoraggiante la proposta di legge ma altri gruppi sono stati critici, sostenendo che la transizione dai carbon fossili non sia abbastanza veloce.

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