twitter e altri social sul climate change

Lo scorso mese Twitter – che si appresta a diventare di proprietà di Elon Musk – ha annunciato che avrebbe bloccato tutte le pubblicità che negano il climate change. E gli altri social che fanno? La risposta in un report di Greenpeace

Lo scorso aprile il board di Twitter – che intanto si appresta a diventare proprietà di Elon Musk – aveva fatto sapere che avrebbe bloccato tutti gli annunci pubblicitari che negano il cambiamento climatico.

“Crediamo che il negazionismo climatico non debba essere monetizzato su Twitter e che gli annunci pubblicitari fuorvianti non debbano distogliere l’attenzione da importanti conversazioni sulla crisi climatica”, aveva spiegato l’azienda.

“Riconosciamo che le informazioni fuorvianti sul cambiamento climatico possono minare gli sforzi per proteggere il pianeta”, avevano poi aggiunto dal quartier generale di Twitter.

C’è da scommetterci che con l’arrivo del multimiliardario Elon Musk alla guida del social network non cambierà l’approccio sui temi ambientali.

Twitter e gli altri social sui cambiamenti climatici

Twitter non è il primo social media a prendere una decisione di questo tipo. Alcune piattaforme, prima del social dell’uccellino, avevano fatto lo stesso. Tra queste YouTube, Pinterest e altri.

Eppure il mondo dei social network non starebbe facendo abbastanza per combattere il negazionismo sui cambiamenti climatici. Quantomeno è la denuncia di Greenpeace che ha pubblicato uno studio approfondito sulla questione.

Secondo Greenpeace, l’impegno dei social network nell’informare i propri utenti sulle insidie delle fake news sul clima pubblicate da chi ha interessi economici a negare quanto sta accadendo nel mondo è generalmente insufficiente. Ma c’è chi fa più e chi fa meno.

L’impegno sul clima di Youtube

Il social che prima di tutti si è impegnato sul tema climatico è stato YouTube. La piattaforma video di Google lo scorso ottobre aveva annunciato una importante novità.

Da quel momento in poi in creators di contenuti su YouTube che negavano i fatti sul cambiamento climatico non avrebbero più potuto guadagnare dalle loro pubblicazioni.

Sebbene si tratti di un primo passo importante, ciò non ha abbattuto drasticamente il numero di video pubblicati sul social con fake sul clima.

E il motivo è semplice: la gran parte dei contenuti di questo tipo sono pubblicati non da youtuber interessati a monetizzare con i propri contenuti quanto da chi ha interessi (anche economici) esterni alla piattaforma.

Pinterest e lo stop alle fake sul clima

Uno sforzo maggiore sul tema della lotta al negazionismo climatico è stato fatto da Pinterest, il social delle immagini. Lo scorso aprile i proprietari di Pinterest hanno deciso di bloccare tutte le informazioni fuorvianti, negazioniste e distorte relative alla crisi climatica e all’ambiente.

La differenza rispetto alle scelte di Twitter e YouTube è sostanziale. Se il primo blocca i contenuti a pagamento (lasciando la possibilità a chiunque di pubblicare fake sui propri profili) e il secondo blocca la monetizzazione dei contenuti negazionisti (lasciando però la possibilità di pubblicarli), Pinterest ha deciso di bloccare tutto.

Non è dunque più possibile pubblicare contenuti di alcun tipo che negano l’esistenza del cambiamento climatico e i legami con le emissioni di anidride carbonica sul social.

Facebook, Instagram e TikTok 

Meno importanti le decisioni sul tema degli altri social network. Per quanto riguarda la galassia Meta, iniziative sul clima sono state prese da Facebook (che nel 2020 ha lanciato il “Climate Science Information Centre” con le notizie sul clima provenienti da fonti ufficiali e nel 2022 ha iniziato ad aggiungere delle etichette informative sui post relativi al cambiamento climatico invitando gli utenti a consultare il Centro).

Ancora nulla, per il momento, sul fronte TikTok. Ma tanto su Facebook quanto su TikTok (assai meno su Instagram) girano parecchie fake news sul climate change.

Dunque fino a che anche questi social non decideranno di agire in maniera potente contro la disinformazione sul clima resterà imminente la necessità di risolvere quello che lo stesso Mark Zuckerberg nel corso di un’audizione al Congresso degli Stati Uniti ha definito “un grosso problema”.

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