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“Papà uccidi il mostro”, il corto sul dramma dell’ex Ilva dedicato al piccolo Federico

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“Il mostro non si ferma mai”. Queste sono le parole che descrivono il cortometraggio “Papà uccidi il mostro” di Fabio Vasco, dedicato al piccolo Federico, morto a 9 anni a causa di un neuroblastoma, e che racconta il dramma dietro la continua attività dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

Papà uccidi il mostro”  è una pellicola prodotta dal Mag (Movimento artistico giovanile)  che racconta la storia del “mostro” che ha strappato via tante vite, come quella del piccolo Federico, morto nel 2014 per una grave forma di tumore al cervello.

Fabio Vasco è l’ideatore e interprete del corto che racconta il dramma del “mostro industriale”, l’ex Ilva di Taranto, che continua a fare vittime e di notte incute paura con le sue luci rosse sulle punte delle ciminiere dell’impianto della morte. Il corto prende proprio il nome dalla didascalia sotto il disegno che Federico lasciò vicino a sé prima di andarsene e che oggi rappresenta il segno di una lotta e di una sconfitta per tanti bambini e tante vite interrotte.

Il mostro non si ferma mai” queste sono le parole che descrivono nel cortometraggio l’incessante attività dello stabilimento siderurgico di Taranto. Un piano sequenza, una ripresa senza interruzione che descrive il dolore e la desolazione di chi è stato abbandonato dopo essere stato illuso.

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“Un corto breve, violento e abbacinante come un fulmine – spiega l’autore-  un uomo solo, in una casa vuota e dall’atmosfera sospesa, come in attesa di qualcosa, comunica col figlio malato, perso in un lontano lettino d’ospedale. Dietro i vetri delle finestre, nuvole gravide di pioggia si confondono col grigio plumbeo dell’Italsider di Taranto, madre assassina e Medea d’acciaio. Sul letto una valigia, per una partenza imminente. O forse no”.  

Ma Federico è solo una delle tante vittime del mostro. Qualche settimana è arrivata la sentenza di un’altra drammatica storica, quella di Lorenzo Zaratta, morto a 5 anni per un tumore al cervello il 30 luglio del 2014: nove dirigenti dell’acciaieria sono indagati per omicidio colposo, tra i quali l’allora direttore dello stabilimento e i responsabili dell’intera area a caldo. Sono state le emissioni dell’ex Ilva a causare la morte del piccolo ed è  la prima volta che la magistratura mette in relazione la morte di una singola persona con le emissioni inquinanti del siderurgico.

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I tumori dei bambini sono malattie rare, ma a Taranto c’è un aumento dell’incidenza“, ha affermato il primario di Oncologia pediatrica dell’ospedale Santissima Annunziata, Valerio Cecinati, intervenendo a un sit-in indetto dall’associazione Genitori Tarantini per rilanciare la mobilitazione contro le conseguenze dell’inquinamento industriale sulla salute. Al sit-in sul piazzale Bestat campeggiava lo striscione a lettere verniciate di rosso e di blu (i colori di Taranto) con la scritta: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino“.

Le ultime dichiarazioni del sottosegretario all’ambiente Morassut rispetto alla situazione dell’Ilva sono state: “La difficile situazione di Taranto richiede da parte di tutti la massima attenzione al rispetto degli adempimenti stabiliti in intese ed atti unanimemente concordati e finalizzati alla tutela dei livelli occupazionali e alla modernizzazione degli impianti nella direzione del risanamento ambientale e della tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini”.

Di Francesco De Simoni

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