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Raddoppiato il benzene a Taranto. Comitato cittadini: ‘Ilva incompatibile con la salute’

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Ilva. “È raddoppiato il benzene cancerogeno nel 2020 a Taranto nonostante il Covid”. Queste le parole che il Comitato Cittadino scrive al sindaco affinché “dichiari l’Ilva incompatibile con la salute pubblica e formalizzi la richiesta di fermo dei suoi impianti inquinanti”.

Il Comitato, costituito nei primi giorni dello scorso luglio, ha già raccolto l’adesione di associazioni e movimenti già esistenti, ma anche di cittadini, dopo che il pomeriggio del 4 luglio una nube di polvere ferrosa si è sollevata, causa maltempo, dal siderurgico ArcelorMittal abbattendosi sui due quartieri vicini alla fabbrica, Tamburi e Paolo VI.

Per il Comitato, il picco di benzene si è verificato giovedì 6 agosto.

“La centralina Arpa del quartiere Tamburi, in via Orsini – spiega una nota – ha riportato un valore di 9.1 mcg/m3 (microgrammi per metro cubo)”.

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Per il Comitato si tratta delvalore più elevato che si è registrato all’interno dell’Ilva La centralina Meteo Parchi (Ilva) ha infatti registrato 10 mcg/m3 e questo ci induce a pensare che la sorgente del picco di benzene sia da individuare dentro lo stabilimento siderurgico. Elevato anche – afferma il Comitato – il valore registrato nella centralina Arpa di via Alto Adige: 6 mcg/m3. È l’ultimo di una serie di picchi registrati dalle centraline Arpa e Ispra”.

Secondo il Comitato, “Se si osserva la media del benzene rilevato nel periodo gennaio-luglio 2020 rispetto all’anno precedente nel quartiere Tamburi l’aumento è stato del +113%. Nella cokeria Ilva è del +83%, nella centralina Ilva di Meteo Parchi e’ del +193%. Praticamente il benzene nell’Ilva – evidenzia – è più che raddoppiato nonostante la riduzione della produzione e il lockdown. Il benzene è classificato dalla Iarc come cancerogeno certo“.

Secondo il Comitato cittadino “questi dati dimostrano che lo stabilimento siderurgico è
talmente fatiscente che neppure la riduzione della produzione consente di raggiungere risultati accettabili e costanti” e per questo non attenderà oltre e richiederà la revoca della facoltà d’uso di impianti Ilva posti sotto sequestro penale.

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“La facoltà d’uso – spiegano – era condizionata dalla Corte Costituzionale alla messa a norma degli impianti, cosa che non è avvenuta e che è stata continuamente rinviata fino a diventare una chimera. Tale mancanza di rispetto delle prescrizioni Aia (autorizzazione integrata ambientale) non e’ stata compensata neppure dalla ridotta produzione”.

Infine, il Comitato chiede al sindaco di Taranto “un incontro perché venga presa con la massima rapidità la decisione di dichiarare l’Ilva incompatibile con la salute pubblica ai fini del fermo degli impianti inquinanti”.

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