Animali

Orso M49, catturato sulle montagne del Trentino: era in fuga dal luglio scorso

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Dopo una caccia durata mesi, l’orso M49, ribattezzato Papillon, è stato catturato dagli uomini della Forestale del Trentino. L’animale sta bene ed è introdotto nell’area di preambientamento, con tana e recinto interno. 

M49, l’orso in fuga dal luglio scorso, è stato catturato dagli uomini della Forestale del Trentino, sopra Tione. L’orso considerato “problematico” era stato catturato il 15 luglio scorso e rinchiuso nel centro faunistico del Casteller, a Trento, per fuggire dopo poche ore rifugiandosi inizialmente sulla Marzola, la montagna sopra Trento.

Era stata disposta la cattura del plantigrado fuggiasco – ribattezzato “Papillon” dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa – e, in caso si rendesse pericoloso, l’abbattimento. L’animale è stato catturato alle 21,30 di ieri sera ed è stato trasportato nuovamente nel centro di Casteler.

Ci hanno assicurato che Papillon sta bene, è seguito h24 da un’equipe di tecnici della Provincia, ma immediatamente ho allertato l’Ispra, che con i propri esperti sta seguendo l’orso per garantire la massima attenzione in queste ore delicate”, scrive il ministro Costa sul suo profilo Facebook. 

L’animale è stato catturato mediante una trappola tubo ed il trasporto è avvenuto seguendo la prassi, ossia con l’animale sveglio e sotto il costante controllo veterinario.

L’Orso M49 si è svegliato dal letargo e si sposta verso l’Alto Adige

Giunto presso l’area del Casteler l’orso è stato immesso nell’area di preambientamento (tana e recinto interno). Questo per consentire un suo inserimento nell’area faunistica per gradi, passando dall’area dove si trova attualmente all’intero recinto, che ospita in questo momento anche un altro esemplare (DJ3, femmina adulta). L’azione ha consentito di dare attuazione alle due ordinanze del presidente della Provincia dell’estate scorsa, ed è stata pianificata dopo che M49 si era reso protagonista, nelle scorse settimane, di un lungo spostamento che dal Trentino orientale lo aveva portato nelle sue aree d’origine.

Anche durante questo spostamento “l’orso ha effettuato numerose intrusioni in abitazioni, baite, rifugi, malghe ed altri stabili, confermando il comportamento pericoloso per l’uomo già manifestato chiaramente l’anno precedente” si legge in una nota della Provincia di Trento. Il presidente Maurizio Fugatti ha provveduto ad informare il ministro dell’Ambiente Costa e l’Ispra che già in precedenza aveva attestato la pericolosità dell’esemplare. Da Fugatti e dall’assessore Giulia Zanotelli è stato espresso un ringraziamento agli uomini della forestale ed in particolare alla squadra che è stata impegnata fino alle prime luci dell’alba per portare a termine la delicata operazione.

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La cattura fa tirare un sospiro di sollievo a chi vive la montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività, come afferma la Coldiretti.

Col trascorrere dei giorni gli avvistamenti dell’orso M49 diventavano, però, sempre più rari. Ad agosto i suoi spostamenti, seppur silenziosi perché non lasciavano particolari tracce di ‘pasti’, iniziavano a farsi più frequenti, dalla Vigolana alla valle di Cembra fino all’Alto Adige. La vigilia di Ferragosto dello scorso anno alcuni cacciatori di Faedo avevano segnalato ai forestali altoatesini orme di orso nel fango. In quel periodo in Provincia di Bolzano c’era un altro problema, quello del lupo che sbranava le pecore nei masi di montagna.

L’ultima traccia lasciata nel 2019, l’11 ottobre nel Vanoi: un torello ucciso. Poi il lungo letargo tra la Val Calamento e il gruppo del Lagorai. Due mesi fa, sfidando le basse temperature e la neve, era comparso tra i boschi di Castello Molina di Fiemme lasciando alcune tracce. Il plantigrado si era messo in ‘viaggio’ verso l’Alto Adige, in direzione di Malga Cugola sugli Oclini, zona già da lui ‘visitata’ l’estate scorsa. Un mese fa, in piena emergenza sanitaria di coronavirus, i primi ‘raid’. Prima di trasferirsi sulle montagne della Carega, ai confini col Veneto, aveva distrutto la finestra di una baita in montagna sopra il paese di Brusago sull’altopiano di Pine’, sempre in Trentino. Nell’ultimo periodo il plantigrado aveva effettuato lunghi spostamenti dal Trentino orientale alle sue aree d’origine e durante i movimenti numerose sono state le intrusioni in abitazioni, baite, rifugi, malghe ed altri stabili fino a scendere nella valle dell’Adige. 

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Intanto la LAV (Lega Anti Vivisezione) chiede la liberazione dell’orso: “Lascia increduli che con la pandemia in corso si sia trovato il tempo e risorse per dare la caccia a questo animale“.

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