Animali

Wet market, i mercati dove potrebbe esser nato il covid-19. Ma in Asia continuano a restare aperti

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La pandemia del covid-19 potrebbe aver avuto origine in un wet market a Whuan. A dirlo sono gli scienziati. Animali selvatici vivi, uccisi e venduti in questi mercati. Le associazioni animaliste si appellano all’Onu: i mercati in Asia vanno chiusi per fermate questa brutalità e tutelare la salute pubblica. Anche Fare Ambiente con il suo presidente Vincenzo Pepe si schiera contro la chiusura. 

Nei wet market, i mercati umidi dove animali selvaggi, vivi, vengono ammucchiati, venduti e uccisi, potrebbe aver avuto origine la pandemia del covid-19. E a dirlo sono gli scienziati. E non sarebbe la prima volta perché anche la Sars nel 2002 ebbe origine proprio in uni di questi wet market. 

Si sostiene che il covid-19 sarebbe passato dal pipistrello al pangolino e quindi all’uomo dopo che lo stesso ne ha consumato la carne. Per evitare nuove pandemie come quella è fondamentale vietare che venga consumata carne di ogni tipo. Al momento non c’è ancora un divieto nazionale, anche se è stato vietato ufficialmente in due città della Cina, Shenzen e Zhuai. 

Nelle immagini diffuse sul web l’attenzione si focalizza specie sui pipistrelli e il pangolino, una specie in via d’estinzione, particolarmente apprezzato non solo per la tradizione della medicina cinese ma anche per la qualità e il gusto della sua carne, fortemente preziosa e pagata tantissimo. Ciò ci fa anche denunciare il traffico internazionale di animali selvatici in via di estinzione”, ci spiega il presidente di Fare Ambiente, Vincenzo Pepe

La presenza del virus c’era già nel mese di novembre, dicembre sicuramente si è sviluppata e solo alla fine di gennaio la Cina ha dato notizia dell’epidemia o meglio della possibilità che questo virus potesse poi dagli animali selvatici passare all’uomo, poi andare a diffondersi in tutto il mondo. Io penso che la Cina non abbia dato subito questo tipo di allarme per un problema economico e ha tenuto nascosta questa notizia quanto più possibile. – spiega Pepe – La Cina ha aderito all’Organizzazione Mondiale della Sanità e nel proprio regolamento afferma testualmente: ‘salvo che si tratti di arma biologica, gli Stati hanno l’obbligo di segnalare tempestivamente i rischi per l’umanità’. La Cina aderisce a questo regolamento, quindi aveva tutto l’obbligo di subito dare comunicazione. Questo comportamento omissivo per me ha una rilevanza penale.”

E intanto i mercati di fauna selvatica in Asia continuano a restare aperti. A lanciare l’allarme è l’organizzazione internazionale Animal Equality: “È di poco fa la notizia che anche Peta Asia ha riscontrato continue irregolarità nei wet market asiatici”.

Animal Equality aveva già denunciato in un VIDEO che mostrava immagini raccolte in Cina, Vietnam e India, i “mercati umidi” come luoghi pericolosi per animali e salute pubblica, in cui non vengono rispettate le norme igieniche minime o la tutela della salute umana e animale.. L’organizzazione internazionale aveva già lanciato una petizione all’Onu per chiederne la chiusura.

Wet market, animali massacrati e diffusione di virus. La realtà dei mercati bagnati dal sangue

Animal Equality supporta Peta Asia in questa denuncia e rilancia la petizione rivolta alle Nazioni Unite per chiedere la chiusura immediata di tutti i wet market in tutto il mondo. La petizione ha già raccolto quasi 250mila adesioni in Italia, oltre 450mila in tutto il mondo.

Ma anche Humane Society International  “da anni sta lavorando in prima linea per porre fine a questa crudeltà. Ci adoperiamo per chiudere gli allevamenti e con dei partners, sia locali che internazionali, cerchiamo delle nuove famiglie per gli animali che riusciamo a salvare, facciamo pressione sui governi di questi paesi per riuscire a vietare in maniera definitiva questo commercio. – ci spiega la direttrice di HSI Italia Martina Pluda in un’intervista – E poi lavoriamo anche con i commercianti in modo da riuscire ad aiutarli a trovare un modello di business alternativo. Ma il sostegno di tutti è fondamentale per riuscire a a fare questo tipo di lavoro. Vi invito a firmare la nostra petizione”.

FIRMA LA PETIZIONE HSI

Traffico animali selvatici e wet market: “Vanno fermati”. Intervista a Martina Pluda, direttrice HSI Italia

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