Moda ecosostenibile, Spadafora: “Ok le norme Ue su greenwashing e riuso ma sulla sostenibilità sociale siamo a zero”

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Marina Spadafora di Fashion Revolution commenta con TeleAmbiente le nuove norme dell’Unione europea in materia di fashion ecosostenibile

La scorsa settimana la Commissione Europea ha approvato una serie di norme relative al settore del fashion con l’obiettivo di renderlo più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Marina Spadafora, responsabile per l’Italia di Fashion Revolution, ha spiegato a TeleAmbiente che la normativa europea va nella giusta direzione ma la strada da fare è ancora lunga.

“Oggi – ha spiegato Spadafora – il 12% dei brand internazionali si è impegnato verso questo tipo di transizione ecologica. Le norme che Commissione Europea e Parlamento Europeo stanno implementando sono molto interessanti percché lasciano meno spazio al greenwashing, vietano alle aziende di incenerire o buttare in discarica gli stock invenduti facilitando dunque il riciclo e il riuso”.

Ma se da un punto di vista ambientale passi in avanti sono stati fatti, non si può dire lo stesso da un punto di vista sociale.

“Le normative europee non si occupano delle questioni sociali – spiega Spadafora – che rappresentano l’altra faccia della medaglia. Le maestranze tessili che lavorano oggi nella filiera della moda, parliamo di più di 70 milioni di persone, vengono ancora pagate molto poco e non hanno nessun tipo di sicurezza né di contratto nel luogo di lavoro”. 

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Dunque, continua Spadafora – “molto bene i passi in avanti dal punto di vista ambientale ma senza unirli alla sostenibilità sociale, quello dell’Unione europea rimane un discorso a metà”.

Ma qualcosa per spingere aziende produttrici, governi e consumatori a fare più attenzione alle questioni ambientali e sociali relative al settore della moda si può fare.

Marina Spadafora spiega che sono in primis le grandi marche che si riforniscono dai produttori nei Paesi in via di Sviluppo a dover chiedere a questi ultimi di pagare maggiormente i propri lavoratori prendendosi carico della piccola percentuale di costi in più che si andrebbe a creare.

I consumatori, da parte loro, dovrebbero fare una ricerca prima di spendere i propri soldi nell’acquisto di abiti per capire quanto le aziende dalle quali si sta per acquistare hanno fatto e stanno facendo sul fronte della sostenibilità ambientale e sociale. 

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