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La strada verso un Green New Deal Globale. Rifkin: “Siamo alle soglie della sesta estinzione di massa”

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L’economista Jeremy Rifkin, uno dei più famosi e discussi attivisti ambientali del pianeta, nel suo Un Green New Deal Globale, pubblicato da Mondadori, parla della fine del capitalismo e dell’avvento di un nuovo mondo ecologicamente sostenibile. “Abbiamo bisogno che la nuova generazione combatta per portare il Green New Deal in tutto il mondo”.

Economia della condivisione e Green New Deal sono stati i temi cardine dell’incontro pubblico martedì 22 ottobre all’Università di Roma LUMSA, in collaborazione con Cetri-Tires.

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Presente l’economista e sociologo Jeremy Rifkin arrivato alla LUMSA a bordo di una share’n go raccontando che è stato proprio lui per primo a promuovere e a credere in questo tipo servizio per la mobilità: “Abbiamo introdotto l’idea del car sharing nel 2000 quando abbiamo pubblicato il libro ‘Age of access’. È una grande trasformazione del modo in cui utilizziamo la mobilità. Tradizionalmente le persone posseggono un’auto che usano un’ora al giorno e poi rimane ferma. Con il car sharing si possono eliminare l’80% dei veicoli nel mondo.  – ci spiega Rifkin – I nostri studi mostrano che con il car sharing elimineremo l’80% dei veicoli entro i prossimi 20 anni, fino a rimanere con solo duecento milioni di veicoli, quindi meno traffico, meno inquinamento, molte meno emissioni di C02 che influiscono sul cambiamento climatico e useremo anche meno risorse del pianeta visto che non avremo bisogno di così tanti veicoli. Queste auto saranno elettriche e si guideranno da sole grazie alla Big Data Analyitics. Questa è la mobilità della nuova generazione, la Generazione Z, i Millenials, e questo è uno dei tanti modi con cui possiamo combattere l’emergenza climatica“.

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Abbiamo chiesto a Rifkin cosa ne pensa dei tanti giovani che in questi mesi stanno protestando contro il cambiamento climatico e per il loro futuro. “Questo è un momento fondamentale nella storia. Dobbiamo fare un passo indietro e capire l’enormità di quello che sta succedendo. Siamo alle soglie della sesta estinzione di massa. Le altre cinque nella storia sono arrivate veloci e hanno portato all’estinzione delle specie sul pianeta. Gli scienziati ci stanno mettendo in guardia, potremmo perdere la metà delle specie sulla Terra entro le prossime 8 decadi. Abbiamo avuto tre scioperi globali per il clima e in quello di settembre abbiamo avuto milioni e milioni di studenti che sono scesi in piazza in oltre 130 nazioni, chiedendo una soluzione alla crisi ambientale e un Green New Deal globale“.

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“Le generazioni più vecchie non capiscono cosa sta succedendo: questa è diversa da qualsiasi altra protesta nella storia, è la prima rivolta planetaria della razza umana. Questa è la prima volta che una generazione si vede come una specie a rischio estinzione e inizia a vedere le altre specie come parte integrante di un complesso evolutivo. Siamo tutti in pericolo su questo pianeta per via del riscaldamento globale, perché stiamo emettendo nell’atmosfera troppa CO2. Il nostro ecosistema sta collassando, ci sono centinaia di milioni di persone che migrano per sopravvivere.  Questo movimento giovanile deve rimanere vigile, sapersi adattare, essere non violento e crescere di numero.

È importante che i giovani ritornino alle loro comunità e inizino ad educare le persone attorno a loro, entrino a fare parte di organizzazioni no profit, entrare in politica quando avranno l’età giusta, entrare nei consigli comunali, diventare sindaci, entrare nei consigli scolastici. Abbiamo bisogno che la nuova generazione combatta per portare il Green New Deal in tutto il mondo”.

Il passaggio dall’economia capitalistica alla sharing economy è dunque necessario. “Dobbiamo capire la natura del cambio del paradigma economico che stiamo vivendo. Ce ne sono stati altri 7/8 nella storia ed è sempre stato per le infrastrutture. Il cambiamento delle infrastrutture determina sempre in qualche modo un cambiamento nel sistema economico. Ci sono tre componenti su cui sta avvenendo una transizione: nuove tecnologie di comunicazione per gestire più efficientemente nel tempo e nello spazio grandi masse di persone, in economia a livello societario ma anche governativo; nuove fonti di energia per riunire insieme più efficacemente grandi collettività di esseri umani; nuove forme di mobilità che consentono alle persone di viaggiare più lontano e più velocemente, unendo quindi gruppi di persone a livello economico, come società e come governo.

Questa rivoluzione tecnologica e nelle infrastrutture riguarda le basi di ogni organo vivente. Nella prima rivoluzione industriale, all’inizio del 20esimo secolo, sono arrivati, di pari passo con una rivoluzione nelle telecomunicazioni, il telegrafo, una nuova fonte di energia come il carbone, e una nuova forma di mobilità, ovvero le locomotive e la ferrovia, oltre a cambiare l’ambiente di vita con le nuove enormi aree urbane. Anche nella seconda rivoluzione industriale negli Stati Uniti si notano le stesse cose. In questo caso abbiamo il telefono, un grande cambiamento, dopo la radio e la televisione, nuovi sistemi di comunicazione che si uniscono a una nuova fonte di energia, il petrolio, che ha portato a i motori a combustione, quindi a un nuovo tipo di mobilità. Sono cambiate anche le città, dalle aree urbane industrializzate a quelle suburbane. Adesso siamo all’inizio della terza rivoluzione industriale, questa è l’era del Green New Deal. La terza rivoluzione industriale porta con sé internet“.

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Ad oggi ci sono milioni di persone che raccolgono l’energia del sole e del vento, nelle loro case e nelle piccole aziende. E quella che non usano la rimandano indietro ad una rete di energia digitalizzata, usando la stessa tecnologia e gli stessi algoritmi che vengono usati per condividere le informazioni nell’internet delle comunicazioni. Adesso queste due reti stanno convergendo in una terza: rete digitale di logistica e mobilità, fatta di veicoli a energia elettrica alimentati dall’elettricità proveniente dalla rete dell’energia rinnovabile. Questi veicoli entro i prossimi anni si guideranno da soli grazie agli stessi algoritmi che usiamo per creare le piattaforme online nell’internet della comunicazione”.

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Questa è la transizione che vivrà la Generazione Z, quella dei Millenials, figli del digitale. Questo permetterà a tutte le comunità nel mondo di essere autosufficienti, di avere il controllo totale di queste tecnologie, di rendere queste infrastrutture pubbliche e non lasciarle in mano alle grandi corporazioni capitaliste, perché saranno loro stesse ad usarle senza intermediari. Questo ci porterà verso un nuovo tipo di economia, più democratica, ci farà uscire dalla globalizzazione, dove 5 grandi compagnie posseggono la maggior parte del PIL  del mondo; ci porterà verso una glocalizzazione, dove la nuova generazione potrà creare piccole e medie imprese smart e hi Tec che si potranno connettere tra di loro con altre piattaforme in tutto il mondo

Questo comporterà un appiattimento del commercio ma significa anche che le nuove generazioni avranno più controllo del proprio destino e di quello della loro comunità. In più ci si potrà connettere con le altre comunità in tutto il mondo, senza che la maggior parte dei guadagni finiscano nelle grandi aziende. Questo ci porterà a una società più equa e verso una civiltà ecologica”.

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