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“Un Green New Deal Globale”, un piano di cui abbiamo bisogno in questo momento critico. Il nuovo libro di Jeremy Rifkin

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“Un Green New Deal globale” è il nuovo libro dell’economista Jeremy Rifkin : “Di fronte a un’emergenza climatica planetaria, una giovane generazione sta promuovendo un dibattito sull’ipotesi di un Green New Deal e dettando il programma di un audace movimento politico capace di rivoluzionare la società”.

LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE- Jeremy Rifkin-VIDEO

Gli scienziati ci dicono che i cambiamenti climatici indotti dall’uomo ci stanno portando alla sesta estinzione di massa per uomini e animali. Il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) stima che l’attività umana abbia causato l’innalzamento della temperatura di 1° rispetto ai livelli preindustriali e prevede che se superasse 1,5° si scatenerebbero accelerazioni che decimerebbero gli ecosistemi terrestri. In un rapporto del 2018, l’IPCC dice che per evitare l’abisso ambientale dovremmo ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 45% rispetto ai livelli del 2010, e ci restano solo dodici anni per farlo.

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Ciò richiederà una trasformazione senza precedenti dell’economia, della società e del nostro stesso modo di vivere. La razza umana è sul filo del rasoio di un epocale cambiamento. Di fronte all’emergenza climatica globale, i più giovani (millennial e Generazione Z) stanno guidando una mobilitazione planetaria inedita a sostegno di un Green New Deal globale per salvare la vita sulla Terra e lanciare un audace movimento politico che rivoluzionerà la società. Negli USA, tutti i principali candidati del Partito Democratico alle elezioni presidenziali del 2020 hanno annunciato il loro sostegno a un Green New Deal e la stessa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha parimenti posto il Green New Deal al centro della trasformazione dell’Europa in una società post-carbon.

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Mentre il Green New Deal imperversa nella sfera politica, in quella imprenditoriale emerge un movimento parallelo che scuoterà le basi dell’economia globale. Settori chiave quali telecomunicazioni, energia, trasporti, logistica, edilizia, stanno rapidamente uscendo dai fossili a favore di energie rinnovabili sempre più economiche, pulite e ecologiche, e di processi di circolarità e resilienza, elementi fondamentali di una società ecologica. I costi degli impianti solari ed eolici sono in caduta libera e sono ormai inferiori ai costi di energia nucleare, petrolio, carbone e gas naturale, divenuti antieconomici.

Nuovi studi avvertono che migliaia di miliardi di dollari sono bloccati nei fossili e si potrebbe creare una bolla che potrebbe scoppiare entro il 2028, causando il crollo della civiltà dei fossili. Gli “stranded asset” sono i combustibili fossili che rimarranno nel sottosuolo a causa della caduta della domanda e dell’abbandono delle relative infrastrutture. Paesi dipendenti dai fossili come l’Italia saranno presi fra due fuochi: il crollo del prezzo delle rinnovabili da una parte e gli stranded asset fossili dall’altra. Il mercato detta legge e i governi di tutto il mondo dovranno adattarsi rapidamente se vogliono sopravvivere e prosperare.

L’Italia e il mondo hanno bisogno di una nuova visione economica per passare da una civiltà fossile agonizzante alla nascente civiltà verde.

A questo punto dobbiamo vedere cosa provochi i grandi cambiamenti economici nella storia. Ogni grande trasformazione economica è causata dalla convergenza di tre elementi: un nuovo modello di comunicazione; una nuova fonte di energia; e un nuovo meccanismo di trasporto per gestire, alimentare e far muovere l’attività economica, sociale e pubblica. Nel diciannovesimo secolo, la stampa a vapore basata sul carbone abbondante e i sistemi ferroviari si intrecciarono in un’infrastruttura comune per gestire, alimentare e far muovere la società, dando origine alla prima rivoluzione industriale. Nel ventesimo secolo la convergenza fra l’elettricità centralizzata, telefono, radio, televisione, i veicoli col motore a scoppio alimentati da petrolio a basso costo e sistemi stradali nazionali permisero l’infrastruttura della Seconda Rivoluzione industriale.

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Ora siamo agli albori di una terza rivoluzione industriale in cui una Internet della comunicazione digitale a banda larga sta convergendo con una Internet dell’energia rinnovabile digitalizzata, e una Internet della mobilità elettrica e a idrogeno, alimentate da energia verde, in una vera e propria piattaforma Internet delle Cose (IdC), integrata nel patrimonio edilizio commerciale, residenziale e industriale a emissioni zero. Tutti gli edifici stanno diventando altrettanti nodi di una rete intelligente resiliente e a emissioni zero, incorporati in una matrice IdC, per un’Italia verde e smart e non saranno più spazi passivi e isolati ma diventeranno soggetti attivi di condivisione di energie rinnovabili, efficienza energetica, mobilità elettrica e una vasta gamma di altre attività economiche in un vero e proprio Commons a disposizione di tutti in una nuova infrastruttura che coinvolgerà tutti i settori e renderà possibili nuovi modelli commerciali, opportunità occupazionali di massa con un balzo in avanti verso l’economia circolare a zero emissioni ecologicamente sostenibile e altamente resiliente della terza rivoluzione industriale

L’economia digitale comporta però anche rischi e sfide, non ultima quella di garantire la neutralità e uguale accesso alle reti, proteggere la privacy, garantire la sicurezza dei dati e contrastare il crimine e il terrorismo informatici. Come possiamo impedire ad alcuni paesi di hackerare i social media di altri paesi e diffondere disinformazione per influenzare l’esito delle loro elezioni? O difenderci da mastodontici monopoli digitali che mercificano i nostri dati personali online vendendoli a terzi per usi commerciali? Il lato oscuro di Internet richiederà un vigile controllo normativo a livello locale e nazionale. La costruzione dell’Internet dell’energia servirà da spina dorsale del Green New Deal in Italia, passando da un sistema elettrico centralizzato basato sui combustibili fossili a uno distribuito basato su milioni di siti di generazione di energia solare ed eolica integrati in una rete elettrica intelligente, digitalizzata. Il governo nazionale dovrebbe assumersi (insieme alle regioni per quanto di loro competenza), la responsabilità primaria di finanziare la costruzione nei prossimi dieci o venti anni dell’Internet dell’energia.

La rete elettrica nazionale intelligente, che fornisce un’interconnessione digitale continua per la condivisione di elettricità rinnovabile in ogni regione del Paese, è analoga alla costruzione dell’Interstate Highway System, voluto da Eisenhower nel 1953, il sistema autostradale che ha fornito un’interconnessione continua per la mobilità nel ventesimo secolo. L’Italia e molti altri Paesi hanno seguito l’esempio americano. L’emergente Internet dell’energia come una autostrada virtuale, collegherà digitalmente aziende, proprietari di case, società civile e servizi governativi in tutta Italia, aumentando decisamente l’efficienza aggregata della nazione, riducendo l’impronta di carbonio del paese e rendendolo più sostenibile e più resiliente. Il sistema autostradale americano rispondeva, secondo Eisenhower, all’esigenza di facilitare l’evacuazione di massa in caso di guerra nucleare, così come, analogamente, l’Internet dell’energia rinnovabile oggi ci garantisce contro guerra cibernetica e catastrofi climatiche.

La complessità stessa dell’attuale sistema lo rende sempre più vulnerabile agli attacchi informatici e agli eventi climatici. Invece, se un attacco informatico o un disastro climatico paralizzassero la rete elettrica nazionale intelligente, i proprietari di abitazione, le imprese e le comunità sarebbero in grado di riorganizzarsi e condividere l’energia in tutto il vicinato con le loro micro-reti, consentendo alla società di continuare a funzionare. La responsabilità di stabilire gli standard per accelerare la transizione verso un’infrastruttura di terza rivoluzione industriale omogenea nell’intero paese rimane responsabilità primaria del governo italiano.

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Per accelerare il finanziamento di tale transizione, esso dovrà fare affidamento su un sistema di banche ”verdi” a livello nazionale e locale, obbligazioni “verdi” e anche su un’ampia gamma di generosi incentivi e disincentivi secondo la logica di ”bastone e carota”. Il finanziamento dell’infrastruttura verde verrà dalle entrate fiscali e dalla ridistribuzione dei finanziamenti pubblici, ma anche da fondi istituzionali e, in particolare, fondi pensione pubblici e privati, il più grande pool di capitali del mondo nel 2018, per un valore di oltre 40 mila miliardi di dollari.

Karl Marx non avrebbe mai immaginato che nel ventunesimo secolo i lavoratori sarebbero diventati i principali “capitalisti”, nel senso di proprietari di capitali di investimento attraverso i loro fondi pensione. Ma oggi, preoccupati che il crollo dell’industria fossile possa spazzar via i risparmi di milioni di lavoratori, i fondi pensione stanno iniziando a disinvestire dal settore dei combustibili fossili e dalle industrie correlate o dipendenti da essi, come l’industria petrolchimica, e a reinvestire nelle tecnologie verdi della Terza Rivoluzione Industriale. Il crollo della civiltà dei combustibili fossili è inevitabile, per quanti sforzi possano fare le relative industrie per evitarlo. Le forze del mercato sono molto più potenti di qualsiasi lobby fossile. Le energie solari ed eoliche sono ora le più economiche al mondo e i loro costi fissi continueranno a precipitare su una curva esponenziale per molto tempo ancora, mentre quelli marginali sono già adesso vicini a zero. A differenza di carbone, petrolio, gas e uranio, il sole e il vento sono gratuiti.

Ma la “mano invisibile” da sola non ci guiderà nell’Era della Resilienza. Costruire una nuova civiltà ecologica dalle ceneri della civiltà dei fossili richiederà uno sforzo collettivo che deve riunire governo, economia e società civile con un mix di capitali pubblici, di mercato e sociali, per realizzare rapidamente l’infrastruttura della terza rivoluzione industriale a zero emissioni e portare l’umanità in un’era sostenibile.

di Jeremy Rifkin (Fonte La Repubblica)

Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program sul rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Fra i libri di Jeremy Rifkin tradotti in italiano, ricordiamo: La fine del lavoro (1995), Il secolo biotech (1998) e, per Mondadori, Entropia (1982), L’era dell’accesso (2000), Ecocidio (2001), Economia all’idrogeno (2002), Il Sogno europeo (2004), La civiltà dell’empatia (2010), La Terza rivoluzione industriale (2011), La società a costo marginale zero (2014).

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