glifosato nella pasta

Divella, Garofalo, Lidl e Agnesi hanno risposto alla ricerca svizzera sul glifosato nella pasta. Ecco cosa hanno detto

Il mese scorso la rivista elvetica K-tipp aveva condotto diversi esperimenti sulla presenza di glifosato su 13 pacchi di pasta di produzione convenzionale e 5 di produzione biologica. Mentre nell’ultimo caso non erano state trovate tracce dell’erbicida, nei pacchi da agricoltura convenzionale era stato trovato in 10 pacchi su 13.

Tra i dieci pacchi di pasta in cui erano state trovate tracce di glifosato, 4 sono di produzione italiana.

Si tratta dei tagliolini Agnesi, gli spaghetti Divella, gli spaghetti Garofalo e le tagliatelle Lidl Combino (queste ultime una produzione italiana che però non vengono distribuite nei punti vendita del nostro Paese).

Come ha spiegato Il Salvagente, a distanza di diverse settimane, tutte le aziende coinvolte hanno deciso di replicare alla rivista svizzera. Ecco cosa hanno detto.

Divella. L’azienda ha spiegati a Il Salvagente che “grazie al sistema di qualità integrato in essere, produce e distribuisce un’unica qualità di pasta di semola di grano duro in più di 130 paesi in tutto il mondo, garantendo un elevato standard di sicurezza alimentare e di prodotto, partendo dal chicco di grano fino al punto di consegna. Entrando nel merito dei risultati, da un controllo dei rapporti di analisi su pasta o semola effettuati negli ultimi 18 mesi, questi hanno rilevato valori di glifosate al di sotto del limite di rilevabilità. Dopotutto, anche il risultato del test da voi segnalato riporta, tra i risultati, valori infinitesimali rispetto ai limiti di legge, dove il glifosato risulta pari a 0,023 mg/kg contro un limite di legge pari a 10 mg/kg = 435 volte inferiore ai limiti fissati dalla legge comunitaria in vigore, rispetto anche al possibile valore dell’incertezza di misura che viene calcolato applicando un valore di default pari al 50% (fattore di copertura 2 corrispondente ad un livello di confidenza pari al 95%), così come previsto al punto E10 del documento Sante 11945/2015 per il quale valore di incertezza il risultato del test sarebbe al di sotto del limite di quantificazione (Loq)”.

Garofalo. L’azienda ha detto a Il Salvagente che viene effettuato “un attento e scrupoloso controllo su tutte le materie prime. In particolare, in merito alla tabella di test pubblicata dal mensile svizzero tedesco Ktipp precisa che il valore di 0,019 attribuito al prodotto spaghetti Garofalo è mille volte inferiore al limite di legge. Come indicato nella tabella il limite di rilevabilità è di 0,010 quindi si tratta di un numero ai limiti della rilevabilità. Inoltre l’azienda controlla tutte le materie prime in entrata affinché non contengano glifosato”.

Lidl fa sapere al Salvagente: “Per la referenza “Combino Bio Organic Spaghetti” il prodotto testato corrisponde a quello venduto nelle filiali Lidl in Italia. Per quanto riguarda, invece, il prodotto “Combino Tagliatelle”, trattasi di prodotti differenti in quanto il fornitore è differente da quello che produce la pasta venduta in Svizzera”.

Agnesi spiega al periodico che il grano usato nella pasta venduta in Svizzera è diverso visto che in Italia viene venduta pasta solo con grano 100% italiano. “In merito alla gestione dei contaminanti provenienti dalle coltivazioni agricole, Agnesi ha avviato un programma di gestione di filiere agricole integrate, al fine di poter ridurre l’uso di alcuni prodotti in agricoltura, portandone i residui ben al di sotto degli attuali limiti di legge. Tale attività risulta essere molto impegnativa e richiede tempi medio/lunghi per la sua piena realizzazione. Si tratta infatti di intervenire, oltre che sulle pratiche agricole, anche su tutto il sistema di trasporto, molitura e stoccaggio che interessa la filiera del frumento duro, da cui ottenere la semola per le produzioni di pasta. Ci preme segnalare che, anche le semole non ancora provenienti da tali filiere selezionate, hanno parametri di gran lunga inferiori ai cogenti limiti di legge. Nel caso di specie, il valore del glifosato trovato è pari a 0.039 ppm oltre 250 volte inferiore al limite di legge pari a 10 ppm. Il nostro impegno, anche in considerazione dei fatti internazionali ai quali il mondo delle produzioni agro-alimentari è sottoposto in questi ultimi mesi, è tale da perseguire come scopo primario il processo di miglioramento continuo delle caratteristiche nutrizionali e di sicurezza dei prodotti alimentari offerti ai consumatori”.

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