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Draghi: “la crisi climatica è un’emergenza come quella pandemica”

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La crisi climatica è un’emergenza come quella pandemica. A dirlo il Presidente del Consiglio, Mario Draghi in video collegamento nell’incontro a porte chiuse organizzato dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e dal primo ministro britannico Boris Johnson, in vista della Cop26 di Glasgow in novembre.

E’ vero che stiamo ancora lottando contro la pandemia, ma questa è un’emergenza di uguale entità e non dobbiamo assolutamente ridurre la nostra determinazione ad affrontare i cambiamenti climatici“.

L’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite – ha spiegato il Premier – ci ha detto tre cose: che la nostra azione dovrebbe essere immediata, rapida e su larga scala. E se non agiamo per ridurre le emissioni di gas serra, non saremo in grado di contenere il cambiamento climatico al di
sotto di 1,5 gradi“.

L’Italia farà la sua parte – ha poi promesso Draghi – siamo pronti ad annunciare un nuovo impegno economico nelle prossime settimane“.

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Il premier non è entrato nei dettagli del nuovo impegno economico del Governo, che potrebbero essere annunciati al G20 dei leader di ottobre a Roma, ma dal 2015 al 2020 l’Italia ha stanziato 500 milioni di euro l’anno per raggiungere i target fissati dagli accordi di Parigi.

Dovremo rafforzare gli sforzi comuni nell’accelerare la graduale eliminazione del carbone sia a livello nazionale che internazionale. E dobbiamo davvero – ha concluso il Presidente Draghi – prendere il nostro destino nelle nostre mani su questo aspetto“.

Molto duro anche il messaggio del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per il quale “serve un’azione decisa ora per evitare la catastrofe climatica, salvare questa e le generazioni future è una responsabilità comune“.

Il leader del Palazzo di Vetro ha poi ribadito che “sulla base degli attuali impegni degli Stati membri il mondo è su un percorso catastrofico verso 2,7 gradi di riscaldamento globale“.

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La scienza ci dice che qualsiasi cosa al di sopra di 1,5 gradi sarebbe un disastro – ha poi ricordato – serve un taglio alle emissioni del 45% entro il 2030, e se non cambiamo collettivamente rotta c’e’ un alto rischio di fallimento della Cop26“.

Guterres si è poi rivolto soprattutto ai Paesi del G20, precisando che serve la loro leadership: “Rappresentano l’80% delle emissioni di gas serra e nell’incontro di oggi c’è stato un consenso sul fatto che il prossimo G20 sarà assolutamente essenziale per garantire il successo della Cop26 a novembre“.

Per il Segretario Onu è necessario agire su tre fronti:

  • Mantenere l’obiettivo di 1,5 gradi,
  • stanziare i 100 miliardi di dollari promessi all’anno ai Paesi poveri,
  • aumentare i finanziamenti per l’adattamento ad almeno il 50% del totale dei finanziamenti pubblici per il clima.

Il Premier brittanico Boris Johnson non è nascosto di essere “sempre più frustrato” per il fallimento dei Paesi ricchi nell’onorare le promesse fatte e quello dei 100 miliardi di dollari è un “impegno storico, ma ora dobbiamo mantenerlo“.

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