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Clima, denuncia di Greenpeace: “Accordo tra multinazionali e colossi del fossile sulla plastica monouso”

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Clima, la denuncia di Greenpeace che smaschera le multinazionali e i colossi energetici del fossile. “Accordi globali per aumentare la produzione di plastica monouso”, rivela un rapporto.

Clima, Greenpeace Usa smaschera le multinazionali e i colossi energetici del fossile. Nonostante le promesse e le buone intenzioni, infatti, le grandi aziende come Coca-Cola, Nestlé e PepsiCO continuano a favorire la produzione di plastica monouso, sempre più letale per il clima e per la salute delle persone in tutto il mondo. E lo avrebbero fatto, come denuncia il rapporto ‘The Climate Emergency Unpacked’, con diversi accordi commerciali con i colossi attivi nella produzione di plastica e con le compagnie dei combustibili fossili.

 

Non è un mistero, d’altronde, che la plastica viene ricavata in gran parte dal petrolio e dal gas fossile, che sono considerati i principali responsabili del riscaldamento globale. Senza contare poi il problema, sempre più grave, dello smaltimento. Se la politica internazionale, pur timidamente, cerca di risolvere il problema, gli accordi multimilionari finiscono per peggiorare la situazione. Le multinazionali sopracitate, che sono i principali acquirenti di imballaggi in plastica monouso e stanno alimentando la crescita globale di produzione di plastica, approfittano degli investimenti nel settore petrolchimico di grandi colossi come Saudi Aramco, Total, Exxon e Shell.

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Queste grandi aziende petrolifere, del gas e dell’energia, come denuncia Greenpeace, sono sempre più preoccupate dal possibile calo di redditività dovuto alla competività delle fonti rinnovabili e alla transizione in corso nei loro settori. La sezione statunitense della ong ambientalista evidenzia, nel nuovo rapporto, non solo i legami commerciali e le comuni attività di lobby tra le aziende che utilizzano la plastica e i colossi petroliferi e del gas, ma anche la mancanza di trasparenza sulle emissioni di gas serra associate alla produzione e alla distribuzione di plastica.

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Il rapporto di Greenpeace accusa anche Alliance to End Plastic Waste: dietro le tante dichiarazioni ambientaliste di facciata, infatti, si celerebbe un macroscopico progetto di greenwashing globale. Molti dei colossi che hanno aderito alla campagna, infatti, “continuano ad estrarre combustibili fossili da destinare anche alla produzione di plastica monouso“. E inoltre, “nonostante la promozione di progetti volti a migliorare le infrastrutture di riciclo e a sviluppare nuove tecnologie, ad oggi non sono stati raggiunti risultati“. Viene citato esplicitamente anche un esempio dell’insuccesso dei progetti promossi dalla campagna: quello di Renew Ocean. “Era il più reclamizzato e aveva come obiettivo riciclare i rifiuti in plastica provenienti dal fiume Gange in India, ma è stato chiuso dopo aver raccolto solo una tonnellata di rifiuti“, si legge nella sintesi in italiano del rapporto di Greenpeace Usa.

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Queste aziende devono smettere di alimentare il cambiamento climatico e la crisi globale dell’inquinamento da plastica, eliminando gradualmente l’impiego di plastica monouso in favore di sistemi di vendita basati sullo sfuso e su contenitori riutilizzabili“, conclude Greenpeace.

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