Il Glasgow Climate Pact è stato approvato all’unanimità dopo la richiesta dell’India di cancellare il riferimento all’abbandono del carbone, optando per una “riduzione graduale”. Sui finanziamenti ai Paesi poveri si rimanda a Cop27. Greta: “Il solito bla bla bla”. 

Dopo settimane di trattative serrate, è stato raggiunto ieri l’accordo finale sul Clima della Cop26. Il Glasgow Climate Pact è stato votato all’unanimità ma ne è uscito alquanto indebolito rispetto alle bozze che erano state pubblicate nei giorni scorsi.  

 


La maggiore novità, un compromesso sul carbone raggiunto all’ultimo momento: l’India (con l’aiuto della Cina) è riuscita a fare introdurre una modifica che ammorbidisce l’articolo sulla decarbonizzazione.

 


Resta il riferimento all’obbiettivo 1,5 gradi Celsius di aumento massimo delle temperature globali rispetto al periodo preindustriale (scompare dunque il riferimento ai 2 gradi contenuto nell’accordo di Parigi), ma per azioni concrete si rimanda alla Cop27 di Sharm el-Sheikh.

Da “phase out” a “phase down”, sul Carbona la spunta l’India

Per comprendere la portata della modifica sul carbone richiesta e ottenuta dall’India, bisogna leggere attentamente il testo dell’accordo finale raggiunto a Glasgow. Rispetto alle bozze precedenti, in cui si parlava di eliminazione (phase out) del carbone, nel documento firmato ieri dai 197 Paesi della Cop26 si parla di riduzione progressiva (phase down).

 


Una sola parola che però cambia sostanzialmente il senso del documento e, per alcuni, dell’intera Conferenza. Una vittoria per l’India (che utilizza carbone per produrre il 70 percento della propria energia) e della Cina, che abilmente, all’ultimo momento, ha lasciato il colosso indiano esporsi sul tema dell’addio al carbone.

Su taglio di emissioni e finanziamento ai Paesi poveri decida Sharm

La dichiarazione finale della Cop26 contiene diversi riferimenti importanti alla prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che si terrà il prossimo anno in Egitto, a Sharm el-Sheikh.

Il documento  fissa un obiettivo minimo di decarbonizzazione: entro il 2030 i Paesi dovranno tagliare le emissioni di CO2 del 45% rispetto ai livelli del 2010. E prevede poi di arrivare a zero emissioni nette intorno alla metà del secolo.

 


Ma nell’accordo raggiunto ieri si legge anche che i Paesi dovranno tornare nel 2022 con piani più ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030. Inoltre si lascia alla Cop27 anche l’onore di decidere sulla questione del finanziamento ai Paesi più poveri che sono anche i più vulnerabili rispetto alle conseguenze dei cambiamenti climatici già in atto.

Nel documento ci sono riferimenti alla decisione di raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2025, ma è stato lasciato a Sharm il compito di mettere i soldi sul tavolo. 

Cop26, polemiche sull’adesione dell’Italia alla Boga: “Li abbiamo friendzonati”

Greta: “Il solito bla bla bla”. Il presidente della Cop26 si commuove: “Profondamente dispiaciuto”

Il testo finale dell’accordo sulla Cop26 non è piaciuto in primis ai Paesi più poveri. La rappresentante del Bhutan, a nome del gruppo dei Paesi meno sviluppati, ha dichiarato che “il testo non è equilibrato. Ma ora non è il tempo di rinchiuderci nelle nostre differenze, ora è il tempo dell’unità”

Insoddisfatto anche Alok Sharma, il presidente della Cop26, che alla fine ha dovuto cedere: ad accordo raggiunto, parlando ai delegati, ha a stento trattenuto le lacrime. “Capisco la delusione – ha detto – ma è vitale proteggere questo pacchetto”. 

 


Greta Thunberg, l’attivista e leader dei movimenti Fridays for future, ha espresso tramite social tutta la sua frustrazione rispetto al risultato di questa conferenza sul clima. “La cop26 è finita – ha scritto – qui un breve riassunto: bla bla bla”. 

E poi aggiunge: “Il vero lavoro ora continua fuori da quelle mura. Noi non ci arrenderemo mai, mai”.

 


La giovane svedese già ieri, prima del raggiungimento dell’accordo, aveva messo in guardia i suoi follower: “Ora che la Cop26 sta volgendo al termine fate attenzione allo tsunami di greenwashing e alle giravolte dei media per inquadrare in qualche modo il risultato come ‘buono’, ‘un passo avanti nella giusta direzione'”.

 


Delusione espressa anche dalle organizzazioni ambientaliste: “È un accordo debole e manca di coraggio”, è la reazione di Greenpeace. Più cauto il Wwf che parla di “testo lontano dalla perfezione” ma aggiunge “ci stiamo muovendo nella giusta direzione”.

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