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Cop26, terza bozza: “Più soldi ai Paesi poveri”. Tra oggi e domani forse l’accordo

Terminata sulla carta ieri, la 26esima Conferenza sul clima è giunta ai tempi supplementari e continua di fatto, con negoziatori e leader alla ricerca del miglior compromesso possibile. Resta il nodo dei finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo. 

I negoziati per giungere ad un accordo sul clima tra i 197 Paesi che partecipano alla Cop26 continuano giorno e notte. Dopo una nottata febbrile di discussioni, questa mattina – in ritardo sulla tabella di marcia – è stata pubblicata la terza bozza del documento finale di Glasgow 2021.

 


Gli occhi sono già puntati su Sharm El-Sheikh dove il prossimo anno si terrà la Cop27. La terza bozza del documento finale, resa pubblica questa mattina alle 9, è stata studiata e analizzata dai delegati dei 197 paesi della Cop26 fino a mezzogiorno.

Nel testo viene chiesto alle nazioni di tornare il prossimo anno per rafforzare i loro obiettivi sui tagli alle emissioni, che vengono considerati ancora inadeguati, e per accelerare l’eliminazione graduale dei sussidi per l’energia a carbone e per i combustibili fossili.

Inoltre, in uno dei documenti si legge che la 26esima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite “decide di convocare dialoghi ministeriali ad alto livello sulla finanza climatica nel 2022, 2024 e 2026” e invita “la presidenza della Cop27 a organizzare il dialogo ministeriale di alto livello nel 2022 sui progressi nel completamento dell’obiettivo di stanziare complessivamente 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020”. 

Lo scoglio dei finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo. Johnson: I paesi ricchi mettano i soldi sul tavolo

Resta lo scoglio dei sussidi ai Paesi in via di sviluppo. La terza bozza sollecita i i Paesi industrializzati ad “almeno raddoppiare” entro il 2025 i fondi destinati ai paesi meno sviluppati per affrontare i cambiamenti climatici.

Senza girarci intorno, il premier inglese e padrone di casa di Cop26 Boris Johnson, consapevole che la questione finanziaria è quella che maggiormente sta rallentando il viaggio verso la firma di un documento finale condiviso, ha dichiarato che i pasi ricchi devono “mettere i soldi sul tavolo e lo devono fare adesso”. “La gente ci guarda, serve coraggio nelle decisioni”, ha aggiunto il premier.

 


Secondo fonti della Ong Oxfam, i Paesi in via di sviluppo avrebbero rilanciato la proposta del fondo di 100 miliardi di dollari all’anno con una contro-proposta per creare un meccanismo specifico che tenga conto di “perdite e danni” già subiti a causa delle conseguenze del riscaldamento. Ma fa sapere Gabriela Bucher di Oxfam “gli Stati Uniti e l’Ue stanno bloccando questa proposta, i paesi ricchi bloccano da tempo i finanziamenti per le perdite ei danni in ogni fase”.

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Il capitolo dei combustibili fossili

La terza bozza del documento finale ha mantenuto la forma e la sostanza di quella precedente rispetto al tema dello stop ai combustibili fossili, principale causa del riscaldamento del pianeta. Resta l’obiettivo di porre fine ai finanziamenti per carbone e fonti fossi, ma non lo stop totale previsto nella prima bozza. Dunque una versione limata rispetto alla prima ma comunque con obiettivi più stringenti rispetto a quelli di Parigi.

 


L’accordo di Parigi prevedeva che i Paesi aderenti alla Conferenza sul clima avrebbero rivisto le loro promosse in termini di utilizzo e sfruttamento delle fonti fossili nel 2025, ma molti ora chiedono che la scadenza venga anticipata.

Su questo poco si potrà fare nelle prossime ore: i negoziati su questo punto sembrano fermi e le attenzioni sono tutte sulle questioni finanziarie. Entro oggi pomeriggio i delegati potrebbero giungere ad un accordo finale. Ma c’è chi giura che la strada è ancora lunga.

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