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Gli animali sono più altruisti dell’uomo, ecco come funziona la cooperazione

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Animali. Sono sei gli elefanti che hanno perso la vita in Thailandia dopo aver cercato di mettersi in salvo l’un l’altro da una cascata.

L’incidente si è verificato nel parco Khao Yai, ed è avvenuto dopo che un piccolo elefante di tre anni è caduto in acqua.

L’acqua prepotente l’ha trascinato e lui non riusciva a risalire la corrente.

Il suo branco non ha esitato e uno dopo l’altro, sei elefanti sono finiti nello stesso burrone di acqua e rocce.

Due elefanti, tra i quali si presume la madre del piccolo, sono rimasti bloccati nei pressi della cascata e sono stati attivati i soccorsi per salvarli.

Nel mondo animale funziona così, ci si aiuta a vicenda.

Nel mondo animale l’altruismo non è una rarità, il branco che soccorre chi non ce la fa, i compagni che rispondono ai richiami, la madre che dà la vita per i cuccioli.

Come faremmo (forse) noi.

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“Sono comportamenti normali”, spiega l’etologo Roberto Marchesini, “gli animali provano emozioni ed empatia. Sentono una voce del cuore, che scatena un comportamento istintivo di soccorso”.

Immergiamoci in questo mondo di nitriti, versi, sguardi fulminei e zampate d’aiuto. I delfini. Uno di loro viene ferito da un imprevisto di mare.

La pelle bucata e il sangue che si mischia nell’acqua, il rischio è che anneghi nell’oceano. Mai suoi compagni non lo abbandonano al suo destino.

Si uniscono a formare una zattera di animali e lo sorreggono perché non affoghi.

Qualche volta ci riescono a salvare una vita e danzano, contenti, coi tuffi. I macachi sono stati sorpresi più volte ad accarezzarsi.

Sono“guantate” pelose di consolazione. Ma c’è di più. In tutti i modi tentano di scacciare la morte, fino a cimentarsi in tecniche di rianimazione.

In India, poco tempo fa, un macaco ha immerso in acqua un suo compagno rimasto folgorato ed è riuscito a salvarlo.

Tra le femmine di Bonobo (della famiglia degli scimpanzè) c’è solidarietà femminile.

A una giovane può capitare di finire tra le grinfie di un maschio troppo audace, un malintenzionato che la costringe a unirsi con lui per un rapporto sessuale. Uno stupro tra animali.

Le femmine adulte non ci stanno, fanno gruppo, si schierano in difesa dalla giovane vittima. Degli elefanti abbiamo già accennato. Custodiscono i cuccioli, li aiutano a tirarsi su dalle pozze di fango, prendono a “cornate” i predatori.

Come i bufali che in gruppo accerchiano i leoni minacciosi. È famosa, la storia del lupo disabile. Alle porte di Roma, nell’oasi LIPU Castel di Guido, un piccolo è nato con una paralisi alle zampe posteriori.

Si capisce, per un animale una condizione del genere significa morte certa. Non poteva unirsi alla caccia, adescare le prede, alla mercé dei più forti e più ingordi. Per un anno, il branco l’ha nutrito.

Pensiamo ai pinguini che senza far storie adottano i pulcini orfani, come fanno anche i licaoni e i lemuri. Mentre marmotte, manguste, suricati fanno la guardia per avvisare il gruppo in caso di un pericolo imminente.

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Persino tra i gechi atti di altruismo fino a rischiare la pelle sono stati registrati, tentativi di difesa stremata dai predatori, raccolte di larve per sfamare i feriti.

E poi c’è una specie particolare di gamberetto, il Lysmata amboinensis, detto anche dentista. Si infila nelle bocche dei pesci molto più grandi di lui, tra denti aguzzi e gengive, per far fuori temibili parassiti. I pipistrelli pure, malgrado la fama che la letteratura gli ha cucito addosso, almeno tra di loro, si dimostrano solidali.

Non è facile per tutti nel gruppo sopravvivere, nutrirsi di sangue può essere un affare complicato. Le femmine di pipistrello vampiro, dopo aver mangiato, tornano nella tana, rigurgitano il sangue ingerito e sfamano i più deboli. E l’usignolo.

Basta un attimo che la mamma si allontani per cercare da mangiare, che i predatori si fanno avanti per agguantare i piccoli ancora incapaci di spiccare il volo. L’usignolo di ritorno fa quello che sa fare meglio.

Canta, con l’ugola impazzita, un verso disperato, le note stonate, ma tutto vale per attirare l’attenzione del predatore  su di sé. La vita per la vita.

Secondo la scienza, le spiegazioni all’altruismo animale possono essere differenti.

«Una è quella della reciprocità, ovvero la possibilità che un comportamento apparentemente dispendioso per l’individuo in realtà sia regolato da vincoli propri della struttura sociale di una specie o di una comunità», spiega Marchesini, «mentre in altre situazioni l’altruismo è in realtà cooperazione. Per molti animali viene la squadra prima del singolo.

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Un altro modello che sempre più si fa strada tra gli etologi è dato dalla motivazione epimeletica ovvero dalla tendenza del soggetto a rispondere con comportamenti parentali tutte le volte che si renda riconoscibile una segnaletica infantile.

Ti riconosco cucciolo e cerco di aiutarti». La letteratura etologica è piena di esempi ancora più eloquenti. Cani che allattano gatti, gatti che diventano i migliori amici dei cani, incroci di specie e di razze intenerite dai modi buffi dei più piccoli, dai denti poco aguzzi e le unghie non affilate di chi per la prima volta si affaccia al mondo e alle sue minacce.

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