Amazzonia, Papa Francesco condanna i roghi: “Fuoco appiccato da interessi”

Papa Francesco ha aperto i lavori del Sinodo sull’Amazzonia in Vaticano puntando il dito contro chi sta depredando il polmone del mondo: “Il fuoco appiccato da interessi che distruggono, come quello che recentemente ha devastato l’Amazzonia, non è quello del Vangelo”. Questo fuoco brucia “le diversità per omologare tutti e tutto”.

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L’Amazzonia è indicata da Papa Francesco come efficacissima sintesi del nostro tempo: in essa emerge come l’economia capitalista consumi le risorse del pianeta senza ricrearne di nuove e senza preoccuparsi delle conseguenze umane, spirituali ed etiche che tale consumo comporta.

Con il Sinodo sull’Amazzonia la Chiesa vuole contribuire ad affermare che la questione ecologica riguarda tutti. Non è una questione di terra, di natura, di globo, ma è proprio la questione dell’uomo. La terra siamo “noi”.

E’ un fuoco che ha dietro precisi interessi quello che sta mandando in cenere tanta parte della foresta amazzonica: “Il fuoco divoratore divampa quando si vogliono portare avanti solo le proprie idee, fare il proprio gruppo, bruciare le diversità per omologare tutti e tutto”, afferma Papa Francesco, puntando il dito contro gli interessi delle multinazionali che stanno distruggendo il polmone verde del mondo e in particolare contro Jair Bolsonaro. Il presidente brasiliano non ha infatti fatto mistero di volere favorire gli investimenti industriali e costruzioni nella più grande foresta del mondo che per lui non può essere considerata come “patrimonio dell’umanità”.

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Ma il messaggio di Papa Francesco è rivolto anche alla sua Chiesa che deve saper “rinnovare i cammini” perché “tanti fratelli e sorelle in Amazzonia portano croci pesanti e attendono la consolazione liberante del Vangelo, la carezza d’amore della Chiesa”. E allora occorre evitare “nuovi colonialismi” e rispettare le culture: “Quando senza amore e rispetto si divorano popoli e culture non è il fuoco di Do ma il fuoco del mondo. Eppure quante volte il dono di Dio non è stato offerto ma imposto, quanto volte c’è stata colonizzazione anziché evangelizzazione!” – sottolinea nella sua omelia – Dio ci preservi dall’avidità dei nuovi colonialismi”.

Nel documento di lavoro sula quale si confronteranno 184 padri sinodali, si ipotizza per quelle aree anche il superamento del celibato sacerdotale con i cosiddetti “viri probati” e anche un maggior protagonismo delle donne nell’espletamento di alcune funzioni ecclesiali.

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Papa Francesco sottolinea anche un altro obiettivo essenziale del sinodo: “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”.

Tra i vescovi della Conferenza episcopale italiana, anche il  mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e nominato da Papa Francesco quale Padre sinodale del Sinodo sull’Amazzonia: “Sono stato 27 anni in Brasile, conosco bene questo territorio – racconta mons. Santoro – Partecipare al sinodo è innanzitutto condividere il grido dell’Amazzonia, il grido dei poveri e quindi denunciare il paradigma della cultura del consumo e dello scarto che trasforma il pianeta in una grande discarica. Gli incendi delle scorse settimane hanno costituito di fatto un attacco al cuore dell’Amazzonia. Oltre al fenomeno atmosferico della siccità c’è sotto l’interesse del latifondismo ad approfittare di questa condizione per trarne profitto. Alzare la voce significa indicare la direzione della difesa della terra come dono di Dio che non può essere depredata e distrutta”.

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Commentando la settimana per il clima e lo sciopero dei giovani guidati da Greta Thunberg:  “Il grido degli studenti scesi in piazza per il Friday for Future deve risvegliare la coscienza degli adulti. Possano esserci certamente aspetti naif ma è un grido profetico, è il grido di chi non vuole un futuro di distruzione e di morte.

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