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Amazzonia, stop ai fondi per l’estrazione petrolifera da tre banche europee

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Dopo un rapporto che ha denunciato gli affari delle corporazioni europee in Amazzonia, tre banche hanno ritirato gli investimenti per le estrazioni petrolifere nella parte ecuadoriana della foresta.

Un piccolo passo ma siamo solo all’inizio. Dopo le polemiche per un report pubblicato lo scorso agosto dalle ONG Stand Earth e Amazon Watch, che denunciavano gli interessi delle corporazioni europee nella devastazione della Foresta Amazzonica, tre banche hanno deciso di ritirare gli investimenti nella zona.

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Le banche europee sono state accusate di finanziare le compagnie estrattive attive nella foresta amazzonica con oltre 10 miliardi di dollari per l’estrazione di circa 155 milioni di barili di oro nero poi trasportati in gran parte nelle raffinerie statunitensi, soprattutto in California.

 


Per capire la portata dell’annuncio fatto nei giorni scorsi, basti sapere che responsabili di più della metà di questo giro d’affari sono le tre banche europee che hanno annunciato la sospensione del business estrattivo in Amazzonia.

Le tre banche europee sono BNP Paribas, Credit Suisse e ING che nei giorni scorsi hanno annunciato lo stop ai finanziamenti destinati ad incentivare l’estrazione petrolifera nell’area amazzonica dell’Ecuador.

 


Si tratta di un primo passo verso una gestione degli affari più attenta all’impatto ambientale, di “un precedente su cui fare leva per azioni future”, come spiega Tyson Miller, direttore dei programmi sulla foresta amazzonica della ong Stand Earth.

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Ad esultare sono soprattutto gli abitanti dell’Amazzonia, da sempre in lotta contro le multinazionali per la tutela del territorio.

Finalmente alcune corporazioni hanno ascoltato le nostre voci che per anni hanno rivendicato il  rispetto della foresta amazzonica, dove viviamo“. Parole di Opi Nenquimo, fratello di Nemonte, l’indigena a capo della nazionalità Waorani, vincitrice del Goldman Environmental Prize per le lotte a tutela e difesa del territorio.

 

 

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