Economia

AMAZON GO, ARRIVA IL SUPERMERCATO DEL FUTURO. MA LA GABANELLI ACCUSA L’E-COMMERCE

Condividi

Amazon go. Fare la spesa da Amazon senza fila alla cassa. Da oggi si può.  Il colosso dell’e-commerce ha inaugurato il primo punto vendita Amazon GO a Seattle.  E mentre comprare online ormai diventa routine  per i consumatori, Milena Gabanelli fa luce sui falsi marchi che circolano in rete proprio sulle piattaforme di maggior successo.

Ma come funziona fare la spesa presso un punto vendita Amazon Go? E’ semplicissimo. Con un’apposita app il costo dei prodotti ritirati dagli scaffali viene addebitato in automatico sull’account Amazon del cliente.  Nel giro di pochi minuti la spesa è fatta.  Niente file ed ovviamente anche niente cassieri.

Nei cinque anni di sperimentazione l’aspetto tecnico più complesso del procedimento è stato, e lo è ancora in parte, quello di riuscire ad individuare con precisione il numero e la tipologia di oggetti acquistati. Un cliente potrebbe ad esempio  riporre un oggetto nello scaffale sbagliato. Ma Dilip Kumar, responsabile tecnologico del progetto, spiega: “Il traffico di clienti ci serve ad educare i nostri algoritmi in modo che possano imparare varie cose sull’assortimento e il comportamento dei clienti”.

Se il primo punto vendita sarà un successo, è evidente quali prospettive di crescita e di espansione potrebbe avere questa nuova tecnologia.  Potrebbe nascere un’intera catena di negozi Amazon Go o persino concedere la tecnologia in licenza ad aziende dalla grande distribuzione.

Ricordiamo che Amazon è stata tra le prime grandi imprese a vendere merci su Internet, lanciando la moda degli acquisti online: veloci, comodi e spesso ad un costo minore. Milena Gabanelli, in un articolo sul Corriere della Sera di oggi, citando un altro gigante dell’e-commerce, Alibaba, parla di prodotti contraffatti made in China venduti su queste grandi piattaforme web.

Il valore del falso nel 2016 ammontava a 1,7 trilioni di dollari e nei prossimi 5 anni è stimata una crescita del 70%. Infatti, sulle piattaforme approdano giornalmente migliaia di nuovi venditori e nessuno è obbligato a mostrare la licenza per vendere un prodotto. Se le imprese si accorgono che qualcuno sta vendendo un loro prodotto ad un prezzo molto più basso, possono lamentarsi con la piattaforma in questione, ma dopo qualche settimana l’offerta riapparirà nuovamente sul sito. Allora cosa fare?  Rivolgersi alle autorità cinesi. Ma la legge cinese non è molto chiara su questo e alla fine ai proprietari non conviene fare causa a colossi come Alibaba. Sarebbe una battaglia persa in partenza.  Chi dovrebbe intervenire è il governo cinese che se da una parte dichiara di voler proteggere le imprese straniere dall’altra in realtà pensa: “Non diamo troppa protezione ai brand altrimenti salta tutta l’industria del falso e Alibaba porta 12 milioni di posti di lavoro”.

Nell’ultima bozza relativa alla legge sull’e-commerce, in fase di elaborazione in Cina, c’è scritto: “Di fronte a una segnalazione di contraffazione  se il venditore garantisce che non è vero e ne produce documentazione, nessuno va in tribunale”.   Il risultato di tutto questo? E che le piccole medie imprese non potendo competere con il mercato nero e le piattaforme di e-commerce  sono costrette ad abbassare i prezzi, quindi di conseguenza a ridurre stipendi, contributi e diritti dei lavoratori.

Entro il 2020 Alibaba conta di capitalizzare 1000 miliardi di dollari  ed il suo fondatore Jack Ma ha dichiarato: “La Cina è cambiata grazie a noi negli ultimi 15 anni. Ora speriamo che il mondo cambi grazie a noi nei prossimi quindici anni”. Sembrerebbe quasi una minaccia ma è evidente oramai che il mondo va verso questa direzione, ed oggi la nascita di Amazon go ne è un vero e proprio esempio .

(Visited 364 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago