Di Vanessa De Vita

Sono parole dure quelle che Donald Trump rivolge al mondo intero dalla tribuna dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Parole dure per denunciare la minaccia del regime di Pyongyang, che definisce “suicida”, travolgendo tutti quei governi – dall’Iran al Venezuela, passando per Cuba – che mettono a suo avviso in grande pericolo la comunità internazionale. Li chiama, “il male” contro cui bisogna combattere, facendo scendere il gelo nella sala. Alla sua prima al Palazzo di Vetro di New York, Trump mette anche subito in chiaro che l’aria è cambiata. Non c’è più Barack Obama alla Casa Bianca e la nuova dottrina è quella dell’America First. “Metterò sempre l’America al primo posto e difenderò sempre gli interessi americani”. Cerca poi di rassicurare che lavorerà con gli alleati, ma dice “non si potrà più approfittare di noi“. A cominciare dai trattati commerciali, fino all’accordo di Parigi sul clima, passando per il contributo Usa alle principali organizzazioni internazionali, Onu compresa. “Condizioni ingiuste e sfavorevoli per gli Stati Uniti” – denuncia. Ma “l’America First” colpisce inevitabilmente anche alcuni prodotti del “Made in Italy”. L’allarme, arriva dall’analisi di due documenti pubblicati oltre oceano. Il primo è “l’Agenda 2017 delle politiche del commercio USA e il rapporto annuale sul programma degli accordi commerciali”. Il secondo, il rapporto annuale sulla protezione della proprietà intellettuale “2017 Special 301 Report”. Stando all’analisi dei due documenti, gli Usa vogliono cancellare le eccellenze alimentari Ue a Indicazione Geografica», applicando per l’appunto, il principio dell’«America First», ovvero il «protezionismo». Nei documenti, si sottolinea infatti l’ impegno dell’amministrazione Trump a limitare i «danni creati dal riconoscimento delle Indicazioni Geografiche (IG) da parte dell’Unione europea». Nel caso in cui la politica dell’America First dovesse essere perseguita così come presentata in campagna elettorale l’Italia potrebbe perdere fino ad 1,4 miliardi di euro nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, di cui 300 milioni solo nel settore agroalimentare.

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