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SCANDALO NUCLEARE. 30 ANNI DOPO ANCORA SIAMO INQUINATI DALLE SCORIE

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A trent’anni dal referendum popolare che abrogò il nucleare in Italia, ancora le scorie delle principali centrali atomiche non sono state smaltite. Il problema non riguarda solo le quattro centrali chiuse dopo il referendum, ma tutt’ora in piedi. In ballo ci sono più di 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, sparpagliati in una ventina di piccoli depositi “temporanei” che si estendono dal Piemonte alla Sicilia. E come se non bastasse, continuano a crescere i costi per ripulire il territorio.

È salita a quota 7,2 miliari di euro (dai precedenti 6,8 miliardi) la spesa che l’Italia dovrà sostenere fino al 2035 per il nuovo piano di smantellamento. L’aumento è stato previsto nell’assemblea generale dell’agenzia dell’ONU per l’energia atomica (Aiea), tenutasi a Vienna.

Il programma di smantellamento ha una storia lunga alle spalle. Storia che è partita nel 2001 con la creazione della Sogin (Società di Gestione Impianti Nucleari), incaricata demolire le centrali e ripulire il territorio dagli scarti. Una società che ha trascorso quasi vent’anni tra rinvii e polemiche, ritrovandosi a mani vuote nel 2015 quando avrebbe dovuto consegnare il Programma Nazionale definitivo. Gli insuccessi hanno indotto alla ricostruzione del cda, da un anno in mano a Marco Enrico Ricotti e Luca Desiata. Porta la loro firma il piano approvato dall’Aiea nei giorni scorsi. “Abbiamo raccolto l’esperienza per evitare gli errori e gli orrori del passato” ha dichiarato l’amministratore delegato Desiata.

Al centro del nuovo piano di attività, lo smantellamento dei due reattori più vecchi nelle centrali di Garigliano (Caserta) e Trino (Vercelli), per cui si stima un costo totale di 100 milioni l’uno per un tempo di 9 anni. A seguire, le operazioni si sposteranno sugli impianti di Latina e di Bosco Marengo (Alessandria). Di difficile risoluzione invece il problema dei liquidi ad alta radioattività conservati nel deposito di Saluggia (Vercelli).

L’obiettivo iniziale, poi mantenuto nel nuovo programma, riguarda la creazione di un deposito unico nazionale in cui riunire i rifiuti nucleari sparsi per le regioni italiane.

Ma quale sarà la collocazione definitiva? È ciò che si chiedono soprattutto i cittadini, tutt’ora tenuti all’oscuro dei luoghi risultati più idonei ad ospitare il deposito. La mappa stabilita dall’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) si fonda su criteri quali bassa sismicità, basso rischio allagamento, bassa densità di abitanti. Si teme una seria protesta popolare. Soprattutto in Sardegna, principale candidata al deposito unico e paradossalmente una delle poche regioni pulita da scarti nucleari.

Insomma, tutti vogliono una soluzione, ma nessuno la vuole a casa sua.

Intanto l’Italia paga errori e orrori di una gestione inesistente.

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