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Trentino, l’orso M49 è stato catturato: le associazioni chiedono l’intervento del ministro Costa

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È durata poco più di un mese la libertà per l’orso M49, detto “Papillon”. Ora si teme per il suo destino. Le associazioni: “Chiediamo al Ministro e al Presidente Fugatti di sedersi ad un tavolo comune per trovare soluzioni diverse da ergastolo e uccisioni”.

L’orso M49 è stato catturato: era scappato a fine luglio dal centro di Casteller dove era tenuto rinchiuso. Era stato ribattezzato ‘Papillon‘ proprio per la sua tendenza a fuggire e la sua storia aveva conquistato l’Italia, compreso il ministro all’Ambiente Sergio Costa che aveva lanciato diversi appelli affinché l’animale non venisse abbattuto. È di poche ore fa la nota della Provincia di Trento che racconta dell’avvenuta cattura di M49 ieri sera da parte degli uomini del Corpo forestale, che hanno utilizzato una trappola a tubo: “Il Corpo forestale provinciale comunica l’avvenuta cattura di M49- si legge nel comunicato- l’ORSO fuggito dal recinto del Casteller a fine luglio. L’operazione e’ stata portata a termine nella zona del Lagorai, dove l’animale si trovata nell’ultimo periodo, mediante trappola a tubo, gia’ utilizzata in passato per questo stesso esemplare“.

Orso M49 di nuovo in fuga: localizzato sul monte Marzola

La prigione del Casteller, da cui M49 era già fuggito due volte, è poco più di un recinto del tutto inadatto a ospitare orsi. “La Provincia di Trento non si accanisca contro M49: è stato catturato nella zona del Lagorai dove avrebbe potuto, tra poche settimane, andare tranquillamente in letargo. Chiediamo al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa di farsi garante della salvezza di M49 e chiediamo al Ministro e al Presidente Fugatti di sedersi ad un tavolo comune per trovare soluzioni diverse da ergastolo e uccisioni”. Lo chiede Massimo Vitturi, responsabile LAV animali selvatici, ricordando che l’orso era già fuggito due volte dal recinto del Casteller, dove peraltro era segregato in un angolo della struttura, stretto e angusto per qualsiasi orso; uno spazio inadeguato, dove peraltro da alcuni giorni è stato portato anche l’orso M57 e dove è già presente l’orsa DJ3. “Escludiamo che M49 possa sopportare questa nuova cattura come già è accaduto in precedenza fuggendo per ben due volte dalla stessa area. Sedato, castrato e catturato nuovamente con una trappola a tubo: basta accanimento contro M49! Chiediamo che sia applicata la procedura prevista dal Pacobace (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali ) ovvero che l’orso venga nuovamente provvisto di radiocollare, rimesso in libertà consentendogli così, tra poco, di andare in letargo“, conclude Vitturi.

Orso M49, catturato sulle montagne del Trentino: era in fuga dal luglio scorso

E intanto a poche ore dalla cattura di m49,  L’Oipa e l’Enpa annunciano che stanno per impugnare l’ordinanza di cattura di JJ4, probabilmente madre di alcuni cuccioli, firmata dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti.

Mentre il Tar di Trento il 31 luglio scorso sospendeva l’efficacia della sua ordinanza di abbattimento dell’orsa JJ4,  Fugatti già meditava un’altra mossa ai danni del plantigrado e dei suoi cuccioli. L’11 agosto ha firmato un’ordinanza con la quale decreta la cattura dell’orsa e la “captivazione permanente presso il recinto del Casteller”. Fugatti dimostra con questa ulteriore ordinanza di essere nemico dei grandi mammiferi e sordo all’invito dello stesso Tar a collaborare con il Ministero dell’Ambiente, essendo “la fauna stessa patrimonio indisponibile dello Stato (ex art. 1 della legge n. 157/92)”.

L’Orso M49 si è svegliato dal letargo e si sposta verso l’Alto Adige

In questo grave contesto di attacco agli orsi del Trentino a colpi di mandati di cattura e di abbattimento da parte della Provincia di Trento, chiediamo al ministro Costa di voler presentare ricorso al Tar per questa ulteriore ordinanza del presidente Fugatti su JJ4 per violazione di tutte le norme nazionali e internazionali”, dichiarano le due associazioni. “La gestione della fauna selvatica non può prescindere dalla presenza dello Stato, unico vero tutore della biodiversità nel nostro Paese”.

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