Roma, sciopero della fame degli attivisti XR davanti al Mite

Non si ferma lo sciopero della fame dei manifestanti di Extinction Rebellion che da settimane organizzano delle azioni per mettere al centro del dibattito politico la crisi climatica.

Un nuovo sit in della campagna Ultima Generazione degli Extinction Rebellion si è tenuto questa mattina a davanti al Ministero per la Transizione Ecologica, dove il gruppo di manifestanti ha chiesto di essere ricevuto dal ministro Cingolani e di potersi confrontare con il premier Draghi e con alcuni ministri del governo. Le azioni di protesta, promettono, continueranno fino a che le richieste non verranno esaudite.

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Alcuni manifestanti hanno deciso di aderire allo sciopero della fame per adottare uno strumento di lotta non violento. Tutti i presenti nel piazzale antistante al MiTE, oggi sono stati fatti sgomberare dopo 20 minuti.


In queste ore decine di telefonate e di email stanno tempestando la segreteria del Ministero perché la richiesta di incontro con le persone che stanno facendo sciopero della fame venga accolta. Le istituzioni rimangono tutt’ora in silenzio, nonostante alcune manifestazioni di solidarietà da parte di alcuni e alcune dipendenti del Ministero“, annunciano in una nota stampa gli attivisti. 

Extinction Rebellion è un movimento globale che utilizza l’arma non violenta della Disobbedienza civile per contrastare la crisi climatica e ecologica. Chiediamo di dire la verità sul collasso ecologico, di azzerare entro il 2025 tutte le emissioni di gas climalteranti e vogliamo delle assemblee cittadine”, dichiara un ragazzo del movimento a TeleAmbiente.

Riguardo lo sciopero della fame Laura dichiara: “Abbiamo deciso che i nostri corpi siano delle cartine di tornasole dell’inefficacia delle politiche che vengono portate avanti da questo ministero. Chiediamo un dibattito pubblico per dibattere apertamente sul futuro di questo Paese e sulle politiche che non hanno il coraggio di attuare rispetto al collasso climatico, ecologico e sociale”.

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“Ci è stato chiesto di chiedere scusa (per i disagi creati nei giorni scorsi) ma noi stiamo lanciando un allarme e non abbiamo trovato altro modo per farlo, invitiamo tutti ad unirsi a questo sciopero. Io sono qui perché sono preoccupato che non si faccia niente”, conclude uno degli attivisti.

 

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