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Rifiuti, viaggio tra le acque del Sarno, il fiume più inquinato d’Europa. Costa: “Grave ma si può salvare”

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Il Fatto Quotidiano ha raccontato l’emergenza ambientale rappresentata dal fiume Sarno, un viaggio tra le zone attraversate dal fiume tra le province di Napoli e Salerno. Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa risponde all’inchiesta: “Il fiume Sarno è grave ma si può salvare”.

Una linea lunga e nera sulla mappa vesuviana, fatta di acque torbide, rassegnazione e destini degli uomini che abitano sulle sue rive: è il Sarno, il quarto fiume più inquinato al mondo e il primo in Europa. Ecco l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano.

A Sarno, tra i pali arrugginiti di un cartello bianco che informa che una scuola sarebbe dovuta essere costruita entro il 2018, ci sono file di pomodori e una donna di ferro. Doveva nascere un istituto agrario in questa terra che Lia Corrado adesso coltiva. Era diventata una discarica abusiva prima che le autorità le concedessero di ripulirla per produrre pomodori che vende nella sua azienda biologica.

Questi sono i paesi dove fiorisce ‘l’oro rosso’, il pomodoro San Marzano, che matura rigoglioso proprio a ridosso del fiume. “Lo usano per fare succo di tomato fino in America”. Sua madre è china sulle zolle di terra da quando ha 7 anni, lei ha cominciato a 47.

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Era una stilista prima di togliersi i vestiti della festa e mettere quelli da contadina. Si tocca la fronte con le mani nere, sogna di costruire
un chiosco quando del fiume si tornerà a vedere il fondale. “Inquinati sono gli affluenti, Solofrana e Cavaiola”.

Il Sarno è “una delle principali emergenze ambientali del Paese” ha detto tre giorni fa il ministro Sergio Costa.

Mentre l’edera è cresciuta nel corso degli anni sui faccioni dei manifesti elettorali che sbiadivano, la promessa politica di ripulire il fiume i cittadini l’hanno ascoltata ogni volta che nella zona sono state aperte le urne, progetto impossibile senza collaborazione corale tra decine di comuni vesuviani.

 

Accanto ad ogni casa che si affaccia sul fiume si possono contare i buchi degli scarichi: è l’alternativa privata dei residenti per un impianto fognario cittadino non funzionante o del tutto inesistente.

Tutti i giorni la terra trema:decine di camion carichi di pomodori partono per raggiungere Germania, Francia, Nord Europa. Camionisti slavi da un lato, ciclisti africani dall’altro, sfrecciano per strada per raggiungere le serre e riempire le cassette che arrivano a decine di fabbriche di conserve qui intorno.

Sulle piante che crescono selvagge intorno alle sponde non ci sono frutti ma bottiglie di plastica incastrate. Intorno al fiume ruderi cadenti,
donne con i fazzoletti in testa, uomini con la zappa in spalla. Stanno tutto il giorno sotto l’ultimo sole rovente di ottobre e le ombre lunghe
delle insegne delle fabbriche abbandonate. Se chiedi ad ogni contadino con quale acqua viene irrigata la sua zolla, ognuno risponde di avere il
suo pozzo privato.

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In perenne emergenza d’eruzione, non di lava, ma di immondizia liquida e fetore, vivono i residenti di San Valentino Torio, a finestre e narici chiuse.

Da 40 anni vivo qui e il fiume non è mai stato ripulito”, raccontano Virginia e Angelo, 47 e 62 anni, che hanno i calli da braccianti agricoli e si tagliano da soli le piante che crescono altissime sull’uscio di casa.

Il Sarno allaga con la sua acqua sporca la loro abitazione appena iniziano le prime piogge. Nella terra a perenne rischio idrogeologico si
muore di malattie rare. “Noi siamo morti il 21 maggio scorso quando hanno diagnosticato il cancro a nostro figlio Vittorio, 30 anni”.

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Nel 1972 ho pescato l’ultima trota” dice il pensionato in bicicletta Giovanni. Quando ricordano il passato, i vecchi parlano del peso preciso dei pesci catturati nell’acqua limpida. “Questo posto lo chiamavano la piccola Venezia, c’era anche una specie di gondola”.

Ora si vedono navigare lattine nella piazza del paese di Scafati. Le case si affacciano su canali dove i rifiuti non scorrono, rimangono come panorama immobile e infausto. “Le fabbriche ora hanno gli impianti di depurazione ma nessuno controlla che funzionino. Quando cominceranno la lavorazione di pomodori il Sarno diventerà rosso sangue”.

Sacchetti di plastica, un divano, borse. Tutto scorre nel Sarno, rifiuti e metafore, dall’inizio alla fine. C’è chi si ottura il naso e si arrende al
fiume che cambia colore – marrone, nero, grigio, ogni sfumatura del torbido –fino a che non raggiunge il mare a Torre Annunziata.

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Se le istituzioni non possono cambiare il corso delle cose e del fiume, che nasce limpido e trasparente alla sorgente,i vesuviani alzano occhi al cielo e seguono la statua della parrocchia di San Michele, in processione tra i canali.Qui ogni domenica pescano vecchi locali e giovani migranti, biondi e bulgari.

Un ragazzo che viene qui con suo padre da decenni posa la canna da pesca e raccoglie dei vasi integri dal fiume, perché nel Sarno tutto scorre.
Si chiede chi abbia potuto buttarli e perché. Dice che ci metterà dentro dei fiori, per rendere almeno qualcosa più bello qui intorno.

La risposta del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa su Il Fatto Quotidiano

Caro Direttore, ho letto con attenzione e commozione l’articolo da voi dedicato all’emergenza ambientale rappresentata dal fiume Sarno e non posso nascondere il profondo senso di indignazione provato, lo stesso che mi trovo a dover leggere tra le righe di una inchiesta, ma più frequentemente negli sguardi dei tanti cittadini che ogni giorno incontro. Persone che hanno visto la propria terra martoriata, stuprata per troppi anni e che vivono la rabbia e lo sconforto di non poter dare ai colpevoli dello scempio un nome e un volto. Peggio, questi cittadini si sono sentiti abbandonati dalle istituzioni, hanno spesso smesso di avere fiducia nello Stato. Lo scenario da voi descritto lascia trapelare proprio questo comune sentire, per troppo tempo chi ha la “sfortuna”di vivere in alcuni dei luoghi più inquinati d’Italia, si è sentito lasciato solo, ha sperato in un cambiamento che non è arrivato e, infine, si è arreso. Altri non l’hanno fatto, come le due donne eroiche che voi citate, Lia e Marilena, una titolare di un’azienda biologica e un architetto che hanno scelto di restare nella propria terra e lottare per cambiare le cose. Da queste esperienze, da questi esempi di tenacia e speranza abbiamo il dovere di ripartire affinché anch’esse non restino deluse. (…)

Quella del Sarno è una delle principali emergenze ambientali del Paese, e sappiamo che il fiume è uno dei siti più inquinati d’Europa. Ma sappiamo anche che ha una grande e importante tradizione, una storia che non dobbiamo e non vogliamo dimenticare. Oggi, dopo troppi anni di immobilismo, finalmente stiamo creando i presupposti affinché comuni, Regione, ministero, Autorità di Bacino e forze dell’ordine collaborino mettendo in campo tutte le risorse a disposizione e il rispettivo know-how per ridare dignità e futuro a questo territorio. Proprio sul fiume Sarno abbiamo recentissimamente siglato un accordo di collaborazione operativa tra Autorità di Bacino distrettuale e carabinieri per la tutela ambientale; non parliamo di una intesa astratta ma operativa da subito, con verifiche sullo stato di tutti gli scarichi che sversano nei corpi idrici del bacino, una mappatura e schedatura degli scarichi e misure di controllo dei flussi di contaminazione.

 

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