Monte Stallonara, la terra che brucia. I residenti: cosa stiamo respirando?

Valle Galeria, la terra che brucia, esalazioni e rifiuti nascosti. Una zona sotto sequestro preventivo. Ma cosa è davvero bruciato il 20 agosto con l’incendio divampato nella zona di Monte Stallonara nel Municipio XV di Roma? Intervista IN ESCLUSIVA a Monica Polidori, presidente Comitato di Monte Stallonara: “Vogliamo capire cosa stiamo respirando dopo l’incendio e cosa respiriamo da quando viviamo qui”.

Nella terra dei fuochi romana, nella periferia ovest della Capitale, ci sono residenti che protestano e che lamentano problemi respiratori, nausea, mal di testa, causati dai miasmi che continuano a respirare anche dopo l’incendio del 20 agosto, a pochi passi dalla zona di Monte Stallonara.

Monica Polidori, presidente del Comitato di Monte Stallonara, ci ha raccontato quello che sta succedendo ad oggi, quali interventi sono stati fatti e come si vive in quelle zone non solo dopo l’incendio ma nel corso degli ultimi anni.

Il 20 agosto in località Monte Stallonara a Roma si è verificato un grosso incendio. Cosa è successo?

Un elicottero ha girato 4/5 ore e pensavamo fosse tutto spento. Qualche giorno dopo iniziamo a vedere nebbia e fumo e a sentire degli odori molto forti, sembravano di plastica bruciata. Alcuni cittadini hanno iniziato a girare, specie durante la notte. Ci hanno poi spiegato che il terreno rilasciava il calore che ritornava la notte formando questi focolai. Poi invece si sono formati anche di giorno. Presi dal panico, alcuni cittadini hanno cominciato a chiamare i Vigili del Fuoco e la Polizia locale ma nessuno capiva da dove venissero queste forti esalazioni.  Ho contattato personalmente Stefano Vignaroli, Presidente Commissione Ecomafie, e Francesca Sappia, ex Consigliere Municipale, che si sono adoperati per andare con i cittadini a cercare di capire da dove venissero quegli odori. Da lì poi è successo il dramma.  Sono arrivati Vigili del fuoco, Protezione Civile, Polizia Locale, avendo visto che i focolai continuavano a bruciare, anche dopo che aveva piovuto. Non si respirava, bruciore agli occhi e alla gola.  Da lì hanno poi sequestrato un’area di 100 ettari nella quale da anni  sono ‘ipoteticamente’ presenti discariche abusive e non si sa cosa c’è là sotto.

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Il 30 agosto l’Arpa, anche in seguito alle nostre denunce, ha deciso di mettere la centralina, poi tolta il 4 settembre. Secondo le analisi, i valori delle emissioni sono risultati superiori al limite giornaliero previsto dalla legge.  Quello che io mi chiedo e quello che si chiedono i cittadini, quanto è stata la diossina dal giorno dell’incendio, quindi il 20 agosto, al 29, il giorno prima in cui è stata messa la centralina dell’Arpa?  In quei giorni non si è respirato in tutta la zona, soprattutto a Monte Stallonara.

Incendio Monte Stallonara – Relazione Arpa Lazio

Già nell’agosto del 2018 il Nucleo Tutela Ambientale aveva disposto un sequestro preventivo. In quell’occasione, a seguito di uno scavo fognario, erano stati individuati significativi cumuli di rifiuti plastici. Quale è stata la natura di quest’ultimo incendio? Le istituzioni come stanno intervenendo?

Nella zona di Monte Stallonara la procura ormai sospetta da anni, c’è un’indagine in corso da circa 3 anni e mezzo, che le case siano state costruite sui rifiuti.  Come è possibile che qualcuno abbia dato l’autorizzazione a costruire nuove edifici? Le aree fuori sono ex abusivi.  Se io fosse un buon amministratore e sapessi che là sotto ci sono ex abusivi, magari condonati, ma hanno costruito sui rifiuti, io direi a quella gente che se ne deve andare da lì, quei luoghi non sono salubri. E’ un dramma totale. Dimenticati dal mondo, hanno deciso di farci morire lì. Voglio solo che  sia fatta giustizia per i danni che  hanno causato prima e per quelli che stanno continuando a causare alla popolazione.

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Ora mi aspetto un incontro con la sindaca di Roma Virginia Raggi che è venuta qualche giorno dopo l’incendio. Mi convocherà in Campidoglio ma sto ancora aspettando una chiamata dal presidente Nicola Zingaretti, visto che il Consiglio Regionale del Lazio è attaccato al luogo dell’incendio, o quantomeno una visita per venire a vedere dove fa vivere tutti i dipendenti regionali e anche loro rischiano di ammalarsi come noi. quello che chiediamo è Innanzitutto fare chiarezza. Vogliamo capire cosa stiamo respirando dopo l’incendio e cosa respiriamo da quando viviamo qui, con tutti gli impianti che ci sono e che non sono mai stati bonificati, a partire da Malagrotta.

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La Valle Galeria è devastata dagli impianti. Giustizia, questo chiediamo, e di sapere, soprattutto a Monte Stallonara, cosa c’è sotto i nostri palazzi.  Giuseppe Pignatone  nel 2017 scrisse alla sindaca. Subito dopo arrivò una direttiva ma i suoi uffici non hanno ancora fatto a Monte Stallonara, tutto quello che era scritto nella direttiva. Prendere provvedimenti, qualsiasi essi siano, ma se lì non possiamo viverci qualcuno dovrà farlo.

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