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Plastica e pomodorini fuori stagione nelle scuole. Greenpeace: “Scarsa attenzione delle istituzioni”

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Incrementare il consumo dei prodotti ortofrutticoli e una sana alimentazione. Questo lo scopo del Programma Ministeriale “Frutta e Verdura nelle scuole”. Ma intanto vengono distribuiti pomodorini ciliegini fuori stagione in bustine di plastica.

Frutta e verdura nelle scuole è un programma promosso dall’Unione Europea, coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, rivolto ai bambini che frequentano la scuola primaria (6-11 anni). Lo scopo di incrementare il consumo dei prodotti ortofrutticoli e di accrescere la consapevolezza dei benefici di una sana alimentazione.

Un’iniziativa nel suo complesso senz’altro positiva, poiché sono sempre di più le istituzioni scientifiche che sottolineano come l’adozione di diete maggiormente basate su prodotti di origine vegetale sia un bene per la nostra salute, ma anche una necessità impellente per quella del Pianeta. – come scrive Greenpeace Italia sul sito –  Il comparto agroalimentare, basato principalmente su sistemi di produzione intensivi, è infatti attualmente responsabile di circa un quarto delle emissioni di gas serra globali e del consumo sempre crescente di risorse naturali essenziali alla sopravvivenza del Pianeta”.

Ma le merende vengono confezione nella plastica oltre a essere utilizzata frutta fuori stagione. Ultimo episodio che racconta l’associazione ambientalista quello di un bambino rientrato a casa da scuola con una bustina di plastica contenente 9 pomodorini ciliegini provenienti, da quanto si legge in etichetta, da una cooperativa della provincia di Forlì-Cesena: “un prodotto fuori stagione e una produzione ingiustificata di rifiuti, controproducente sia dal punto di vista della sostenibilità, che dell’educazione ad essa”.

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Greenpeace sottolinea l’importanza di legare il tema del cibo a quello della sostenibilità ambientale, così come adottare abitudini alimentari amiche del clima”. Ma ci sono parecchie contraddizioni, come visibile, all’interno del programma “frutta e verdura nelle scuole”. Ed esprime qualche dubbio anche riguardo alla  mappatura dei distributori per il biennio 2018-2019, che vede nelle scuole della Sardegna un distributore con sede in Provincia di Mantova, in Toscana una cooperativa di Bari, in Lombardia una di Vibo Valentia, solo per citarne alcuni.

Quale modello di trasporto e distribuzione è legato a tale mappatura? Quali strumenti vengono adottati per privilegiare la  scelta di produzioni realizzate a livello locale o di prossimità? Sono stati valutati gli impatti ambientali dei trasporti nella fase di scelta dei distributori? O viene assecondato un curioso intreccio che lascia immaginare frutta e verdura in viaggio su e giù lungo la penisola?”, sono le domande che pone Greenpeace.

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Proprio in questi giorni si stanno discutendo in Europa le regole della nuova PAC (Politica Agricola Comune) e la nostra organizzazione, insieme a tante altre, si sta impegnando affinché il futuro dell’agricoltura europea sia parte delle soluzioni all’emergenza climatica e ambientale in corso, e non più parte del problema. – sottolinea Greenpeace –  Affinché ciò avvenga è fondamentale che i fondi legati alla PAC siano utilizzati per sostenere la transizione dall’attuale sistema industriale di produzione, verso modelli agricoli ecologici, e per l’adozione di diete più consapevoli”.

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Greenpeace ritiene insufficiente l’attenzione che le istituzioni competenti, a partire dal Ministero delle politiche Agricole, sembrano dimostrare rispetto agli impatti ambientali legati alla filiera agroalimentare: “se si registra questa bassa attenzione nel caso di un programma educativo, quale sarà la posizione che il nostro Paese terrà nella discussione della futura PAC?  E rivolgendosi alla ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova: “Quando parla di sostenibilità ha in mente i pomodorini distribuiti fuori stagione in una bustina di plastica, o temi come la filiera corta, la stagionalità, la riduzione della produzione intensiva di carne

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