Plastica monouso, stop entro il 2021. Cosa prevede la direttiva Ue

Plastica monouso. , che cos’è e perché se ne parla così tanto?

Per plastica monouso si intendono tutti quegli oggetti in plastica progettati per un singolo utilizzo, come posate, piatti, bicchieri, imballaggi, cotton fioc ecc…

A livello mondiale, la produzione di plastica è passata dai 15 milioni del 1964 agli oltre 310 milioni attuali. 

Di questi, ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate finiscono negli oceani del mondo, che si vanno ad aggiungere ai 150 milioni di tonnellate di plastica già presenti negli oceani.

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La plastica costituisce il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo l’acciaio e il cemento e ormai si trova ovunque: nei ghiacci, nelle grandi fosse marine, fino a 10 km di profondità (fossa delle Marianne).

Anche per questo, lo scorso 21 maggio è stata approvata nella sua versione definitiva la direttiva dell’Unione Europea sulle materie plastiche monouso (detta anche direttiva SUP, Single Use Plastic).

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Ma cosa prevede la direttiva Ue?

La Direttiva stabilisce che entro il 2021, gli stati membri dovranno vietare l’uso di una
serie di articoli in plastica monouso:

  • le posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette),
  • i piatti di plastica monouso,
  • le cannucce di plastica,
  • i bastoncini cotonati fatti di plastica,
  • i bastoncini di plastica per palloncini,
  • le plastiche ossi-degradabili
  • i contenitori per alimenti
  • tazze in polistirolo espanso

Inoltre, entro il 2029 gli Stati membri dovranno raccogliere attraverso la differenziata il 90% delle bottiglie di plastica.

La direttiva prevede poi che entro il 2025 le bottiglie di plastica debbano contenere almeno il 25% di contenuto riciclato, per passare al 30% entro il 2030.

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Rafforzando l’applicazione del principio ‘chi inquina paga’, la normativa dà un giro di vite in particolare al settore del tabacco, introducendo una responsabilità estesa per i produttori nella raccolta e nel riciclaggio dei mozziconi.

Il nuovo regime, si applicherà anche agli attrezzi da pesca in modo da garantire che i produttori, e non i pescatori, sostengano i costi della raccolta delle reti perse in mare.

Ma non è tutto, con la direttiva viene introdotto l’obbligo dell’etichettatura informativa sull’impatto ambientale di disperdere per strada le sigarette con filtri di plastica e di altri prodotti come bicchieri di plastica, salviette umidificate e tovaglioli sanitari.

Secondo uno studio della Commissione, oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica.

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I prodotti coperti dalla direttiva costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini.

In particolare i bicchieri che si ritrovano spesso in spiaggia rappresentano circa il 20% dei rifiuti marini.

Solo in Italia ne vengono consumati tra i 16 e i 20 milioni al giorno.

Secondo l’indagine di Legambiente sui rifiuti trovati sulle spiagge, il 21% di questi è costituito da pezzi e frammenti di plastica o polistirolo.

Tappi e coperchi in plastica per bevande sono al secondo posto e rappresentano il 9,6% dei rifiuti rinvenuti.

Seguono i mozziconi di sigaretta con l’8% e i cotton fioc il 7,4%.

Bottiglie e contenitori di plastica per bevande costituiscono, invece, il 4,6% del totale; bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica usa e getta, con il 3,5%, sono all’ottavo posto.

Solo qualche giorno fa, il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, lanciava il suo preoccupato monito alla riunione del G20 Ambiente in Giappone: “dobbiamo fare presto – ha detto Costa – e se non lavoriamo tutti insieme per unire le forze sugli stessi obiettivi, questa sarà ricordata come l’era geologica del Plasticocene“.

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“E’ ormai improcastinabile definire una strategia planetaria comune con tempi certi e obbiettivi ben definiti e olistici affinché il pianeta esca definitivamente dall’età della plastica monouso – ha aggiunto – la quasi totalità del marine litter, cioè l’inquinamento da plastica in mare, è originata da una scorretta o mancante gestione dei rifiuti, sia che derivi dal rilascio diretto nell’ambiente, per mancanza di consapevolezza delle conseguenze, o da lacune del ciclo della gestione dei rifiuti, sia urbani che industriali. Noi finalmente abbiamo iniziato ad affrontare questo
problema, con la legge che consente di riportare a terra i rifiuti pescati in mare, composti principalmente da plastica”.

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