Lufthansa e altre compagnie aeree hanno iniziato a far volare quasi 20mila aerei vuoti o semivuoti, un’azione atta a evitare la perdita dei diritti di tratta ma che causa l’emissione inutile di tonnellate di CO2

Uno dei settori che ha subito più danni a causa della pandemia di Coronavirus è sicuramente quello del trasporto aereo. Tra lockdown, chiusure e divieti di spostamenti moltissime compagnie hanno dovuto annullare migliaia di voti giornalieri.

Il problema è che per quanto riguarda il trasporto aereo vige la regola “usa o la perdi”, ovvero se una compagnia non vola per una determinata tratta per un tot di volte l’anno perde il diritto della tratta. Questa regola era stata sospesa nel marzo 2020, ma adesso è tornata attiva, anche se al 50%.

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Per questo motivo il gruppo Lufhtansa effettuerà circa 18000 voli fantasma, ovvero aerei che partono vuoti o semivuoti, durante la stagione invernale per mantenere i suoi preziosi slot aeroportuali, i diritti di decollo ed atterraggio.

 


Nei mesi scorsi, la International Air Transport Association – IATA (secondo cui le cabine degli aerei sarebbero a basso rischio Covid) si era detta in disaccordo con la decisione della Commissione Europea di fissare la soglia di utilizzo degli slot invernali al 50%, bollandola come “fuori dalla realtà”.

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Il provvedimento costringe, infatti, i vettori ad effettuare obbligatoriamente non meno della metà dei movimenti programmati, e ciò nonostante gli operatori abbiano ripetutamente sollecitato la Commissione Ue per una soluzione più flessibile. La situazione potrebbe persino peggiorare, considerando che, per fine marzo, l’Unione Europea potrebbe aumentare al 64% la soglia di utilizzo necessaria per il mantenimento degli slot.

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La decisione del Gruppo Lufthansa va direttamente in contraddizione con le regole dell’Unione Europea, che aveva stabilito di mantenere la regola dello slot “use it or lose it” ma che nel clima attuale sembra contraria al suo programma “Fit for 55″: il programma che si sforza di ridurre i gas a effetto serra del 55% entro l’anno 2030 con il traffico aereo che rappresenta un punto chiave per mitigare queste emissioni.

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