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Rinnovabili, il governo Meloni alla prova dei fatti: spinta alle CER ma incognite sui grandi impianti

governo meloni e rinnovabili

Nel dossier governativo dedicato all’energia un posto d’onore è ricoperto dalle energie rinnovabili. Da una parte c’è la necessità di spingere sulle Comunità energetiche, dall’altra ci sono i grandi impianti che continuano a trovare un ostacolo nel ministero della Cultura. 

Archiviata la presentazione della manovra finanziaria (che ora dovrà ricevere l’ok da parte del Parlamento) quasi tutta improntata sulla lotta al caro-bollette, il governo Meloni può ora dedicarsi alle tante questioni presenti nel dossier energia. Primo tra tutti quella delle rinnovabili. 

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha fatto sapere che “da lunedì prossimo e per 15 giorni ci sarà la consultazione pubblica sulle comunità energetiche. Poi si chiude il provvedimento e diventa esecutivo il decreto”. 

Governo Meloni, verso la spinta alle comunità rinnovabili

Quello a cui fa riferimento il ministro Fratin è un intervento normativo utile ad incentivare le CER, le comunità energetiche rinnovabili. “Crediamo fortemente nelle comunità energetiche rinnovabili: sono il segnale di una auto-organizzazione economica ed ecologica sul territorio e costituiscono un forte sviluppo per la diffusione delle energie rinnovabili. E’ una nostra priorità, lo e’ sempre stata, soprattutto in questo momento emergenziale in cui stiamo vivendo un problema con il caro energia”, aveva dichiarato Pichetto Fratin.

Durante le due settimane di consultazione, dunque, il ministro dell’energia del governo Meloni illustrerà agli stakeholder tutte le novità introdotte in un decreto che è già pronto ma che può essere modificato se le associazioni ambientaliste e le istituzioni interessate lo richiederanno.

Sgarbi: “Su eolico e fotovoltaico serve faccia a faccia tra ministeri ambiente e cultura”

Ma se le Comunità energetiche rinnovabili rappresentano uno strumento assai utile per rispondere alla crisi energetica senza far danno all’ambiente (e con il quale in potenza potremmo coprire il 45% del fabbisogno energetico nazionale), è vero anche che per poter dire addio il prima possibile alle fonti fossili sono necessari impianti di energia rinnovabili di grandezza assai considerevole.

Impianti la cui costruzione ha in passato trovato un ostacolo nella burocrazia e in particolare nelle regole imposte dal Ministero della Cultura e dalle locali sovrintendenze.

Con il nuovo governo, però, non è detto che le cose cambino. Il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, da sempre contrario ai grandi impianti rinnovabili (tanto da paragonarli allo stupro di bambini), intervenendo all’assemblea nazionale di Anci, ha detto che “sul tema del paesaggio si tratterà di trovare un accordo tra ministero dell’Ambiente, il ministero dei Beni culturali che spesso rispondono in maniera diversa alle richieste di fotovoltaico e eolico”.

“È importante fare un discorso di rispetto delle regole, delle norme e della bellezza, che vale anche per il paesaggio – ha poi aggiunto Sgarbi che ha annunciato una riunione a fine mese sul tema delle rinnovabili per trovare una soluzione “perché il fotovoltaico e l’eolico siano posti in luoghi che hanno la possibilità di accettarli”. 

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